titolo Haiku dal titolo: la prima volta della mia vita che usai una gruccia. Povera gruccia sola Non t’usai mai E poi T’usai Tu sai Che pioverà. sottotitolo: fondamentalmente sono arrabbiata perché wilma goich per gli amici guglielmina non mi accetta l’amicizia su feisbuc.

i piedi colle unghie col french. i piedi colle unghie smaltate di rosa confetto o rosa antico o color albicocca. i piedi brutti. i piedi delle persone brutte. le persone brutte non di faccia capanon di corpo le persone brutte quelle brutte come le pozzanghere marroni colla melma dentro come la cacca schiacciata di cane di cavallo se sei sfortunato o vivi in una stalla e come le bugie o i tirchi. i piedi stretti in scarpe coll’alluce che si intravede meglio le ciabatte del mare quelle degli anni ottanta quelle a righini col sottofondo delle canzoni dei righeira col sottofondo dei semi dell’anguria scivolosi nelle dita senza unghie senza smalto senza aspettative se non quelle di afferrare semi di anguria scivolosi e poi brindare coll’acqua salata a tutti i baci da adulti che ci scambieremo. come quella volta che mi spaccai la bocca sbattendo al bidet e il sangue rosso non come l’anguria scivoloso non come i semi dell’anguria non avrò più la bocca non ci saranno baci da adulti solo ciabatte da ospedale calde e puzzolenti per nascondere piedi belli carini a panzerotto piedi di persona senza bocca e senza baci. sposta quei piedi brutti dal mio sguardo non voglio sporcarmi le iridi con tutto quello schifo e prova a dire una cosa che t’appartenga se non ci riesci fa un disegno se non lo sai fare mimala se non sai mimare allora torna indietro e prova ad afferrare i semi di anguria scivolosi delle tue estati da bambino e ci troverai qualcosa di vero ma tuo, ti passo l’acetone nel frattempo così ti togli quello schifo di smalto rosa confetto o rosa antico o color albicocca dalle unghie e dalla testa e mi dici una cosa che t’appartenga. come quella volta che m’ero distratta un attimo e avevo dimenticato sul fuoco il pentolino col mio amor proprio, non che di solito stia lì a badare che non si bruci, ma proprio ero distratta più delle altre volte, me n’ero totalmente
dimenticata, rapita com’ero stata dalle mani abili e vigliacche d’un tentatore travestitosi per l’occasione da mipiacetuttoditetrannete. e ho trovato il mio amor proprio carta straccia ma proprio andato preso e accartocciato. ho preso ettolitri di freddo aspettando che ‘l tentatore colle mani abili e vigliacche si togliesse la maschera color cacca di cane che credevo indossasse. e non se l’è mai tolta. non era una maschera. ho preso ettolitri di freddo aspettando che dal letame nascono i fiori gusto letame non ci credete a quelli cogli occhiali finti non ci credete a quelli che dicono no grazie come se avessi accettato non ci credete basta guardare nel carrello della spesa di un farabutto per capire se è farabutto. e a quelli senza l’ironia a quelli non solo non dovete credere, ma proprio evitate i loro sguardi vi congeleranno in un attimo che poi se passa l’angioletto vi rimane il cuore storto e congelato per sempre. manco e soprattutto dovete credere a quelli con cui non canti stonata e ti vergogni e allora zitta ascolti e aspetti che quella maschera non era una maschera era letame puro mado che puzza di piedi colle unghie col french che puzza di piedi brutti che puzza di persone brutte.

quando due piedi di due portatori di piedi s’incontrano in un letto non è mai per caso e quand’è per caso tutto ciò che seguirà l’evento fortuito non sarà di certo un caso, ma qualcosa accaduto per colpa del caso. sottotitolo: od(io)e a(i)l pistacchio

i pistacchi. mi piacerebbe essere una fanatica di pistacchi. reputo i fanatici di pistacchi molto intelligenti e potenziali uomini della mia vita.

starei ore a guardare un potenziale uomo della mia vita fanatizzarsi coi pistacchi e riempire ciotoline vuote di bucce di pistacchi svuotandone altre man mano sempre meno piene di pistacchi ex intonsi.

starei ore a guardare un fanatico di pistacchi fanatizzandolo ed immaginando il giorno del nostro matrimonio all’altare del comune e poi tornare a casa dal lavoro e portargli una busta colma di pistacchi d’oro e d’argento e dirgli chiudi gli occhi-ochei-adesso aprili-ecco: una busta colma di pistacchi d’amore per te! colla postilla che può pure mangiarli nel letto e fa niente se cade qualche buccia per terra. l’importante è che mi lasci guardare mentre ti fanatizzi coi pistacchi.odepist

i mangiatori di pistacchi sono coraggiosi, impavidi di fronte al rischio d’avventurarsi nel pistacchio andato a male e disgustoso; impavidi di fronte all’eventualità terrorizzante del pistacchio vuoto. i mangiatori di pistacchi c’hanno i pensieri egocentrici e sgranocchiano pistacchi con avidità infantile e compulsiva, ma senza pensare alle conseguenze.

si penserebbe ingenuamente e così dimostrando di non aver compreso la natura strafottente del mangiatore di pistacchi che, entrando in una gelateria,  il mangiatore di pistacchi scelga come gusto da porre su scomodi coni o croccanti coppette al sapore di cono o infantili coppette coi disegni delle barchette, delle ancore e dei fiori, dei soli e dei cuori il gusto pistacchio.

è qui che il mangiatore deluxe di pistacchi potrebbe scioccarci tutti e scegliere un altro gusto sofisticato tipo cioccolato svizzero delle ande oppure bacio di giuda postraffaellita o ancora zuppa inglese featuring pan bagnato, giustificando la scelta apparentemente incoerente ed eccentrica con una infinita e sfinente critica nei confronti della becera mistificazione profaneggiante del pistacchio ad opera dei creatori del gusto pistacchio gelato.

o perché no il pistacchiofilo indefesso potrebbe fotterci tutti e una volta entrato nella gelateria, chiedere al gelataio se può usare il bagno e anche una bottiglietta d’acqua, grazie. sì, liscia e recarsi, sorseggiando la sua acqua liscia a risanar le secchitudini faucali post scorpacciata della sera prima di pistacchi da combattimento seri da bar, in una discheria ad acquistare anacronistici  vinili d’autore d’autori sconosciuti e anche un plettro, grazie. sì, va bene quello marrò. sì, per la mia collezione di plettri da collezione marrò.

è lì che il mangiatore di pistacchi colla sua sporta porta vinili e con in tasca il plettro marrò della collezione di plettri marrò da collezione potrebbe stupirti chiedendoti di accompagnarlo in gelateria dove ordinerà un cono maxi doppia panna gusto puffo.

le fragole non mi piacciono. le fragole s’impongono al palato colla loro artificiosa dolcezza.  le mangio solo inzuppate nello zucchero. le fragole collo zucchero sono dolci, ma l’ho deciso io, non m’è stato imposto nulla