e l’ostia mi fa schifo e poi in inverno fa freddo per sposarsi in estate fa caldo in primavera non sai cosa metterti in autunno pure e le stagioni quelle sono. sottotitolo subliminale: dhfhfoeohnd rehornlsdiosdf.

del catechismo non ho alcun ricordo tranne che non ci volevo andare e l’aria fredda e cimiteriale della stanzetta della chiesa adibita a stanzetta del catechismo. potrei aver subito bullismo al catechismo ma non me lo ricordo perché non ho ricordi del catechismo tranne che non ci volevo andare e le ragazze più grandi di me che sembravano volerci molto andare e si fidanzavano coi catechisti maschi grandi e diventavano poi a loro volta catechiste. negli anni ottanta andare al catechismo si usava anche in famiglie non cattoliche come la mia si usava come fare i punti della mulino bianco e del latte silac e della pasta divella e come gli scontrini che si raccoglievano per comprare sedie a rotelle ai bisognosi di sedie a rotelle. si usava pure apostrofare i bambini ghei come mezza femmina e scansarli e dire quello è mezzafemmina e poi manco ridere ma proprio stare spaventati. ci si spaventava facilmente a quei tempi i tempi del telefono col filo e i gettoni e la cabina telefonica sotto casa mia e una via semivuota piena del minimo indispensabile per non spaventarsi troppo. il filo più di così non si può allungare. lo zaino dell’invicta il libro di musica la diamonica colla saliva il flauto verde coi disegni disegnati col pennarello i cuori i nomi dei fidanzati immaginari le telefonate anonime ti amo e chiudo e sei troppo piccola per me e ma ti sei visto quanti brufoli c’hai non sei mica come mark dei take that il poster nell’armadio i take that si sono sciolti a piangere fortissimo colle lacrime finte a bagnare cioè. scrivevo poesie colle rime cuore amore e su quaderni a quadretti io odio i quaderni a quadretti per quello quelle poesie erano brutte che manco cioè le avrebbe mai pubblicate una volta ho detto che me l’avevano pubblicate su cioè e che m’avevano chiesto di tenere una rubrica fissa per dare sconsigli. una volta ho messo la saliva sugli occhi per fingere di piangere per amore per un fidanzato che mi ero inventata. dopo la cresima finalmente il catechismo era finito e ho pensato mò che non ci devo andare più quasi quasi ci vado chissà mi fidanzo con un catechista maschio grande e divento catechista a mia volta e mi bagno gli occhi coll’acqua santa fingendo di piangere per un catechista maschio grande. poi c’avevo troppo da fare le telefonate anonime ai maschi non catechisti per andarci e non ci sono andata più e l’ostia me la facevo dare in mano e poi la buttavo o la mettevo in tasca. il filo più di così non si può allungare.

borin

non strappate il corno all’unicorno che vi diventano gli occhi storti . sottotitolo: non strappate gli occhi storti che vi diventano gli occhi di santa lucia o vi cresce il corno.

eppipuzza di piedi di adolescente puzza di quando sei adolescente ti puzzano i piedi e  non ti accorgi che ti puzzano i piedi e nemmeno che un giorno non digerirai i peperoni e i legumi ti viene la colite e con l’antibiotico ti vengono le altre malattie e il cuore hai trovato un chirurgo bravo che ha richiuso le ferite i punti manco si vedono ogni tanto quando fa freddo fa male ancora ma un dolore leggero che fa ridere e ricordare di quando i fiumi di mercuro cromo a disinfettare, i cerotti, a mantenerlo chiuso colle mani ma niente sanguinava degli scemi cretini che non t’avevano voluto amare. puzza di “ciao debora, mi detteresti la traduzione di latino per domani che son stata impegnata a sbaciucchiarmi co alfredo e non ho potuto farla, oltre che non so tradurre, cioè forse sì, ma non ci provo, c’ho da sbaciucchiarmi io, falla tu la versione, grazie, prendo la penna, vai..” puzza di quando sei adolescente e la versione di latino tanto ci pensa debora e ci pensa debora pure alle cose brutte, le malattie, i soldi, l’inps, i contributi, la partita iva, ci pensa debora a tradurre la paura “ciao debora, mi detteresti la traduzione di tutte le volte che ho paura e mi metto gli occhiali col naso finto e i baffi così non la vedo allo specchio e rido e dico mado che begli occhiali col naso finto e i baffi” e poi mi risalgono i peperoni di quando nel 2000 i compleanni di diciottanni degli amici di classe i vulevan colla salsa tonnata i gamberetti in salsa rosa si usavano molto in quegli anni come i bicchieri di spumante uno due tre quattro cinque e sei il vomito nei bagni le fronti mantenute io mantengo la tua, tu la mia, tanto che ce ne frega, debora traduce e noi non moriremo mai, noi non avremo mai quarantanni, manco trenta, al massimo venti o venticinque colle cassette nella macchina a cantare le stesse canzoni per ore e giorni e mesi a litigare a far la gara a chi sta più male. mò le unghie lunghe a litigare e a far la gara di chi sta meglio di chi è più felice senza mostrare il sali e scendi dei peperoni sotto gli occhiali col naso finto e i baffi che debora non traduce più e le cose brutte le malattie i soldi l’inps i contributi la partita iva e le distanze ogni volta che porto un fardello d’acqua penso che sono grande più di quanto me lo fa pensare sta sopracciglia bianca impettita fiera che sembra una signora anziana al semaforo che vuole passare a tutti i costi anche se è rosso.

soriso rise risata come me viè da ride. sottotitolo: gavrilo princip colla pistola giocattolo che gli avevano regalato a natale disse mò sparo a uno a caso e passò uno importante ma ormai andò così e quel giorno che me lo ricordo perché è il compleanno di mia madre successe il macello. questo mò per dire che non importa che tu sia gavrilo princip o non gavrilo princip la pasta col tonno tonno sugo e aglio un poco di pepe non c’ha più sapore non c’ha più sapone. sottosottotitolo: quelli che si mettono braccia conserte non mi piacciono gliele disconserterei quelle braccia guarda.

risea forma di tutte le volte che mi preparavi la pasta col tonno le linguine non gli spaghetti gli spaghetti non mi piacciono tonno sugo e aglio un poco di pepe e i fatti al profumo di sapone le nonne profumano di sapone si lavano col sapone profumano di pelle e sapone e il fazzoletto di stoffa e i soldi nel reggipetto e una volta mi hanno scippato e da allora metto i soldi nel reggipetto che profuma di sapone e i fatti al profumo di macchina da cucire i fili vari colori e i ditali di ferro e il pedale della macchina da cucire gli spilli il cerchio di stoffa portaspilli e il divano bianco il tavolo marrone tondo marrone lucido le sedie alte e grandi il portone puzza dei portoni di via brigata regina di fogna di fogna misto a sapone di nonna di spaghetti travestiti da linguine col tonno sugo e aglio un poco di pepe e un poco di fatti di bambini che diventeranno grandi e non lo saprai mai.

e non lo saprai mai che quando è natale è natale di meno che ho inventato sapori nuovi col retrogusto di tutte le volte che la tua sottana e i reggipetti grandi color carne e i gambaletti e la pelle bianca e il culone sulla punta della sedia quasi a cadere e a dormire a tavola lanò svegliati e tu non sto dormendo e noi a ridere

e non lo saprai mai che una volta ho mangiato la pasta col tonno tonno sugo e aglio un poco di pepe e stavi nel piatto con la signora della frutta a giocare a scopa a briscola tra le rape e i cavoli e le buste nere piccole della spesa e tra i fiori del cimitero le tombe e io dietro al culone nero e di sapone che paura sti morti il terreno le tombe quelle rotte tu spavalda col culone e i fiori a dire i fatti.

e la germania avanza e la francia arretra e allora quando la germania pensa di stare facendo il colpo gobbo la francia dice all’inghilterra meh ou aiutami e la germani arretra e la germania è un po’ arrogante e la francia dice auè la scema e la germania dice ou meh, e poi però dice ah ochei. arretra. ha perso. per dire che non importa che tu sia germania francia o inghilterra

ahia ou che quello era il mio cuoricino di meringa e te l’avevo detto che era frangibile. e l’avevo coperto colla stagnola che pure se faceva rumore ogni volta che qualcuno s’avvicinava almeno era protetto dai soprusi dei farabutti.

PIANO Bì:

è una cosa seria come il ripieno delle melanzane ripiene e la parmigiana come l’astuccio il primo giorno di scuola tutto preciso la gomma intonsa i colori tutti dritti che belle punte  e l’ultimo giorno di scuola vuoto una penna una matita piccola spuntata l’inchiostro nero rosso e blu tutta la macchia che bella macchia l’anno prossimo l’astuccio nuovo mi deve durare almeno due giorni. è una cosa impegnativa come non sporcarsi col sugo della domenica come nascondere la macchia del sugo della domenica col tovagliolo come ascoltare un audio di più di tre minuti e come quella volta che mi hai detto ti voglio sposare davanti all’infermiera e l’anello speriamo non di oro d’oro meglio di oro argentato o altri gusti dell’oro ma pure se fatto col cottonfioc non me ne frega niente, va bene pure un anello a parole.

PIANO NON Bì:

m’ero distratta un attimo e avevo dimenticato sul fuoco il pentolino col mio amor proprio, non che di solito stia lì a badare che non si bruci, ma proprio ero distratta più delle altre volte, me n’ero totalmente dimenticata, rapita com’ero stata dalle mani abili e vigliacche dei tentatori  di madonnacheamoribellichesiamo e cheamici fidàti fidatidimetivogliobene.

e ho trovato il mio amor proprio carta straccia ma proprio andato preso e accartocciato. ho preso ettolitri di freddo aspettando che ‘l tentatore colle mani abili e vigliacche si togliesse la maschera color cacca di cane che credevo indossasse. e non se l’è mai tolta. non era una maschera. ho preso ettolitri di freddo aspettando che dal letame nascono i fiori, fiori gusto letame non ci credete a quelli cogli occhiali finti e nemmeno a quelli che mangia la mia briciola che ho reso pallina per te se mi vuoi amare non ci credete a quelli che dicono no grazie come se avessi accettato non ci credete basta guardare nel carrello della spesa di un farabutto per capire se è farabutto. non ci credete a quelli che non mandano i cuori viola su uozzap i fiori viola e gialli e blu sono molto onesti e pure l’emoticon colla faccia in giù è onesta e a quelli senza l’ironia a quelli non solo non dovete credere, ma proprio evitate i loro sguardi vi congeleranno un attimo che poi se passa l’angioletto vi rimane il cuore storto e congelato per sempre. manco e soprattutto dovete credere a quelli con cui non canti stonata e ti vergogni e allora zitta ascolti e aspetti che quella maschera non era una maschera era letame puro mado che puzza di rischio di non crederci più.

luma

 

il pianto col muco fa molto film d’essai il pianto gridato fa muccino vecchio stile il pianto colla saliva è roba mia, ladri!!

Una volta ho sognato che ero una pallina del flipper e pure un’altra volta e un’altra ancora fino a che non diventò il mio sogno ricorrente e non riuscivo a fermarmi. Una volta ho ascoltato una canzone di raf fino a farmi finire le lacrime e usare pure la saliva per rendere quel momento un momento da film di piango molto pensando a un amore finito. Quell’amore non era finito manco iniziato se proprio dobbiamo precisare e la saliva al contrario delle lacrime appiccica e soprattutto non assomiglia alle lacrime meglio a sto punto metterci l’acqua o comunque visto che non c’era nessuno in camera con me non c’era manco bisogno di fingere con me stessa di stare piangendo più del dovuto con in sottofondo una canzone di raf. Raf abitava vicino casa di mia nonna. Però non lo so se è una delle tante leggende che mi raccontavano da piccola tipo che mio padre era amico di anna oxa e cristina d’avena abitava a santo spirito e santo spirito era bologna e mia madre era gelosa di anna oxa e mia nonna era innamorata di un cantante di quei tempi di nome cristian e mio fratello si sarebbe potuto chiamare cristian e però io poi ho deciso di chiamarlo col nome del mio amato di quei giorni che però non mi cacava di pezza pure se era napoletano. Una volta sono caduta di bocca sul bidet che a ripensarci manco a l’ultimo minuto oppure a 1000 modi per cadere sul bidet hanno mai immaginato un modo così stupido di cadere e mentre la bocca perdeva sangue pensavo non avrò più la bocca non bacerò mai nessun ragazzo e morirò sola e pure pensavo maledetta cugina che non chiami i soccorsi mentre perdo la bocca i baci e i ragazzi. E poi venne raf le canzoni la lettera di un tale piero con cui ci davamo i baci dietro alle macchine che bagnò in un profumo e dico in perché era proprio bagnata in un profumo tipo sergio tacchini però un po’ troppo e soprattutto molte parole erano cancellate dal profumo e io a piangere sulla lettera che sembrava il primo papiro degli uomini babilonesi per quant’era rovinato di profumo saliva e raf . la canzone diceva stai con me nel bene e nel male stai con me stai con me stai con me stai con me stai con me stai con me tantissime volte e pensavo cogli occhi appiccicati di saliva  madonna che puzza di saliva sta saliva e poi madonna che palle sta saliva appiccicosa e poi infine sono triste per piero che mi ha lasciato o che ho lasciato io boh non so non mi importa voglio solo piangere un poco in maniera esagerata per sembrare brenda di brenda e brendon quando piange per dilan mecchei che poi pure piero c’aveva la cicatrice un po’ più cafona di quella di dilan mecchei ma ce l’aveva e poi pensavo ochei voglio uno che stai con me nel bene e nel male e che stai con me stai con me stai con me stai con me stai con me e non voglio piangere più manco per finta colle lacrime di saliva e di acqua per qualcuno che non stai con me nel bene e nel male voglio poter ascoltare una canzone di tiziano ferro di quelle che per forza piangi per forza ti ricordi che la tua vita fa schifo e che qualcuno ti ha fatto soffrire ti sta facendo soffrire ti farà soffrire voglio ascoltarla ridendo colla saliva e i singhiozzi madonna che ridere che mi fa sta canzone di tiziano ferro ou tiziano cerca di sforzarti che sta canzone proprio non fa piangere per niente ou ma perché piangete tutti intorno a me ah vi fa piangere perché siete tristi e non avete il mio fidanzato cogli occhi cinesi ah tipo che volete un consiglio su se usare l’acqua o la saliva per peggiorare il pianto io dico acqua ma perché la saliva appiccica e puzza non sempre però capita.bren

biografia semiautorizzata di una che o c’aveva problemi di memoria o lui era uno schifo di farabutto. sottotitolo dell’autore: credo che lui fosse uno schifo di farabutto e lei senza problemi di memoria. sopratitolo: esperimen-to talmente riuscito male-dizione. vol II.

se mi lasci ti cancello da facebook se mi lasci non valeva la pena se mi lasci mi cancello il tatuaggio di amore che ho fatto per te se mi lasci non vale-ntina si cancchiamerà la tua nuova fidanzata o forse-rena di nome e di fatto sta che c’è un vento assur-do mani credo che non ci vedre-mostrami chi sei perché io ho pau-razza di farabutto mostrami chi sei perché io non ho capi-tomboli infini-ti dico che quella cosa è successa non me la sono inventa-tant’è vero che m’ero fatta il tatuaggio di amore per te mpi altri tem-piccola stupi-dammi una ragione per creder-ti avevo detto di non giuocare coi miei sentimenti o forse non l’avevo det-togliti davanti se devi giuoca-respiro come ti insegnano a fare nelle discipline orien-tali e quali a te tutti gli altri menti dimmi che non avevo capito niente. 

titolo Haiku dal titolo: la prima volta della mia vita che usai una gruccia. Povera gruccia sola Non t’usai mai E poi T’usai Tu sai Che pioverà. sottotitolo: fondamentalmente sono arrabbiata perché wilma goich per gli amici guglielmina non mi accetta l’amicizia su feisbuc.

i piedi colle unghie col french. i piedi colle unghie smaltate di rosa confetto o rosa antico o color albicocca. i piedi brutti. i piedi delle persone brutte. le persone brutte non di faccia capanon di corpo le persone brutte quelle brutte come le pozzanghere marroni colla melma dentro come la cacca schiacciata di cane di cavallo se sei sfortunato o vivi in una stalla e come le bugie o i tirchi. i piedi stretti in scarpe coll’alluce che si intravede meglio le ciabatte del mare quelle degli anni ottanta quelle a righini col sottofondo delle canzoni dei righeira col sottofondo dei semi dell’anguria scivolosi nelle dita senza unghie senza smalto senza aspettative se non quelle di afferrare semi di anguria scivolosi e poi brindare coll’acqua salata a tutti i baci da adulti che ci scambieremo. come quella volta che mi spaccai la bocca sbattendo al bidet e il sangue rosso non come l’anguria scivoloso non come i semi dell’anguria non avrò più la bocca non ci saranno baci da adulti solo ciabatte da ospedale calde e puzzolenti per nascondere piedi belli carini a panzerotto piedi di persona senza bocca e senza baci. sposta quei piedi brutti dal mio sguardo non voglio sporcarmi le iridi con tutto quello schifo e prova a dire una cosa che t’appartenga se non ci riesci fa un disegno se non lo sai fare mimala se non sai mimare allora torna indietro e prova ad afferrare i semi di anguria scivolosi delle tue estati da bambino e ci troverai qualcosa di vero ma tuo, ti passo l’acetone nel frattempo così ti togli quello schifo di smalto rosa confetto o rosa antico o color albicocca dalle unghie e dalla testa e mi dici una cosa che t’appartenga. come quella volta che m’ero distratta un attimo e avevo dimenticato sul fuoco il pentolino col mio amor proprio, non che di solito stia lì a badare che non si bruci, ma proprio ero distratta più delle altre volte, me n’ero totalmente
dimenticata, rapita com’ero stata dalle mani abili e vigliacche d’un tentatore travestitosi per l’occasione da mipiacetuttoditetrannete. e ho trovato il mio amor proprio carta straccia ma proprio andato preso e accartocciato. ho preso ettolitri di freddo aspettando che ‘l tentatore colle mani abili e vigliacche si togliesse la maschera color cacca di cane che credevo indossasse. e non se l’è mai tolta. non era una maschera. ho preso ettolitri di freddo aspettando che dal letame nascono i fiori gusto letame non ci credete a quelli cogli occhiali finti non ci credete a quelli che dicono no grazie come se avessi accettato non ci credete basta guardare nel carrello della spesa di un farabutto per capire se è farabutto. e a quelli senza l’ironia a quelli non solo non dovete credere, ma proprio evitate i loro sguardi vi congeleranno in un attimo che poi se passa l’angioletto vi rimane il cuore storto e congelato per sempre. manco e soprattutto dovete credere a quelli con cui non canti stonata e ti vergogni e allora zitta ascolti e aspetti che quella maschera non era una maschera era letame puro mado che puzza di piedi colle unghie col french che puzza di piedi brutti che puzza di persone brutte.

l’amore ai tempi del raider del piedone delle file del tagadà delle schede telefoniche di quando ti ho detto che avevo capito e poi ti ho detto che avevo capito male e avevo finito i gettoni per dirti che la kukident è una fregatura, ma c’ha una campagna pubblicitaria che è nabbbbomba.

bilogia rivisitata in chiave duemilasedici dal titolo: bilogia rivisitata in chiave duemilasedici dal titolo.

tipo le merendine come le vedi alla pubblicità e come ti appaiono davanti agli occhi e ai sensi quando apri la confezione. c’è qualcosa che non va, c’è una discrepanza di quelle che sebbene possa toccare con mano ed esperire coll’occhio non vuoi contraddire. e allora facciamo che l’annullo, sta discrepanza, facciamo che l’annullo e vado avanti lasciando la merendina nella confezione, facciamo che so che c’è, ma non la voglio aprire. so che c’è e la chiudo collo scotch da imballaggio, quello nero, resistente a tutte le volte che vorrò aprirla e scoprirmi ipermetropamente miope alla verità. e la verità è che la verità, da incontrastata campionessa di nascondino agonistico quale è, si apposta dietro watussiche parvenze che t’accolgono confortevoli e ti dimentichi cosa stavi cercando.

mangiare un twix dopo un lavaggio di denti serio con tanto di filo interdentale serio. la metafora dell’inutile ripetersi di gesti deleteri che fanno rima con sai cosa? “è vero che sosstata male, ma almeno so dove ho sbagliato e sicuramente non ripeterò l’errore.”

dieci anni dopo. capello bianco dentiera, lavaggio di dentiera serio con tanto di filo interdentale della kukident, quello per le dentiere e lo stesso inutile gesto deleterio ripetuto che fa rima con sai cosa? “è vero, ho ripetuto la minchiata per la ennesima volta, ma almeno so che come sbaglio io, ou, come recidivamente sbaglio io, ou, non lo so se son la migliore negli sbagli. forse dovrei riprovarci.”

dieci anni dopo. in fila all’inps per la pensione. ah, no, non ne ho diritto, sono una precaria educatoressa senza contratto pensionistico, lascio la fila, guardo i cantieri, mi annoio un po’, guardo un altro veccio e ingobbita e dispensionizzata torno a ripetere l’errore colla dentiera traballante ‘ché il kukident è una fregatura, ma c’ha una campagna pubblicitaria che è nabbbomba, ah dovrei smetterla collo slang da zona franka ateneo okkupato, da acca combattenti politicizzate, dovrei smetterla ora che la dentiera traballa e la pensione mi ride in faccia e all’inps vado a fare na fila che non esiste, nel duemilacinquanta le file si fanno su feisbuc, le file per dire la minchiata del giorno, la carne fa di nuovo bene nel
duemilacinquanta, i vegani sono morti tutti, i crudisti
seccati sotto alberi di frutti che non son caduti come le pensioni che non sono mai arrivate. le file non esistono più, il latte fa bene, ci è cresciuto l’enzima per digerirlo, se allatti fai bene, se non allatti cazzi tuoi, se vaccini, vaccini, se non vaccini, metto la sciarpa a mio figlio stretta al collo così non s’ammala stando col tuo. la carne fa bene, più rossa è più bene fa. erano daltonici quelli che dicevano che faceva male. hanno curato il daltonismo, anche lo scemismo. hanno curato così bene che le file non si fanno più. è rimasto solo il tagadà colle musiche di corona e haddawey e lavarsi i denti che sian denti o dentiere o dentiere traballanti e poi recidivamente mangiare twix che nel frattempo son tornati a chiamarsi raider perché la carne rossa non fa male e manco i nomi poco didascalici fanno male. avviso di chiamata inoltrato, attendere prego. avviso di chiamata inoltrato, attendere prego.

vecci

che me ne frega se era solo un sogno, mi son portata dietro una lentiggine e me l’attacco nel diario e poi ci scrivo pure accanto una canzone di amore che fa così :do re mi fa sol la sì, ti voglio!

aspe che mi sposto un po’ più vicino così ti vedo bene le lentiggini sul naso e penso un lentigginiattimo a quando una volta me le sono disegnate a carnevale per sembrare una bambina colle lentiggini e poi penso ai tuoi baci gusto lentiggine e poi ti dico che la pioggia è la pipì di gesù oppure è la mamma di gesù che sta scolando la pasta e tu ridi colle lentiggini. mannaggia a quelle lentiggini. vorrei essere annalisa minetti per non averle viste quelle lentiggini ed hai voglia a raccontarmele io avrei santommasamente non creduto all’esistenza di cotanto lentigginume. aspè che mi sposto un po’ più lontano se no t’accorgi che mi sta battendo un poco il cuore come quando quella volta il mio primo bacio dietro quella casa di vacanze di bambina al gusto wurstel arrostito sulla forchetta a
bruciarsi il manico come quella volta in cui pensai che i baci belli avrebbero avuto il sapore di wurstel pensieri non vegani e mi sposto ancora un po’ più vicino perché mi sa che i baci belli hanno il sapore di lentiggine col retrogusto di wurstel annata 1994 mantenutosi bene chi vuole assaggiarlo? ehm, assaggio io però non mi guardare mentre assaggio se no mi viene la couperose di felicità e le guance in fiamme e sulla forchetta a bruciarsi le difese. come quella sera in cui tutto andò come doveva andare e sembrava un film d’amore di quelli senza colpi di scena, solo colpi al cuore ma sparati coi proiettili di ovatta morbida che non fa male, accarezza, fa arrossire. mannaggia a quelle lentiggini.

assodato che non me ne frega niente di quelli che non sono i miei momenti felici e che grazie a questo la mia felicità è molto semplice. essa, la mia felicità, consta di pochi elementi che in un girotondo senza mani (colle mani no, se no troppi microbi, troppo affetto ostentato, le mani sudate, scivolano e si sciolgono) in un girotondo senza mani netto e sincero girano all’unisono coll’intento unico di girare felici insieme. sottotitolo: il titolo è più lungo dello svolgimento.

ho perso le mie calze fucsia sfilate, tu che hai perso? ah, sì, hai perso me. ho perso la scheda esseddi piccolina del cellulare, i ferretti, moltissimi, elastici a bizzeffe, e tu hai perso qualcos’altro? ah, sì, hai perso me. ho perso la dignità, plurime volte, col sorriso, quello non l’ho perso, si è irrughito un po’, ma sta, e poi ho perso il portafogli una volta sulla metro in spagna meritatamente, era il mio preferito, tu pure, ma hai perso mai persi
qualcosa tu? ah, sì, hai perso me. una volta memorabile ho perso una partita a ruzzle, ma l’unica di centinaia di migliaia, sofforte a ruzzle io, tu pure, però non mi è chiaro ancora se tu hai perso qualcosa. come dici? ah, sì, non lo dici, lo dico io col sorriso irrughito, hai perso me. persi dei chili poi ripresi poi ripersi ripresi ripersi anagrammi farabutti confondono e una volta ho perso la ragione poi l’ho ritrovata ti c’eri seduto sopra tu allora mi sono spostata e ou t’eri seduto sopra pure al cuore e ai polmoni e stavo soffocando e mi facevano meno male le sigarette che non fumavo cottè che il tuo starmi seduto sui polmoni il tuo starmi seduto sulla ragione che persi ripresi ripersi ripresi anagrammi farabutti confondono e ho perso il filo del discorso e mò l’ho ripreso e poi riperso e farabutto anagramma senza senso che sei stato per me.

credevo fosse amore e invece era Romea.

word fa rima con sword, tu pure. sottotitolo: l’amore ai tempi di excel.

non mi interessa l’amore times new roman, quello del cuore spezzato come dono o del bracciale di pandora, l’amore che misuro dal tempo che sei stato in fila gastemandomi in attesa d’un orribile vessillo del tuo amore per me che non sai dimostrarmi se non in una fila lunghissima e colle gasteme, ma in fila, le gasteme in fila non valgono. non m’interessa l’amore times new roman e andare al cinema colle coppie di amici a far la gara a chi si sopporta di più, a chi c’ha il pandora più bello e tienimi la mano stretta mostriamo come siamo belli poi una volta a casa il letto lo usiamo come porta polvere mica per fare l’amore e lasciami la mano adesso e dormi.  la polvere sott’al letto dopo il cinema poi allentiamo la tensione nelle mascelle e le mandibole, ma solo dopo il cinema. ora tienimi stretta la mano e sorridiamo dandoci tiepidi bacini chissà che guardino noi e non il film

forse un amore arial potrebbe andare bene, è quello a cui dovrei ambire, semplice, un amore di me e di te che guardiamo un film sul letto e senza bracciali se non un elastico al polso che ti stringe forte e mi tiene viva e io guardo il film e tu guardi me e mi dici che stai bene solo quando stai con me e ti dico che non sto bene solo quando sto con te e allora continuo a guardare il film e tu guardi me e il soffitto in cerca di una soluzione che non c’è ad un amore che non esiste e quando il film sarà finito non ti guarderò e anzi esci da questa stanza senza far rumore, scusa se non t’accompagno.

Allora c’ho scritto in comic sans e m’è venuto da ridere fortissimo, senza sforzo di mascelle e mandibole, da ridere colle lacrime e ‘l pannolone tena lady e t’ho scritto leggero così che ‘l fogliovecciarza non si spaccasse e sul letto con vecciarzate guardiamo il film e io ti guardo e tu guardi il film e allora tu forse mi hai scritto in arial o mi hai scritto in excel e mentre io sottolineo tu cancelli come un file condiviso che di condiviso c’ha solo che è un file condiviso. E mentre io in grassetto urlo il mio disagio di donna arializzata o excellizzata, tu in corsivo, un po’ storto, mi dici che la fila da pandora non la faresti mai e non mi gastemAMERAI in nessun carattere del wor(l)d o forse sì e allora dici fjdodopjdjgnbkfhpbnvòhjghlògjfjljò. E io dico, ah.

The end. Leone ruggente e titoli di coda, non quella a Pandora, nemmeno di capelli e/o di paglia. Solo coda.

 

le ustioni di icaro guarirono in un paio di giorni, solo che faceva comodo raccontare l’accaduto come grave e irreversibile. sottotitolo: icaro se solo avesse usato un solare bilboa.

storia:

io ti voglio bene, tu mi vuoi bene? se tu mi vuoi bene, dimmi che male c’è a far finta che non sia successo niente, a far finta che quello che è successo sia solo un capitolo da raccontare, quel capitolo che t’amareggia e ti fa trasalire e ti manca la saliva e ti manca il controllo sul battito del cuore e ti manca la saliva e bevi acqua placebo mentre io ti voglio bene e tu mi vuoi bene? se tu mi vuoi bene che male c’è a far finta che non sia successo niente. brindiamo insieme con bicchieri stracolmi d’acqua placebo al fatto che io ti voglio bene e tu pure? se tu mi vuoi bene, riempimi il bicchiere e fallo strabordare del bene che mi vuoi e del bene che ti voglio e pure se quel capitolo è stato più lungo del previsto, facciamolo strabordare il previsto perché il previsto è noioso, ma necessario, il previsto è fondamentale nel nostro libro del bene che io ti voglio e tu me ne vuoi? no, perché se tu me ne vuoi giochiamo a far strabordare i bicchieri di acqua placebo e mille oki a disinffiammarci i cuori e l’antibiotico che vuoi darci curerà, ma ci verrà un fastidioso mal di stomaco, una diarrea di inutili e aplacebiche reazioni che c’allontaneranno più di quanto c’abbia allontanato l’amarezza d’esser stati lontani e vicini. stammi lontano se non mi vuoi bene e non t’amareggiare, e sai che ti dico parliamo del mio utero perfetto e di quando quei dottorini rosci di capelli, rosci di lentiggini, di tutto punto camicizzati m’hanno guardato dentro ammirando la perfezione d’un utero perfetto che strabordava il bene che ti voglio e tu me ne vuoi? no, perché io credo che tu me ne voglia e credo che dovresti guardarmi nell’utero del bene che ti voglio e al microscopio superando la barriera di trasalimento d’amarezza, guardare la perfezione del bene che ti voglio e che tu mi vuoi.

icaro

sottostoria:

c’hai i piedi colle dita che sembrano dita di mani e a me piacciono molto. mi sembra un motivo sufficiente per continuare questa storia di amore a senso unico. c’hai pure le mani colle dita che sembrano dita di mani e a me piacciono molto nel loro sembrare le mani belle di quando sul dizionario corredata alla definizione mani belle c’è un’immagine a spiegarla. mi sembra un ulteriore validissimo motivo per portare avanti questa storia di me che mi batte il cuore e di te che non riesco manco ad auscultarlo il cuore tuo, ammesso che ci sia. c’hai poi un dietro lobo che è perfetto e secondo me quando i disegnatori di dietro lobi decidono di disegnare il dietro lobo perfetto allora pensano al tuo dietro lobo e forse poi decidono pure di volerti volere