lettera di incoraggiamento a betelgeuse, non il film, ma la stella dal titolo: cara betelgeuse, non il film, ma la stella, ti dedico questa lettera per dirti che due punti a capo se vuoi saperlo leggi non è che siccome sei una stella molto famosa e grande e luminosa posso scrivere nel titolo tutto il fatto. <3

stellale stelle di neutroni quando si incontrano si guardano furtive si riconoscono e si guardano ancora più furtive e cominciano a girarsi attorno tipo una danza di quelle sensuali solo che ci sono molte scintille pericolose appunto tipo una danza di quelle sensuali come quando per strada sconosciuto uno e sconosciuto due si stanno per scontrare e allora sconosciuto uno per evitare lo scontro si scosta al lato ma sconosciuto due per evitare lo scontro si scosta dallo stesso lato e allora di nuovo rischio di scontro e a sconosciuto uno e due un po’ gli vien da ridere un po’ no e di nuovo si spostano dallo stesso lato sto gioco potrebbe durare per sempre ma sconosciuto uno e sconosciuto due hanno il dono della parola e si dicono allora io vado di qua e tu di là e si salutano un po’ ridendo e un po’ no. le stelle di neutroni no, non possono parlare e ballano la danza colle scintille pericolose per tantissimo tempo – non so dire quanto perché manco gli astronomi lo sanno dire e manco il mio fidanzato che di solito sa tutte le cose pure quelle di cernobil dei carri armati e di pripyat – finché stanche di girarsi attorno di girarci attorno al fatto che siam fatte l’una per l’altra che per caso pure tu prima eri una stella grande molto grande che a un certo punto è morta dentro? mado sì, ero molto grande più del sole e poi però son diventata supernova e mi credevo che avrei spaccato il mondo serate concerti ospitate, ma ero solo una stella morta con un nome figo. la scena va sfumando tra scintille molto pericolose e buchi neri pieni di guardoni coi binocoli a spiare le stelle di neutroni che chiameremo stella di neutroni maschio e stella di neutroni femmina al bancone di un bar a dirsi i sogni delle stelle un po’ ridendo e un po’ no e ho la sensazione che non finiremo mai più di ridere e di toccarci i piedi e faremo i figli col tuo naso e i tuoi occhi cinesi. i guardoni appostatisi nei buchi neri per osservare la scena raccontano che stella di neutrone maschio e stella di neutrone femmina a un certo punto dopo varie birre e qualche bicchiere di uischi – che stella di neutrone femmina per far la figa aveva bevuto fingendosi grande esperta e domani che mal di testa e la gastrite e l’ernia iatale e morirò giovane ah no son già morta due volte anche tre se contiamo quella volta che sgamai satomi di kiss me licia completamente nudo in un fotoromanzo spinto che spiegava alle ragazzine le cose del sesso – si diedero molti baci solo che non sapevano che quei baci erano pieni di colla tipo silicone tipo la colla che attacca sul ferro e sui materiali pesanti ma coll’odore di mandorla della colla col pennellino blu degli anni ottanta novanta. stella di neutrone maschio e stella di neutrone femmina mò sono un’unica stella fatta di materiale strano che manco gli astronomi sanno spiegare e manco il mio fidanzato che di solito sa tutto tipo che plutone non è fatto di plutonio e che il fulmine non può entrare in casa. fine.

OD(io)E al rasoio di occam che poi taglia solo in verticale come tutti i rasoi anche quelli non di occam. facchiu occam.

la storia di lei, coi capelli di baccalà fritto e coi cassetti zeppi di medicine e sogni senza confezione e bugiardini. la storia di un filosofo di nome guglielmo che inventò il rasoio più tagliente del globo e lo chiamò col suo nome, rasoio di occam o di guglielmo, a seconda del grado di confidenza che abbiate collui. guglielmo e ‘l suo rasoio che se ti tagli anche per sbaglio il sangue a fiotti, rosso come il checiap sulle patatine che è sempre troppo o troppo poco. e ti accorgi che questo natale non hai mangiato nemmeno una fetta di pandoro e hai pianto troppo e visto troppe puntate di friends e riso sguaiata col pepe del salame nei denti e nessuno t’ha detto niente o nessuno se n’è accorto, tutti alle prese col rasoio di quello là, quello bollstronzo farabutto e hai visto gente arrivare e gente andare via e immobile per non tagliarti col rasoio di guglielmo hai dovuto pensare alla bocca di bambina nel pandoro sporca di zucchero a velo perché passasse quel brividino di tristezza e nostalgia che si forma tra il pollice e ‘l resto della mano quando sei triste e qualcuno va via o non resta o sceglie di non sceglierti. guglielmo recita che la semplicità è la svolta. non complicare ciò che è semplice, non sbatterti a ricercare soluzioni arzigogolate, la scelta più giusta è la più semplice e se non la vedi è perché il cassetto è troppo pieno o il cuore appannato dal calore dei suoi freddissimi piedi palmati che ci puoi fare delle comodissime camicine di velluto da accarezzare a denti stretti; è perché non te ne fai una ragione che sotto l’albero non ci saranno per te delle bambole a cui far vivere mille amori romantici, ma ciabatte per accomodarti su amori disromantici come su lenzuola non stirate e riordinare quei cassetti, recuperando le istruzioni per i sogni e accettando che occam, il farabutto, aveva ragione.