un po’ di fatti sulla more sulla micizia. sottotitolo: a me dispiace per voi che fate dei lavori sicuramente più tristi del mio ma se a voi piacciono va bene. sottotitolo con l’# : #

un po’ di fatti sulla more sulla micizia sulpro secco suglispi naci e soprassedi amo su altri fatti perché se no scade la ttenzione e pure quegli orribili ravioli in frigo non li mangeremo mai danno di acqua di bollitura. so tutto di scienze di prima media qualcosa di scienze di seconda abbastanza di scienze di terza. son stata sgridata perché mi son permessa di scrivere fasce senza i a volte penso che i tempi sono diversi forse nel picfrattempo fasce si scrive con la i si scrive #fasceconlaidiimola con un filtro con le facce sulla faccia le storie di instagram. una volta il mio fidanzato a barcellona ha detto la o di otranto come se gli spagnoli conoscessero otranto forse si scrive #odiotranto. dobbiamo necessariamente rilassarci perché potrebbe scoppiarci una vena potrebbe scoppiarci il cuore dobbiamo necessariamente godere di quelle tre due cose buone che abbiamo tipo il prosecco il mio fidanzato che a barcellona ha detto a uno di barcellona facendo lo spelling la o di otranto come se gli spagnoli conoscessero otranto. tipo una lampada da scrivania che se si fulmina la lampadina in cucina illumina gli spinaci e puoi distinguere il parmigiano dal pecorino abbiamo sempre un piciacco che ti dice non farmi ridere mentre bevo l’acqua e pure c’hai le scarpe di peter pan e pure hai cinquantadue anni e sei obesa e tante cose alcune belle altre brutte ma le cose brutte me ne fregava quando avevo ventanni mò me ne frega di quelle belle quelle brutte colla lampada da scrivania che se si fulmina la lampada della ragione le vedi offuscate le vedi male finisci che non le vedi proprio domani alle sette forse prima sta di nuovo il sole e vedi il sole i piccioni sul balcone i galletti nel latte guai a confondere le cose la vastoviglie la vatrice le cose che piacciono ai grandi il prosecco la micizia ridere delle disgrazie litigare però volersi molto bene i cuori di uozzap verdi per dirsi non litighiamo più i figli piccoli delle altre cento mila cuori di tutti i colori con i bambini non vale quella stronzata dell’anafettività  la more ridere delle disgrazie inventare le canzoni e pure le parole e pensare di avere ventanni senza asctag senza le storie di instagram con le cinte di tela grigie o grige io non lo so più dove va la i.

se vivessi in un palladivetrocollaneve sarei quella che non sa suonare nessuno strumento e non mangia i grissini,manco uno, giuro. sottotitolo: nelle palledivetrocollaneve fa molto caldo.

tipo quella volta che mi misi sul treno di notte per venire a trovarti e le guglie milanesi a scrutare padane le mie occhiaie, occhiaie di notte insonne a raccontare col rumore di rotaia anni duemila a signore con ciambelloni neri come i loro umori che m’ero messa sul treno di notte per venire a trovarti e raccontarti col rumore dei baci di barba rasata ieri avantieri massimo che m’ero messa sul treno a raccontare a signore con ciambelloni neri di te. e ci sedemmo in quel ristorante che pareva un ristorante di roma anche se era milano e ci sedemmo a guardare i menu e il chitarrante suonò per noi note che non ricordo e tu sicuro non ricordi. tu leggevi i saggi non puoi ricordare le note tu. e tra le note dimenticate come post it volati al vento scappiamo dal ristorante perché costava troppo e manco un grissino, giuro, manco uno, scappiamo da queste note che è meglio non ricordare potrebbe farci male quando soli nei nostri letti di bari e milano col saggio tu col romanzo io. meglio il silenzio come colonna sonora di noi due il silenzio che non fa eco nei ricordi. e facemmo l’amore senza baci, l’amore coi baci, l’amore senza amore, l’amore con amore. facemmo l’amore senza nomi e cognomi senza colonne sonore quello che dopo dormi e non importa che ora è dov’è perché, è un sonno senza nome e cognome che non conterai tra le ore di sonno fatte, è transizione. e facemmo l’amore proprio di persona, colle canzoni varie dal tuo stereo, c’era lo stereo ancora o forse era un computer e c’era giovanotti e io ti dissi tipiacegiovanotti tipiacegiovanotti scemocretino e tu dicesti essì mi piace e a me piacevi tu quindi eravamo sullo stesso piano e c’eri tu colla chitarra ai piedi del letto a cantare pallevetroquattro cani per strada il primo è un cane di guerra e nella bocca ossi non ha e nemmeno violenza vive addosso ai muri e non parla mai … e quanto non mi piaceva quella canzone e quanto mi piacevi tu che la cantavi. finimmo molto male io e te. come colonna sonora sarabande di haendel nella capa mia e più mi tappavo le orecchie più il pezzo del secondo minuto e venticinqueventisei incalzava a ricordarmi di quei grissini che non abbiamo
mangiato, giuro, manco uno e pensavo che forse avremmo dovuto e forse avrei dovuto cantare quattro cani per strada accompagnandoti colle maracas o col giambèè e ma io non so suonare nessuno strumento e io ti voglio bene e tu mi vuoi bene e il passato non è mai passato sta lì a guardarci dentrallapalla colla neve colla nebbia di milano mentre scappiamo dal ristorante. non le voglio rompere mai le pallecollaneve del passato, le tengo sulle mensole del mio cuore e ogni tanto le spolvero pure collo swiffer per gli oggetti delicati

prima puntata del romanzo monopuntata in ronzii dal titolo insettinidellamore ai loviù forever

gli insettini dell’amore protagonisti inconsapevoli del voyeurismo italogiamaicano filopessimista volevano solamente fare all’amore e disserosi in linguaggio insettale, che più o meno suona come un linguaggio ronzale, come quando dici mi è sembrato di sentire un ronzio, così disserosi: a me sta venendo voglia assai di fare l’amore con te. cosa scusa? no, niente. dai ora me lo dici. no, dai, una cosa scema, una cosa che non si pensa e non si ronza. e allora io me ne vado a casa a lavarmi le ali. eddai resta facciamo che te lo dico ma mi prometti che non mi prendi in giro. non posso prometterlo. e allora vatti a lavare le ali. e ma le ali le ho lavate stamattina, io voglio che tu me lo dica. (nel frattempo il pizzaiolo enzo della pizzeria da giuseppe diceva alla moglie anna estetista presso il centro estetico pamela ma lo senti sto ronzio tu? e lei ma tu sei tutto matto c’aveva ragione mio padre quando mi disse che dovevo sposare michele il guerrafondaio della pacificheria da ottavio.) e insomma per dire il fatto del pizzaiolo e della moglie che litigavano ronzanti ci siamo persi il bello del dialogo tra i due insettini dell’amore e adesso ce li ritroviamo a fare all’amore nudi come sempre, ma stavolta spogliatisi delle paure e delle inibizioni dell’amore, quando ancora non si è rivelato, come i fiori non ancora sbocciati, come poco prima di fare la cacca, come quando loro non si erano detti che si volevano amare. e stavano facendo un amore forte un amore in corsivo un amore in grassetto e in sottolineato e un amore che pure il vento non portava via. come midori e watanabe. fine della prima puntata del romanzo monopuntata in ronzii dal titolo insettinidellamore ai loviù forever.

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