sei cinque quattro tre due uno. i sogni, quando ci svegliamo sul più bello e quando ci svegliamo sul più brutto. sottotitolo scusativo: paul auster scusami se mi sono permessa di scrivere una mia versione di 4321. sottotitolo di amore: tu pure se sbiadirai io sbiadirò insieme a te e saremo i più bei sbiaditi dell’universo sempre che paul auster nel frattempo non mi abbia denunziato. sottotitolo d’aiuto: sbiadiscimi la denunzia per cortesia, gesù.

i sogni. quando ci svegliamo sul più bello e i sogni quando ci svegliamo sul più brutto e tutti sudati l’affanno le apnee notturne madonna che paura. il più brutto e il più bello non li sapremo mai. avremmo potuto saperli in fondo era un sogno che ci poteva mai capitare se non sudare del sudore finto del sogno o gridare colle voci spezzate deformate dal sogno ma meglio l’insonnia di certi mila sogni interrotti, meglio l’insonnia coi sudori veri freschi la paura vera fresca quella che tremi davvero e non ti puoi svegliare sei già sveglio meglio che sapere che fine avremmo fatto la più bella la più brutta se non fossi partita se non m’avessi lasciato se fossi venuto quel giorno a dirmi non partire o fossi venuto con me. se avessi continuato a dormire mi sarei asciugata il sudore del sogno col coraggio di vedere. sbiadil coraggio di vedere è molto assorbente di un’assorbenza permanente che stampa per sempre come una foto bella che la guardi e dici il colore della maglietta il cielo celeste colla nuvola piccola a chiedere al sole di farsi più là ma il sole non capisce perché la nuvola è troppo piccola e non parla ancora molto bene il sole è grande e resta là la nuvola piccola i sorrisi di quando pensavo che le colonne d’ercole erano al confine tra modugno e bari e che se le oltrepassavi il sole non ti faceva passare altolà ferma là svegliati non puoi guardare come sarebbe andata se non fossi partito per quel viaggio sgretola colonne d’ercole. come sarebbe andata se non mi fossi svegliato. e adesso la foto è sbiadita è venuta male non è ancora sviluppata la camera oscura non funziona bene teniamola ancora a mollo vediamo se riesco a vedere. è che ho letto troppi libri di amore e di russia per non credere che saresti venuto a prendermi col mazzo di fiori che poi mi fanno pure schifo. se il sogno fosse continuato e non ti fossi mai più svegliato e ribelle coraggioso controcorrente sudato e colle corde vocali infiammate avessi deciso di restare lì a guardare come va a finire e va a finire che quel sogno si sarebbe sbiadito come tutte le cose col tempo sbiadiscono pure se usi i migliori detersivi pure se li conservi colle migliori copertine anti sbiadimento tutte le cose sbiadiscono si trasformano in altre cose. non dicevo mai no e lo facevo controvoglia ho fatto del male ma ho visto solo il male che mi è stato fatto forse era bene ma non era uguale al mio bene e quindi non andava bene poco male adesso dico no provo a non fare del male provo a fare del bene non ci rimango male se non mi dai del bene di meno se mi dai del male i contorni sono sbiaditi la mia malinconia li ridisegna ma non son mai stata brava a disegnare li ridisegna male proviamo a risognare quel sogno adesso con altri contorni senza la paura di svegliarci o di continuare a dormire perché adesso sappiamo che tutto sbiadisce che probabilmente se non fossi partita ti saresti svegliata da un sogno sbiadito senza paura di vedere di sapere e avresti potuto raccontare a menadito tutte le foto stampate della tua vita t’avrebbero dato il premio miglior raccontatrice e menadito di foto della vita e pure t’avrebbero insignito di qualche targa per la miglior vita che desideravi e la notte colle targhe di oro e i premi sbiaditi sulla mensola avresti desiderato di non svegliarti dai sogni di come sarebbe stato se fossi partita se tu non m’avessi fermato se adesso tu fossi una foto dai contorni sbiaditi che provo a ridisegnare coi colori a spirito vari colori anche e soprattutto spessi chissà capisco meglio.

che poi dicevo pure citriolo, melenzana e paulo bonolis. sottotitolo abusivo per non pagare la tassa dei sottotitoli da leggere a testa in giù col sangue alla testa in giù: coi capelli di fantaghirò e i pensieri conserti.

Esisteva maria delle robbe così la chiamavamo in casa mia e dintorni di Modugno. Maria delle robbe era un negozio in casa abusivissimo ma quando ero piccola io le cose abusive si chiamavano maria delle robbe o la signora che vende in casa e le sigarette a contrabbando il allamm.jpgvigile all’angolo e il tipo delle sigarette all’altro angolo a volte allo stesso angolo e maria delle robbe in casa  a vendere. Maria delle robbe un giorno che forse bisognava un attimo mettersi in regola che i tempi stavano cambiando e sulle sigarette stava scritto monital e a casa mia fumavano le cortina pacco celeste e bianco e le muratti pacco sul bordò e zia maria e zio nicola le multifilter loro sempre le multifilter pure adesso. Maria delle robbe s’aprì un negozio vero colla saracinesca vera coll’insegna vera ed erano i tempi delle insegne al contrario perché se ce l’avevi dritta dovevi pagare la tassa delle insegne e allora io in macchina quando andavamo a Bari a fare la spesa mi mettevo colla testa in giù per guardare le insegne dritte pensavo che bel gioco quello delle insegne al contrario e il sangue alla testa e le canzoni dei bitols e lucio battisti e la gallina coccodè e pure la cassetta colle canzoni anni sessanta e quella canzone che cantava perché l’hai fatto pensavo che tu fossi felice e pure bandiera gialla mi piaceva molto ma soprattutto perché l’hai fatto pure se non la capivo.  E maria delle robbe e le robbe di maria delle robbe e le due figlie molto belle e il marito tonino che un giorno mi chiese quanti anni hai e io ne avevo otto chiari e tondi e gli risposi cinque e mezzo chiaro e tondo e lui annuì e io mi sono vergognata di quelle vergogne che la sento ancora adesso addosso di quelle menzogne così giganti che ti guardano dall’alto colla mano gigante e non parlano col fiato sul collo a ricordarti madonna ma che figura hai fatto. Non ho guardato più tonino come prima e tonino a dirla tutta mi stava pure simpatico dai tempi di maria delle robbe versione abusiva siam andati insieme pure a cala corvino nella stanza di gerry calà col completo nero gonna e felpa di trussardi al veglione i grandi a ballare a dire che buono il cibo e i piccoli a guardare i grandi ballare e dire che buono il cibo e quand’ero piccola pensavo solo che era tempo perso ad aspettare di diventare non piccola e poter ballare e dire quant’è buono il cibo e poi da non piccola non so ballare una volta mi hanno detto che ballo colle braccia troppo larghe e allora per non dar fastidio alla gente non ho ballato più e quando ballo le braccia le tengo ferme come le insegne al contrario non voglio pagare la tassa delle braccia e ballo abusiva in casa da sola.  ho capito che il mio fidanzato era il mio fidanzato preferito del mondo quando ho ballato colle braccia e ho aperto una boutique di ballo davanti a lui coll’insegna dritta vera e lui ha pure detto madonna come balli male bene.

douson hills 70100. sottotitolo: ditti sempre le cose anche se brutte dittele in faccia e se non c’hai la faccia dittele nell’orecchio e se non c’hai l’orecchio allora non lo so

Passi dal bar barrucchielli e puzza di profumo forte di fidanzato che gliel’ha regalato la fidanzata che l’amica le ha detto per il primo compleanno regalagli un regalo impersonale. L’anno dopo l cuore spezzato per minacciarlo e poi la fedina per legarlo e assicurarti un tradimento di quelli che non vorrai vedere e di cui coprirai la puzza con l’alloro o collarbre magique gusto tutti i frutti così il frutto vero del peccato non lo sgami mezzo alla macedonia. A bari sta il bar barrucchielli che forse si chiama caffè barrucchielli, ma poco importa. non ci entrerò mai.

A beverly hills c’avevan il peach pit e nat. nat poi aprì anche il peach pit by night. io all’inizio pensavo si chiamasse peach pit by nat. ma era night e non nat. comunque era di nat e di night e comunque dentro non ci trovavi puzzolenti a-sopraccigliati di rosa vestiti con minigonnute fidanzate, ma nat e i giri di amori, ma nat e donna martin pre e post verginità e pre e post ritardo mentale lieve e deficit di attenzione, ma donna martin pre e post cadute dalle scale a causa di fidanzati musicisti spingitori molesti. ma nat e due gemelli eterozigotissimi del minnesota. e poi ancora nat ma senza jim & cindy perché cindy doveva tagliare le verdure e sciacquare l’insalata pre e post trasferimento in giappone.

rory e lorelay c’avevan il bar di luke e la storia d’amore tra lorelay & luke e la nonna di rory che prima era stata la mamma di beibi che nessuno può mettere in un angolo e la logorrea fortissima.

a douson creek non c’erano bar. solo parole. tormenti. barchette, poster di ettì barchette finestre scale tormenti parole.

io sono douson creek senza barchette poster di ettì barchette e finestre.

ditti

se vivessi in un palladivetrocollaneve sarei quella che non sa suonare nessuno strumento e non mangia i grissini,manco uno, giuro. sottotitolo: nelle palledivetrocollaneve fa molto caldo.

tipo quella volta che mi misi sul treno di notte per venire a trovarti e le guglie milanesi a scrutare padane le mie occhiaie, occhiaie di notte insonne a raccontare col rumore di rotaia anni duemila a signore con ciambelloni neri come i loro umori che m’ero messa sul treno di notte per venire a trovarti e raccontarti col rumore dei baci di barba rasata ieri avantieri massimo che m’ero messa sul treno a raccontare a signore con ciambelloni neri di te. e ci sedemmo in quel ristorante che pareva un ristorante di roma anche se era milano e ci sedemmo a guardare i menu e il chitarrante suonò per noi note che non ricordo e tu sicuro non ricordi. tu leggevi i saggi non puoi ricordare le note tu. e tra le note dimenticate come post it volati al vento scappiamo dal ristorante perché costava troppo e manco un grissino, giuro, manco uno, scappiamo da queste note che è meglio non ricordare potrebbe farci male quando soli nei nostri letti di bari e milano col saggio tu col romanzo io. meglio il silenzio come colonna sonora di noi due il silenzio che non fa eco nei ricordi. e facemmo l’amore senza baci, l’amore coi baci, l’amore senza amore, l’amore con amore. facemmo l’amore senza nomi e cognomi senza colonne sonore quello che dopo dormi e non importa che ora è dov’è perché, è un sonno senza nome e cognome che non conterai tra le ore di sonno fatte, è transizione. e facemmo l’amore proprio di persona, colle canzoni varie dal tuo stereo, c’era lo stereo ancora o forse era un computer e c’era giovanotti e io ti dissi tipiacegiovanotti tipiacegiovanotti scemocretino e tu dicesti essì mi piace e a me piacevi tu quindi eravamo sullo stesso piano e c’eri tu colla chitarra ai piedi del letto a cantare pallevetroquattro cani per strada il primo è un cane di guerra e nella bocca ossi non ha e nemmeno violenza vive addosso ai muri e non parla mai … e quanto non mi piaceva quella canzone e quanto mi piacevi tu che la cantavi. finimmo molto male io e te. come colonna sonora sarabande di haendel nella capa mia e più mi tappavo le orecchie più il pezzo del secondo minuto e venticinqueventisei incalzava a ricordarmi di quei grissini che non abbiamo
mangiato, giuro, manco uno e pensavo che forse avremmo dovuto e forse avrei dovuto cantare quattro cani per strada accompagnandoti colle maracas o col giambèè e ma io non so suonare nessuno strumento e io ti voglio bene e tu mi vuoi bene e il passato non è mai passato sta lì a guardarci dentrallapalla colla neve colla nebbia di milano mentre scappiamo dal ristorante. non le voglio rompere mai le pallecollaneve del passato, le tengo sulle mensole del mio cuore e ogni tanto le spolvero pure collo swiffer per gli oggetti delicati

Il mio nome preferito da piccola non era Edda. sottotitolo: il mio nome spreferito da piccola non era Cristina

mettiamoci a pensare ‘ché quando pensiamo non possiamo fare male a nessuno, mettiamoci a pensare e facciamoci male. quando in età da confessione dovevo confessarmi, mi sentivo in colpa: non avevo peccati gravi da confessare e allora inventavo i peccati da confessare così il prete almeno non si sarebbe annoiato, Facevo che mi mettevo a pensare ai peccati gravi e mi mettevo  a pensare che eran troppo gravi i peccati gravi perché io potessi in età da confessione averli commessi e allora decidevo di puntare sula quantità e mi mettevo a pensare ai peccati da bambina e mi mettevo a pensare che effettivamente eran davvero quelli i miei peccati e che non era necessario esagerare e che però il prete sicuramente si sarebbe annoiato e io mi sarei sentita in colpa e noiosamente peccaminosa.

sottotitolo: storia inventata travestita da autobiografia di rebecca tal dei tali in arte rebecca.

il gelato fu il protagonista incontrastato della vicenda ,il gelato colla panna. colla panna sul gelato, colla panna per terra, colla panna sotto la scarpa dell’uomo colla scarpa di panna e colla panna nei pensieri dell’uomo colle scarpe brutte. colla panna delle nuvole che non le puoi mangiare, le puoi solo guardare e colla panna nella pancia che costruisce la cacca. il gelato colla panna era amico di tutti :avvolte quando era amico assai diventava gelato doppia panna. io quando la panna mi cade dal gelato mi vien da piangere come quando mio fratello se ne va e allora mi cade dal gelato e io mi sento sola e allora canto la canzone di quando mio fratello sta con me e io mi sento meno sola e non mi cade dal gelato. il mio gelato non voglio che cambi mai. anche se poi lo butto. poi lo riprenderò. poi lo ributterò. quandero piccola il mio gelato preferito era cioccolatepppanna nel cartuccio. quand’ero grande mi piace il gelato all’anguria o al melone o ai frutti che poi ti stufi subito e lo vuoi buttare e vuoi i gusti belli degli altri e la panna si scioglie nei pensieri che stai pensando al posto dell’anguria.

Una notte di bambina che poi notte non era ‘ché mica stavo sveglia di notte nelle notti da bambina , una di quelle notti senza notti di quando ero bambina pensai una cosa bruttissima. sarebbe stato bello sognarla quella cosa bruttissima e non pensarla ‘ché sognarla non era colpa mia, ma pensarla era colpa mia.

mi scoccia se il gelato nel bicchiere resta duro, il gelato diventa liquido e la veritàbrutta vavia .

edda