ti odio fa rima con ti amo. rima baciata alla francese.

la chiralità mi fa paura. la chiralità è schizofrenia legittimata dalle leggi della chimica. la chiralità è ciò che siamo quando ci guardiamo allo specchio e riserviamo il sorriso migliore, il ghigno peggiore, la lacrima più densa perché possiamo guardarci e dimenticare per un attimo di riconoscerci. lo specchio mente e incentiva la temibilissima chiralità che ci contraddistingue. siamo chirali siamo stupidi e chirali figli d’una convenzione che ha definito le emozioni le caratteristiche fisiche comportamentali  le ha catalogate le ha inserite in comodissimi e artificialissimi cartoncini attaccati colla colla vinilica e all’uscita non ti facevano uscire senza il pass maschera che t’avevano confezionato su misura. su misura della convenzione.
barbe mi sta bene quel pass maschera mi calza a pennello quasi che quando mi scruto nello specchio mi ci riconosco: la frangia è la stessa il rosso sulle guance pure il sorriso finto sembra quasi quello che riservo alle occasioni migliori. se uno specchio si prendesse la briga di specchiarmi quando rido d’un sorriso vero quando soffro d’una sofferenza vera e quando invidio e son gelosa d’una gelosia e d’una invidia vera, quello specchio si spaccherebbe in mille disgraziatissimi pezzettini ‘ché non sarebbe pronto all’autenticità riflessa e i comodissimi e artificialissimi cartoncini attaccati colla colla vinilica si sfalderebbero come castelli di carta appiccicati collo sputo. quand’ero piccola costruivo modesti e poco ingegnosi castelli di carta e mi piaceva soffiarci su e vederli cadere. quand’ero grande costruisco modesti e poco ingegnosi castelli di carta e spero che nessuno venga a soffiarci su perché ci vorrei andare a vivere su comode sedie di carta di giornale tipo “cioè”con comodi divani di carta di quaderno a righe della prima elementare degli anni novanta.

storia tristissima, quasi tragicissima del numero due che da grande voleva essere un numero primo dispari o un numero non primo e però rimase solo un numero primo, il primo numero primo e l’unico numero primo pari. rimase solo e nessuna comitiva di numeri primi e non primi lo volle mai come amico.

Se avessi il braccialetto coi poteri magici cancellerei da intorno a me la costante sensazione di bilichemozionale. Il bilichemozionale, come nebbiolina composta da moscerini fastidiosi. Il bilichemozionale, quello che ti toglie la lucidità dagli occhi e dal cuore e  ti fa confondere i pensieri mischiandoli come i cerchi delle olimpiadi. Poi hai voglia a provare a districare quei pensieri olimpici, finirai per confonderli di più e i moscerini si riprodurranno e insieme ai neofigli tutt’intorno agli occhi e al cuore ad annebbiar il senno. Se no mi compro una visiera coi poteri magici e cancello da intorno a me sta costante sensazione di bilichemozionale. Il bilichemozionale, come sullo scivolo e dietro tutti ad aspettare e tu però non puoi fermarti e se ti fermi il rumore di scarpa sul ferro come una sgommata ed è artificiale e allora devi continuare a scivolare e dietro tutti ad aspettare e a dirti cosa devi fare e ad annebbiare il senno. Se no mi compro le calze antiscivolo coi poteri magici e cancello da intorno a me sta costante sensazione di bilichemozionale. Il bilichemozionale, quello di quando non sai cos’è, non sai perché, ma più per più non fa più più, ma meno. ma meno male pensi, illudendoti che sia bello vivere in un paradosso a testa in giù e tutti gli altri a testa in su e ti va il sangue alla testa e la puzza dei piedi degli altri,  ma pensi, illudendoti che sia bello così, che prima o poi quelli a testa in su si scoprirà che stavano dal lato sbagliato e tu solo da quello giusto e vi ricongiungerete tutti a testa in giù ad annebbiare a vicenda il senno. se no, io ti do il piede tu dammi la mano e continuiamo a dirci le cose senza dircele: solo collo scorrere battente del sangue nelle vene dei polsi delle mani e dei piedi.

bugiardino