e l’ostia mi fa schifo e poi in inverno fa freddo per sposarsi in estate fa caldo in primavera non sai cosa metterti in autunno pure e le stagioni quelle sono. sottotitolo subliminale: dhfhfoeohnd rehornlsdiosdf.

del catechismo non ho alcun ricordo tranne che non ci volevo andare e l’aria fredda e cimiteriale della stanzetta della chiesa adibita a stanzetta del catechismo. potrei aver subito bullismo al catechismo ma non me lo ricordo perché non ho ricordi del catechismo tranne che non ci volevo andare e le ragazze più grandi di me che sembravano volerci molto andare e si fidanzavano coi catechisti maschi grandi e diventavano poi a loro volta catechiste. negli anni ottanta andare al catechismo si usava anche in famiglie non cattoliche come la mia si usava come fare i punti della mulino bianco e del latte silac e della pasta divella e come gli scontrini che si raccoglievano per comprare sedie a rotelle ai bisognosi di sedie a rotelle. si usava pure apostrofare i bambini ghei come mezza femmina e scansarli e dire quello è mezzafemmina e poi manco ridere ma proprio stare spaventati. ci si spaventava facilmente a quei tempi i tempi del telefono col filo e i gettoni e la cabina telefonica sotto casa mia e una via semivuota piena del minimo indispensabile per non spaventarsi troppo. il filo più di così non si può allungare. lo zaino dell’invicta il libro di musica la diamonica colla saliva il flauto verde coi disegni disegnati col pennarello i cuori i nomi dei fidanzati immaginari le telefonate anonime ti amo e chiudo e sei troppo piccola per me e ma ti sei visto quanti brufoli c’hai non sei mica come mark dei take that il poster nell’armadio i take that si sono sciolti a piangere fortissimo colle lacrime finte a bagnare cioè. scrivevo poesie colle rime cuore amore e su quaderni a quadretti io odio i quaderni a quadretti per quello quelle poesie erano brutte che manco cioè le avrebbe mai pubblicate una volta ho detto che me l’avevano pubblicate su cioè e che m’avevano chiesto di tenere una rubrica fissa per dare sconsigli. una volta ho messo la saliva sugli occhi per fingere di piangere per amore per un fidanzato che mi ero inventata. dopo la cresima finalmente il catechismo era finito e ho pensato mò che non ci devo andare più quasi quasi ci vado chissà mi fidanzo con un catechista maschio grande e divento catechista a mia volta e mi bagno gli occhi coll’acqua santa fingendo di piangere per un catechista maschio grande. poi c’avevo troppo da fare le telefonate anonime ai maschi non catechisti per andarci e non ci sono andata più e l’ostia me la facevo dare in mano e poi la buttavo o la mettevo in tasca. il filo più di così non si può allungare.

borin

ahia ou che quello era il mio cuoricino di meringa e te l’avevo detto che era frangibile. e l’avevo coperto colla stagnola che pure se faceva rumore ogni volta che qualcuno s’avvicinava almeno era protetto dai soprusi dei farabutti.

PIANO Bì:

è una cosa seria come il ripieno delle melanzane ripiene e la parmigiana come l’astuccio il primo giorno di scuola tutto preciso la gomma intonsa i colori tutti dritti che belle punte  e l’ultimo giorno di scuola vuoto una penna una matita piccola spuntata l’inchiostro nero rosso e blu tutta la macchia che bella macchia l’anno prossimo l’astuccio nuovo mi deve durare almeno due giorni. è una cosa impegnativa come non sporcarsi col sugo della domenica come nascondere la macchia del sugo della domenica col tovagliolo come ascoltare un audio di più di tre minuti e come quella volta che mi hai detto ti voglio sposare davanti all’infermiera e l’anello speriamo non di oro d’oro meglio di oro argentato o altri gusti dell’oro ma pure se fatto col cottonfioc non me ne frega niente, va bene pure un anello a parole.

PIANO NON Bì:

m’ero distratta un attimo e avevo dimenticato sul fuoco il pentolino col mio amor proprio, non che di solito stia lì a badare che non si bruci, ma proprio ero distratta più delle altre volte, me n’ero totalmente dimenticata, rapita com’ero stata dalle mani abili e vigliacche dei tentatori  di madonnacheamoribellichesiamo e cheamici fidàti fidatidimetivogliobene.

e ho trovato il mio amor proprio carta straccia ma proprio andato preso e accartocciato. ho preso ettolitri di freddo aspettando che ‘l tentatore colle mani abili e vigliacche si togliesse la maschera color cacca di cane che credevo indossasse. e non se l’è mai tolta. non era una maschera. ho preso ettolitri di freddo aspettando che dal letame nascono i fiori, fiori gusto letame non ci credete a quelli cogli occhiali finti e nemmeno a quelli che mangia la mia briciola che ho reso pallina per te se mi vuoi amare non ci credete a quelli che dicono no grazie come se avessi accettato non ci credete basta guardare nel carrello della spesa di un farabutto per capire se è farabutto. non ci credete a quelli che non mandano i cuori viola su uozzap i fiori viola e gialli e blu sono molto onesti e pure l’emoticon colla faccia in giù è onesta e a quelli senza l’ironia a quelli non solo non dovete credere, ma proprio evitate i loro sguardi vi congeleranno un attimo che poi se passa l’angioletto vi rimane il cuore storto e congelato per sempre. manco e soprattutto dovete credere a quelli con cui non canti stonata e ti vergogni e allora zitta ascolti e aspetti che quella maschera non era una maschera era letame puro mado che puzza di rischio di non crederci più.

luma

 

titolo citazionistico “è tutta invidia.” “polemica sterile.” “pensa di far ridere.” “povera sfigata.” “io questi genitori me li sono guadagnati.” “sono davvero vegana.” “pensa a te e a canarinoleo che dici sempre un fatto.” “quella si pensa che me lo leggo quello schifo di blog.”

Le cose degli anni novanta duemila le discoteche a fare lo stile a bere l’aranciata attenta che ti mettono la droga nel bicchiere va bene sto attenta sto solo dando un’occhiata non ballo come siete belli tutti sudati a ballare il presenzialismo degli anni novanta duemila stasera sta la serata dobbiamo andare il presenzialismo degli anni di mò quarantanni e non mi perdo una serata e il fidanzato nuovo lo devo mostrare a tutti e ma sta la ecs del mio ecs con il suo ecs e ma sta il concerto ma li hai visti mille volte e poi quello non ti stava sulle palle perché ci esci? no io non vengo ho paura che mi mettono la droga nel bicchiere e poi non ballo e puzzate di deodorante neutromed sfumato e il nokia 5110 a giocare a snake tu che record hai fatto io altissimo vediamo il tuo e giudicare il prossimo dal record di snake sotto i 2000 non sei nessuno e non parlarmi nemmeno ci vuole impegno a giocare a snake lo stesso che ci metti a lamentarti di quant’è grande la casa che i tuoi genitori ti hanno regalato e che non riesci a pulirla e la donna delle pulizie che i tuoi genitori ti hanno regalato non ti fidi e poi vuole venire sempre la mattina presto e io la mattina presto devo dormire perché se non dormo più di dodici ore a notte poi non ho la forza di impegnarmi a lamentarmi che quest’estate quasi quasi mi faccio il giro del mondo ma vado a settembre che costa meno ad agosto la casa al mare dei miei madonna quant’è grande speriamo che la donna delle pulizie non venga prima di mezzogiorno e a luglio qualche week end in giro da amici ma quanti amici hai ti chiedo io ne ho che manco una partita a ping pong possiamo fare e tu mi dici almeno quattrocento e dico ma li conosci questi quattrocento amici e dici scusami ma è quasi mezzogiorno devo svegliarmi non posso parlare con te debbo sistemare il passaporto che foto metto del profilo del passaporto madonna non ho comprato abbastanza vestiti che mi fanno sembrare sciattona pancabbestia e povera ah no è che non li trovo la casa è grande. Ma hai qualcosa da stuzzicare ho fame se vuoi ho latte di mandorla delle filippine senza lattosio senza mandorla senza filippine me lo compra mia madre da quel negozietto dove vendono anche questi crackers macrobiotici vuoi questi ah no non posso darteli sono solo millecentottanta e devo conservarli per me perché sono povera sciattona e pancabbestia non si vede abbastanza? No no si vede ah non mi hai sentito eri dall’altro lato dei duecento metri quadri della tua casa. Te lo scrivo sulla lavagnetta appesa al muro posso cancellare ricordarsi di cambiare aifon entro maggio e chiama la tizia dello ioga per pagamento annuale corso e ricordarsi di chiamare papà per soldi per pagamento annuale corso alla tizia dello ioga. Ma stai lavorando? Gestisco la pagina facebook di un amico che gestisce pagine facebook e poi sto portando avanti un progetto di art ffbjdfilmdbjdbufbdsb con l’obiettivo di farci conoscere dal mondo e garantire la fhjdfjkhufev cjd.

ah.

.sciata

quand’ero piccola allo zoo safari le scimmie col culo rosso le giraffe nella macchina i lama colla saliva gli gnocchi col sugo al self service gli ippopotami madonna che brutti ma belli e i serpenti e la maestra mi fece scrivere più paginette del nome adriano che scrivevo ardiano e mò già sarei ricoverata nel girone dei disgrafici ma negli anni ottanta non si usava si usava lo zoo safari e gli gnocchi.

sopratesto: non potete vederla ma sul titolo giace una falena morta. rippone falencina, scusa, volevo solo spostarti, eri molto delicata evidentemente, scusa ancora, una e più preci per te.

La lettera del giorno del nostro matrimonio sarà così bella che tutti a piangere e noi a ridere di quelli che piangono che vi piangete stiamo a dire delle cose belle tipo le notti piene di piedini e quelle vuote che sono altrettanto belle anche se brutte perché nelle notti vuote di piedini pensi alle notti piene di piedini e pure al fatto che quando una cosa è vuota è perché prima era piena e quindi come i bicchieri tranne quelli vecchi che tieni chiusi negli armadi delle cose vecchie prima o poi, domani o dopodomani o al massimo dopodopodomani verranno riempiti, riempiti di piedini, riempiti di quante mila canzoni abbiamo inventato, ma belle che al concerto del primo maggio avrebbero smesso di parlare di lavoro le donne la violenza sulle donne i terremoti l’umbria l’abruzzo non so onestamente con quante bi si scriva umbria e il t9 del computer non funziona e google regioni non funziona e i bicchieri vuoti che sono già mezzi pienissimi di noi che ci leggiamo le lettere di matrimonio e ci teniamo le mani se non ci sposiamo siamo dei farabutti che poi non dico mica le cose serie della chiesa e delle fedi che gli anelli poi li perdo e mi mangio lo smalto e qualche giorno morirò di indigestione di smalto speriamo dopo molti anni dal nostro matrimonio che potrebbe essere pure colle fedi di cannuccia o di elastico per eroina di quelli de le luci della centrale elettrica che ho capito che se ti chiami vasco e canti guarda non ci voglio pensare e farei il ratto dei vasco che cantano e poi mi impietosirei e li lascerei andare però mi farei promettere di cantare nella mente meh dai per piacere, vaschi. Ochei, linda. Grazie, vaschi. Eh, già. Siamo soli in un cemento di aghi di siringhe che però prima abbiamo baciato colla lingua di amore sui grattacieli dei vinili che girano del nostro amore e anelli e siringhe, eh, già. Basta vaschi! Ochei, linda. ipp

Mi sono comprata delle scarpe che tu avresti detto madonna che belle ti stanno benissimo tu dici sempre che le cose mi stanno benissimo che a volte ci credo e penso madonna ma vuoi vedere che davvero le cose mi stanno non male e mi son messa la maglietta tua per dormire che non lo so se ti sei accorto che l’hai lasciata qua in mezzo alle buste di nachos chiusi colla molletta e ho capito il regalo che mi devi fare a natale anche se mi sembra presto non il regalo quello non è mai presto ma natale però io decido le date e mi sa che è vero natale è quasi è subito dopo agosto è subito dopo tante notti di piedini.

che poi dicevo pure citriolo, melenzana e paulo bonolis. sottotitolo abusivo per non pagare la tassa dei sottotitoli da leggere a testa in giù col sangue alla testa in giù: coi capelli di fantaghirò e i pensieri conserti.

Esisteva maria delle robbe così la chiamavamo in casa mia e dintorni di Modugno. Maria delle robbe era un negozio in casa abusivissimo ma quando ero piccola io le cose abusive si chiamavano maria delle robbe o la signora che vende in casa e le sigarette a contrabbando il allamm.jpgvigile all’angolo e il tipo delle sigarette all’altro angolo a volte allo stesso angolo e maria delle robbe in casa  a vendere. Maria delle robbe un giorno che forse bisognava un attimo mettersi in regola che i tempi stavano cambiando e sulle sigarette stava scritto monital e a casa mia fumavano le cortina pacco celeste e bianco e le muratti pacco sul bordò e zia maria e zio nicola le multifilter loro sempre le multifilter pure adesso. Maria delle robbe s’aprì un negozio vero colla saracinesca vera coll’insegna vera ed erano i tempi delle insegne al contrario perché se ce l’avevi dritta dovevi pagare la tassa delle insegne e allora io in macchina quando andavamo a Bari a fare la spesa mi mettevo colla testa in giù per guardare le insegne dritte pensavo che bel gioco quello delle insegne al contrario e il sangue alla testa e le canzoni dei bitols e lucio battisti e la gallina coccodè e pure la cassetta colle canzoni anni sessanta e quella canzone che cantava perché l’hai fatto pensavo che tu fossi felice e pure bandiera gialla mi piaceva molto ma soprattutto perché l’hai fatto pure se non la capivo.  E maria delle robbe e le robbe di maria delle robbe e le due figlie molto belle e il marito tonino che un giorno mi chiese quanti anni hai e io ne avevo otto chiari e tondi e gli risposi cinque e mezzo chiaro e tondo e lui annuì e io mi sono vergognata di quelle vergogne che la sento ancora adesso addosso di quelle menzogne così giganti che ti guardano dall’alto colla mano gigante e non parlano col fiato sul collo a ricordarti madonna ma che figura hai fatto. Non ho guardato più tonino come prima e tonino a dirla tutta mi stava pure simpatico dai tempi di maria delle robbe versione abusiva siam andati insieme pure a cala corvino nella stanza di gerry calà col completo nero gonna e felpa di trussardi al veglione i grandi a ballare a dire che buono il cibo e i piccoli a guardare i grandi ballare e dire che buono il cibo e quand’ero piccola pensavo solo che era tempo perso ad aspettare di diventare non piccola e poter ballare e dire quant’è buono il cibo e poi da non piccola non so ballare una volta mi hanno detto che ballo colle braccia troppo larghe e allora per non dar fastidio alla gente non ho ballato più e quando ballo le braccia le tengo ferme come le insegne al contrario non voglio pagare la tassa delle braccia e ballo abusiva in casa da sola.  ho capito che il mio fidanzato era il mio fidanzato preferito del mondo quando ho ballato colle braccia e ho aperto una boutique di ballo davanti a lui coll’insegna dritta vera e lui ha pure detto madonna come balli male bene.

il pianto col muco fa molto film d’essai il pianto gridato fa muccino vecchio stile il pianto colla saliva è roba mia, ladri!!

Una volta ho sognato che ero una pallina del flipper e pure un’altra volta e un’altra ancora fino a che non diventò il mio sogno ricorrente e non riuscivo a fermarmi. Una volta ho ascoltato una canzone di raf fino a farmi finire le lacrime e usare pure la saliva per rendere quel momento un momento da film di piango molto pensando a un amore finito. Quell’amore non era finito manco iniziato se proprio dobbiamo precisare e la saliva al contrario delle lacrime appiccica e soprattutto non assomiglia alle lacrime meglio a sto punto metterci l’acqua o comunque visto che non c’era nessuno in camera con me non c’era manco bisogno di fingere con me stessa di stare piangendo più del dovuto con in sottofondo una canzone di raf. Raf abitava vicino casa di mia nonna. Però non lo so se è una delle tante leggende che mi raccontavano da piccola tipo che mio padre era amico di anna oxa e cristina d’avena abitava a santo spirito e santo spirito era bologna e mia madre era gelosa di anna oxa e mia nonna era innamorata di un cantante di quei tempi di nome cristian e mio fratello si sarebbe potuto chiamare cristian e però io poi ho deciso di chiamarlo col nome del mio amato di quei giorni che però non mi cacava di pezza pure se era napoletano. Una volta sono caduta di bocca sul bidet che a ripensarci manco a l’ultimo minuto oppure a 1000 modi per cadere sul bidet hanno mai immaginato un modo così stupido di cadere e mentre la bocca perdeva sangue pensavo non avrò più la bocca non bacerò mai nessun ragazzo e morirò sola e pure pensavo maledetta cugina che non chiami i soccorsi mentre perdo la bocca i baci e i ragazzi. E poi venne raf le canzoni la lettera di un tale piero con cui ci davamo i baci dietro alle macchine che bagnò in un profumo e dico in perché era proprio bagnata in un profumo tipo sergio tacchini però un po’ troppo e soprattutto molte parole erano cancellate dal profumo e io a piangere sulla lettera che sembrava il primo papiro degli uomini babilonesi per quant’era rovinato di profumo saliva e raf . la canzone diceva stai con me nel bene e nel male stai con me stai con me stai con me stai con me stai con me stai con me tantissime volte e pensavo cogli occhi appiccicati di saliva  madonna che puzza di saliva sta saliva e poi madonna che palle sta saliva appiccicosa e poi infine sono triste per piero che mi ha lasciato o che ho lasciato io boh non so non mi importa voglio solo piangere un poco in maniera esagerata per sembrare brenda di brenda e brendon quando piange per dilan mecchei che poi pure piero c’aveva la cicatrice un po’ più cafona di quella di dilan mecchei ma ce l’aveva e poi pensavo ochei voglio uno che stai con me nel bene e nel male e che stai con me stai con me stai con me stai con me stai con me e non voglio piangere più manco per finta colle lacrime di saliva e di acqua per qualcuno che non stai con me nel bene e nel male voglio poter ascoltare una canzone di tiziano ferro di quelle che per forza piangi per forza ti ricordi che la tua vita fa schifo e che qualcuno ti ha fatto soffrire ti sta facendo soffrire ti farà soffrire voglio ascoltarla ridendo colla saliva e i singhiozzi madonna che ridere che mi fa sta canzone di tiziano ferro ou tiziano cerca di sforzarti che sta canzone proprio non fa piangere per niente ou ma perché piangete tutti intorno a me ah vi fa piangere perché siete tristi e non avete il mio fidanzato cogli occhi cinesi ah tipo che volete un consiglio su se usare l’acqua o la saliva per peggiorare il pianto io dico acqua ma perché la saliva appiccica e puzza non sempre però capita.bren

pure pesce d’aprile mi piaceva molto come festa perché si disegnava un pesce su un foglio e si facevano gli scherzi e si diceva pesced’aprile e il tono profumava di emoticon di pacman questa :v

Una volta m’hanno vestito da fiorellino quand’ero piccola a carnevale e poi pure da biancaneve, diciamo spesso da biancaneve perché ero molto pallida e quindi mi stava bene ed ero molto alta e quindi mi stava bene che tutti senza vestirsi parevano i nani e poi i capelli lunghi neri e quindi mi stava bene e una volta da geisha e lì penso che i miei abbiano rischiato che i servizi sociali mi portassero in qualche comunità per minori vestiti da geishi meno male all’epoca i servizi sociali funzionavano male e negli uffici si beveva il caffè e basta mò si dicono pure le ricette vegane e ogni tanto controllano se qualche minore è vestito da geisha a me andò bene e comunque mi stava bene pure il vestito da geisha perché ero molto pallida e quindi si risparmiava sul trucco e dopo l’esperienza del vestito di pierrot e della lacrima nera dipinta che sdipinsi colla lacrima vera allora forse volevano risparmiare sul trucco comunque ci andò bene e rimasi a casa mia e carnevale cade proprio nel periodo del mio compleanno facciamo la festa tutti vestiti a maschera madonna che gioia che quasi quasi mi nascondo sotto lo zucchero a velo delle chiacchiere tanto in foto vengo sempre cogli occhi rossi trentamila lire di rullino di occhi rossi prova a non fare gli occhi rossi nelle foto va bene ci provo o mi nascondo sotto lo zucchero a velo delle chiacchiere e i coriandoli madonna che casino siamo sicuri che sia il caso di fare una festa di carnevale mi accontento di gira la moda o l’allegro chirurgo e ciobar che poi miriam viene a casa mia solo quand’è il mio compleanno e stefania m’ha fatto arrabbiare che fa sempre l’infame alla maestra e ilaria è molto bella pure se ha gli occhiali pure io voglio gli occhiali sei ipermetrope li voglio lo stesso voglio gli occhiali l’apparecchio e il gesso al braccio hai i denti dritti e non sei caduta ah li voglio lo stesso. Le cornici si usava regalare e gli album di foto e i diari segreti e i porta gioie che uno si faceva i buchi agli orecchie solo per poterli riempire e gli album di foto cogli occhi rossi e i diari segreti coi disegni di me colle gonne a palloncino che poi da grande ce l’ho davvero la gonna a palloncino e mi sta bene perché sono pallida e alta credo e i disegni di me colle gonne a palloncino e i fidanzati sempre più bassi di me coi capelli di ken e le cinture marroni e i mocassini e i tegolini negli zaini schiacciati a leccare la plastichina fogli e fogli di analisi grammaticale e logica mai fatti, i problemi colla calcolatrice in ufficio di mia madre a fare gli scontrini coi numeri inventati da grande voglio fare la farmacista per staccare i talloncini dei farmaci poi da grande i talloncini dei farmaci non esistono più quindi da grande voglio fare la maestra che poi più o meno è successo volevo essere marco columbro di caro maestro però se mi faccio crescere i baffi volendo ci riesco. mah

Mò da grande se facciamo un bambino verrà con una voglia a forma di piedi appiccicati sotto al piumone madonna che belli verrà col naso tuo piccolo minuscolo appiccicato sulla faccia colla plastilina da un bambino e lasciato lì dimenticato che poi il bambino è andato a giocare colle macchinine o colle barbies se gli piacevano le barbies. Però voglio prima farmi un viaggio grosso prima del bambino che poi i bambini in vacanza il sole tiepido della mattina presto o del pomeriggio e la sabbia in faccia agli altri eh mi scusi ma il mio bambino ha un naso minuscolo appiccicato sulla faccia colla plastilina mi scusi se le butta la sabbia in faccia. E poi chiamarlo in disparte e dirgli bravo che hai buttato la sabbia in faccia a quella scema cretina però non lo fare più e vai col figlio col nasino appiccicato minuscolo e pure schizofrenico.

per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole coraggio e pure una laurea in medicina o devi essere una bilancia umana oppure un assassino ma anche un assassino con un complice che ti passa il cuore così tu lo puoi pesare con entrambe le mani, ma soprattutto io dico almeno dieci decagrammi. sottotitolo: i piciacchi fino alle medie non sanno pronunziare la parola fuxia e dicono fuschian.

Ho incontrato la me di vent’anni fa l’ho incontrata tra fogli a quadretti pasticciati con penne pilot blu comprate col resto delle sigarette, penne pilot nere rubate a mio padre prese in prestito da mio padre e mai più restituite.  penne blu e nere che pasticciavano pensieri sgrammaticati e bimbiminchia solitudine e pezzi di canzoni di carmen consoli lacrime bagna pilot quaderno bagnato virgolette tante virgolette. ho incontrato la me di vent’anni fa tra gonne troppo lunghe a coprire gambe lunghe viste con occhi deformanti e allora copriamole, copriamo la fronte, copriamo i pensieri pasticciamoci i capelli e inventiamoci canzoni per far ridere le persone poi ridi troppo forte e decidi che io mentre tu ridi devo piangere piangermi addosso e scrivere pensieri sgrammaticati e cuoricini ho sempre solo saputo disegnare cuoricini e fiorellini ma quando i piciacchi mi chiedono MI DISEGNI UN CUORE BELLO COME LO SAPETE DISEGNARE VOI GRANDI? io mi inquieto. Come glielo dico che so disegnare cuoricini piccoli e segreti e non sono brava a disegnare i cuori belli come sanno disegnarli i grandi vorrei dirgli MI DISEGNI UN CUORE BELLO COME LO SAPETE DISEGNARE VOI PICIACCHI CHE NOI GRANDI NON SAPPIAMO DISEGNARE MICA CUORI BELLI NOI SAPPIAMO DISTRUGGERE I CUORI BELLI E QUELLI BRUTTI E NON LI INNAFFIAMO I FIORELLINI CE NE DIMENTICHIAMO E CI DIMENTICHIAMO LE CHIAVI LA RICARICA BUTTIAMO PER SBAGLIO NELLA SPAZZATURA LE COSE IMPORTANTI BUTTIAMO LE PERSONE NELLA SPAZZATURA PER NON DIRE SCUSA PER NON DIRE GRAZIE PER NON DIRE TI VOGLIO MOLTO BENE O TI VOGLIO MOLTO AMARE ma non posso dirgli che i grandi non sanno disegnare i cuori belli o raccontargli che il sopracciglio bianco che STAI FISSANDO A ME PIACE E NON ME LO TOLGO APPOSTA, che vorrei abbracciare forte la me di vent’anni fa e dire abbraccia ogni tanto, se no continuerai ad essere l’unica senza varicella e orecchioni, dai i baci senza zigomate, e scopriti quelle gambe che soccarine, guarda negli occhi e non ti fare mai più quella frangetta che ti sta male, ou, fai schifo colla frangia, c’hai la fronte piccola, non ti sta bene e mostrali i pensieri perché sosscemi, ma soccarini. NON POSSO DIRGLI che i cuori che MAN MANO CHE CRESCERAI I TUOI CUORI DIVENTERANNO SEMPRE più piccoli e poi scompariranno, allora gli dico ECCOTI IL CUORE BELLO PER TE gigantissimo, madonna che cuore immenso, CHE BELLI I CUORI DI VOI. mann

biografia autorizzatissima di lei che voleva l’alpenliebe e lui che come contentino la rattristò con una rossana demodè tra l’altro spaccata e di qualche befana fa. sottotitolo: l’eziologia del senso di colpa adulto è evidentemente riscontrabile nell’uso di mettere il carbone nelle calze della befana degli infanti.

ho spremuto arance per te, un numero superiore a quello che la pazienza umana può sopportare. e non era abbastanza e allora ho spremuto succhi d’arancia così che nessun semino o polpa potesse ostacolare la tua digestione, con una pazienza umana simile ad una pazienza sovrumana, colle mani appiccicose di arancia e ‘l cuore appiccicoso di tutte le volte che t’ho immaginato appiccarti a me. e non era abbastanza e colle mani appiccicose di tutte le volte che non ti sei appiccicato a me, ma piuttosto disappiccicato, ho premuto l’accelleratore dimenticando la funzione dei freni dimenticando l’esistenza delle curve. e non era abbastanza così ho ascoltato documentari d’una pesantezza rara guardandoti guardarli arancpensando ch’eri bello e che il bene che mi dai è più forte, intensamente più forte, del male che mi fai e ho pensato che tra ‘l verbo dare e ‘l fare c’è di mezzo tu. ho ingoiato i noccioli più grossi, quelli che non entrano in gola, quelli che strozzano, per non mostrarti la parte debole di me, quella che al minimo nocciolo, sputa veleno, quella che al minimo veleno sputa noccioli in faccia e non s’accorge di fare male perché tra ‘l male e il bene c’è di mezzo noi. una forma strana, del pensiero astratto, un origami che non si può descrivere colle parole d’un libro per bambini un origami che se non sai fare prendi quel foglio e scrivici sopra i nomi dei bambini che vorresti avere e poi cancellali perché non li avrai e se li avrai sarai cambiato e vorrai figli con dei nomi diversi che fanno rima con lui, un altro lui, che fanno rima con tutte le volte che ho comprato troppa verdura e frutta per te e te ne sei andato e allora l’ho dovuta buttare perché te ne sei andato e non l’avevo consumata.

la divadellaspiaggia nel frattempo non si bagna sotto la pioggia impermeabilizzata alle brutture. sottotitolo: con la bocca piena non si sparla

“non m’aggradan’ i preti colle voci basse, gravi ‘ché paion star morenti, colla testa nell’ostia, di testa nel vino; non m’aggradan’i cori unisonanti, i cori altisonanti, i cori di voci inneggianti, di voci fanatiche. e poi le signore di nero vestite oppure di marrò o comunque di colori scuri ipocriti. colori scuri. inginocchiate colle ginocchia sbucciate da tutto il loro pregare. senza capire.
non mi piacciono quelle signore tranne mia nonna che pregava di non morire mai e invece morse. e pregava. che noi stessimo bene e non c’è male. c’è di meglio.
pregava tra voci preganti che forse pregavano più forte,che forse gridavano di più.
schifo le canzoni d’amore per dio ailoviù foreverendever a far da colonna sonora al filmdossier del prete e del chierichetto tra le ostie e ‘l vino che dio-niso sia con noi.”
e dopo aver pronunciato ‘ste blasfeme affermazioni lara s’accorse ch’era rimasta senz’interlocutore, lara s’accorse che ’l cielo s’er’annubato.
e si versò un bicchiere d’acqua fresca e poi decise di berne dalla bottiglia col rumore della bottiglia di quando ti bevi pure l’aria e pensò che doveva essere più indulgente non solo verso se stessa e pensò che forse doveva fare la cacca e leggere un po’.
lesse una vecchia lettera di quando scriveva le lettere. di quando scriveva  le lettere inventando una vita che non era di nessuno inventando amori e sensazioni che volev’assai provare.
e s’emozionò.
leggendo parole grandi adulte in una penna piccola bambina, disperazioni piccole bambine travestite da problemi anziani
e allora corse a cercare qualcosa da mangiare e voleva i pop corn per ingozzarsene e leggere e strofinarsi colle dita di sale gli occhi di lacrime dolci. lesse fogli imbevuti di profumo e pagine mangiucchiate dal tempo o da un topo o da un cartivoro e allora mai fu tentata di stracciarli e buttarli nel fuoco d’un camino che non c’era.
Il camino, pensò. lo spazzacamino, pensò. i pomeriggi di natale commary poppins a insegnare la vita, pensò. i pomeriggi d’estate a leggere sul letto di mamma e papà, pensò. il menarca, pensò. le mani di sale, gli occhi di sale. di quei pianti col mal di tempie, di quei pianti col mal di cuore e di quando ti dissi che dovevo andare a piangere e mi desti un buffetto.

preti

un giorno uno disse che non voleva dire niente chè se no l’altro poteva fraintendere l’altro fraintese il non dire di uno

cogli occhi chiusi non si vede niente disse la mucca al prete, il prete se la mangiò e la mucca per sempre disse al prete nei sogni brutti del prete delle notti illucide dissegli:cogli occhi chiusi non si vede niente. le quattro sedie fuori al sottano della porta a piano terra colla nonna cogli occhi lucidi, le quattro sedie mai ci noteranno che c’abbiamo gli occhi lucidi disserosi nel linguaggio sediale che tutti eran soliti scambiare per linguaggio muto e allora vivevano così miserrime ma meno di te cogli occhi lucidi e potean parlare male di te di te e di te senza che nessuno che non fosse sedia o puff potesse sentire. alla faccia tua impersonale tu di oggi, capro espiatorio della storia degli occhi chiusi e lucidi. la stanza gialla, le tende gialle, l’uccellino giallo nella gabbia gialla, le mimose sulla tenda, le mimose sul piumone, le mimose e lo starnuto senza muco giallo, lo starnuto e allora cogli occhi semiaperti, cogli occhi coperti da un piumone giallo. cogli occhi protetti da una tenda gialla.

se vedo solo giallo, giallo penserò.sevedo

se vedi solo giallo, son gli occhi epatitosi miei.

mi strozzò tutto quel giallo. non me n’avvidi, cieca del giallo del mondo fataterrimo.

colorami gli occhi coll’acquerello leggero non fa male non sporca, colorameli con tutti i colori quelli sporchi quelli puliti quelli belli e quelli belli anche col marrò e col beige e anche col grigio.

i mandarini non m’aggradarono mai finché non mi fu simpatico il color, signor color, signor egregissimo aranciò.

se fossi fotogenica mi sposerei in chiesa col fotografo e l’abito bianco e il velo e l’ostia di traverso il vino di traverso.

le estetiste dipende dall’alito che hanno se permetterai loro di cerettarti i baffi e/o de-sopraccigliarti.

un’estetista una volta c’aveva l’alito di mortadella e però non un alito di quelli fastidiosi, un alito portatore di ricordi nostalgici, portatore del ricordo del mio primo bacio colla lingua al gusto wurstel arrostito sulla forchetta. la forchetta si brucia il wurstel no, ma si fintocuoce. il baciatore gusto wurstel arrostito lo chiameremo con il nome di fantasia “nomedifantasia” ‘ché di nome vero faceva “fedele” e non è che sia proprio il nome più bello del globo e non fu manco bellissimo riempire i diari di quegli anni coqquel nome che non è proprio il nome più bello da scrivere sui diari di bambina, ma io lo amavo molto.

nomedifantasia mi baciò gusto wurstel e mi disse: da oggi non stai più con mio fratello che chiameremo, pur non avendo un nome di fece come il mediogenito nomedifantasia, “fratellodinomedifantasia”. da oggi stai commè. ochei. ed io che avevo solo baciato il poster dei take that nell’armadio, e fratellodinomedifantasia, un piciacchetto biondo e ricciolino come gesù nelle recite delle elementari e tra l’altro manco colla lingua ma a stampo come i baci in fronte delle elementari, pensai che i baci colla lingua avessero il gusto di wurstel arrostito su forchette bruciate.

un’estista una volta, un’altra, non quella coll’alito di mortadella, attentava alle mie iridi mentre mi de-sopraccigliava raccontandomi del fidanzato che guardava le altre femmine all’agriturismo dove la domenica andavano a mangiare le cibette arrostite e profumate di campagna e di cacca di cavallo. pensai fosse meglio farmi la frangetta e coprirmi la ricrescita delle sopracciglia e che alle mie iridi ci tenevo di più. pensai di nuovo a nomedifantasia e a quando mi disse che come pegno di amore dovevo regalargli il mio swatch nuovo bellissimo nuovissimo e che come pegno di amore dovevo regalare a fratellodinomedifantasia il mio altro swatch quello medio nuovo bello nuovo e non ci pensai due volte a donare i miei due swatch a quei due fratelli che m’avevan donato i baci a stampo e ai wurstel più belli della mia vita. finita l’estate e colle mie sopracciglia teocoliane-bergomiane dell’epoca tornai a casa e ci separammo e i pianti di amore, i cuori sul diario, le cartoline e chissà che ora è boh che importa. fui brutalmente lasciata di lì a qualche giorno con una telefonata. non so dire che ora fosse. scusatemi.

cis

LA STORIA VERA DELLA SIGNORINA ELLE CHE UNA VOLTA INGOIÒ UNA PENNA ROSSA E COMINCIÒ A SANGUINARE DAL PALATO. A CHI LE DOMANDAVA ALLARMATO MA CHE T’HA PRESO CHE T’INGOI UNA PENNA E PER DI PIÙ ROSSA E COLORE DEL SANGUE ELLA RISPONDEA ERA UNA PENNA DI QUELLE PAPER MATE CANCELLABILI.

e c’era il campo di girasoli altissimi quasi toccant’il cielo e c’era i baci che ti volevo dare altissimi come quei girasoli che erano coalti e allora decisero di fare amicizia. ciao signor girasole mio coalto facciam’amiciza chiese il bacio altissimo al girasole altissimo anch’esso e allora il girasole risposegli ma certo  signor bacio che facciamo amicizia sono molto solo io, ma mica lo sapevo prima di fare la tua conoscenza e quindi adesso consapevole della mia solitudo alta come me e come te io senza di te sto peggio che con te. mai si sbilanciava, mai. t’ho mai detto signor girasole che mi piaci molto? no, non me l’hai detto, il girasole replicando. no, non me lo dire, il girasole spaventato, paventando l’ignoto quel distruggi equilibri d’un ignoto. dimmelo, pensava. dimmelo colla mente. allora il bacio, che amava raccontare storie, gli raccontò la storia famosissima di potino e potina che da piccoli si fecero una promessa col sangue finto dei giochi col sangue finto e si promisero che mai a nessuno avrebbero rivelato la promessa fatta col sangue finto dei giochi col sangue finto tant’è che a noi non è mai pervenuto nulla riguardo la promessa succitata. potina e potino sappiamo solo che si amarono per sempre segretamente e potino sposò un surrogato e potina pure ma potina se n’accorse della surrogataggine del suo surrogato e si trasferì in una roulotte nei pressi d’un lago verde acqua coi pesci d’acqua salata frequentato dagli estimatori tedeschi e qualcuno inglese, ma pochi. potino invece visse cent’anni fintamente felice ‘ché fumava la pipa e gli alleviava i brutti pensieri. il girasole dopo che il bacio ebbe raccontatagli la storia di potino e potina anche detta lastoriapiùbelladelmondodellestorie s’inginocchiò e disse al bacio anche se fossimo stati non coalti io tamav’uguale e i congiuntivi pure approverebber’ il nostr’amore e s’inchinerebbero al nostr’amore.

e c’era i baci altissimi che ti volevo dare, altissimi come me.

girasoli