C’era la luna color champagne e avevi gli occhi belli. sottotitolo: san valentino diviso due fa uno

Lara aveva gli occhi belli. La luna aveva gli occhi belli. Lui aveva gli occhi belli.

loveeTrattavasi del tipico momento nonmimangiopiùleunghie, potreiberelatte e guidereisottolapioggia.

Il momento non doveva più finire.

Lara aveva gli occhi belli. La luna e lui pure.

Luna ti prego resta ferma dove sei.

Momenti come quelli accadevano nell’immaginazione di Lara anche settemila volte al giorno, poi si fingeva cinica e disillusa e si ammusava cancellandoli colla gomma pane.

Restavano sul foglio i segni di quei momenti belli cogli occhi belli e Lara era costretta ahilei a riviverli.

Quando però quei momenti immaginati capitavano (e diciamolo con estrema sincerità dalle 0 alle uno volte in un anno in tempi floridi) nella realtà, allora sì che le cose si decontornizzavano e Lara perdeva la testa.

Lara aveva perso la testa per lui dagli occhi belli che sotto quella luna color champagne cogli occhi belli l’aveva guardata come nessuno l’aveva guardata mai.

In realtà qualcun altro già l’aveva guardata così.

Ma come ti guardano gli altri alla fine lo decidi tu. Maledette percezioni soggettive e opportunistiche.

Ma ogni volta per Lara era la prima.

La luna, Lara, la luna confonde.

La luna color champagne, Lara, la luna di quel giallo lì t’imputtana.

Lara fingeva solo d’ascoltare i consigli. Alla fine faceva di testa sua. La testa sconsigliata che si ritrovava.

Era la tipica teenager recidiva.

Una teenager di trentanni.

Ho 14 anni da 16 anni, pareva vomitarti in faccia colle minchiate sue.

Le mani di Lara e le gambe di lui. Coi peli da bambino baffuto di seconda media e i piedi da uomo vissuto.

Quelle gambe alla luce del sole.

Il sole è razionale, mica come la luna.

Il sole se ne fotte di sbatterti in faccia luminose e pungenti le cose come stanno.

Deve aver molto sofferto da piccolo il sole per quant’è cattivo e cinico.

fine. titoli di coda. leoneruggitore.

poesia in prosa dal titolo: se la domenica avesse il suffisso in -edì.

il cielo pesante di oggi è il tipico cielo onomatopeicamente domenicale, il tipico cielo da testa pesante e da non so nemmeno che ora sia e non mi interessa tanto non c’ho niente da fare se non contare le ore che separano il non aver niente da fare dal dover fare millesettecento cose. sprechiamo un sacco del nostro tempo libero a pensare al nostro tempo non libero e lo sporchiamo come col sugo le camicie la domenica a pranzo, così. ma questa non è la regola ‘ché la regola fa schifo, la regola puzza di palline di naftalina e ha la forma di spalline di verginella anni ottantanovanta colla forfora sulla giacca e il pomodoro nei denti. ci sta l’eccezione, la signora eccezione, quella profumata di pan di spagna in forno, quella a forma di sogno ad occhi aperti con un occhio chiuso a fare l’occhiolino alla realtà per dire: t’ho fottuto realtà, c’ho i sogni ad occhi aperti io. quando ti piace uno o quando ti piace una la domenica e il colore del cielo non contano perché gli unici colori che riesci a vedere sono quelli del tuo piacimento per quella persona. c’è tipo il piacimento ricambiato che di solito è bicolore ma un bicolore coi colori azzeccati, coi colori che insieme stanno bene. non posso fare esempi: l’ho già detto e lo ribadisco che di colori non ne so niente e non è a trenta e passa anni e in una domenica color pesantezza che comincerò a saperne qualcosa. c’è poi il piacimento tormentato, quello di lei che vuole lui da un sacco di tempo e quando finalmente lui si accorge di volere lei, viene assunto a tempo indeterminato in una fabbrica di cuori spezzati a katmandù e i due non si vedranno mai più; oppure quello di lei che vuole lui, lui pure vuole lei ma lei fa montecchi di cognome e lui capuleti o viceversa o tramaglino o mondella, oppure ancora e infine quello di lui e lei che si amano ma lui ha le mani di forbice e non può abbracciarla se no la trasforma in affettato e allora non staranno mai insieme. questo simpaticissimo tipo di piacimento è di cinque sei sette colori, tipo arcobaleno: all’inizio è color arcobaleno bellissimo, poi si scolorisce uno dei colori, poi l’altro, poi tutti sbiaditi e pure se ti stropicci gli occhi e azioni i tergicristalli della percezione,  nulla da fare sono colori sbiaditi e tu li difenderai finché qualcuno non te li cancellerà col bianchetto indelebile, quello che non hanno ancora inventato ma sono certa che brevetteranno a breve. dunque quando ti piace uno o quando ti piace una la domenica e il colore del cielo non contano perché gli unici colori che riesci a vedere sono quelli del tuo piacimento per quella persona e non fa niente se è domenica e se il cielo sembra solleticarti gli occhi per farti piangere a dirotto, non fa niente perché il cielo ai tuoi occhi non ci potrà nemmeno arrivare ‘ché avrai chiuso le finestre al resto del mondo e al cielo pure. spero mi scusi l’irriverenza il signor cielo , ma credo potrà capire ‘ché sicuro nella vita è stato innamorato di una di quelle belle stelle che stan lì continuamente a stuzzicarlo colle gambe belle e i capelli profumati e chissà quante volte, crocerossino per hobby, ha perso la testa per una ovattosa e depressa nuvola che ha pianto sulle sue spalle e sulle nostre. sì, il cielo mi perdonerà cotanta irriverenza e non fraintenderò il suo essersi fatto scuro in volto come segno d’arrabbiatura. è solo che son le cinque e mezza pi em e s’è stancato di far da capro espiatorio delle nostre meteoropatie.

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