non strappate il corno all’unicorno che vi diventano gli occhi storti . sottotitolo: non strappate gli occhi storti che vi diventano gli occhi di santa lucia o vi cresce il corno.

eppipuzza di piedi di adolescente puzza di quando sei adolescente ti puzzano i piedi e  non ti accorgi che ti puzzano i piedi e nemmeno che un giorno non digerirai i peperoni e i legumi ti viene la colite e con l’antibiotico ti vengono le altre malattie e il cuore hai trovato un chirurgo bravo che ha richiuso le ferite i punti manco si vedono ogni tanto quando fa freddo fa male ancora ma un dolore leggero che fa ridere e ricordare di quando i fiumi di mercuro cromo a disinfettare, i cerotti, a mantenerlo chiuso colle mani ma niente sanguinava degli scemi cretini che non t’avevano voluto amare. puzza di “ciao debora, mi detteresti la traduzione di latino per domani che son stata impegnata a sbaciucchiarmi co alfredo e non ho potuto farla, oltre che non so tradurre, cioè forse sì, ma non ci provo, c’ho da sbaciucchiarmi io, falla tu la versione, grazie, prendo la penna, vai..” puzza di quando sei adolescente e la versione di latino tanto ci pensa debora e ci pensa debora pure alle cose brutte, le malattie, i soldi, l’inps, i contributi, la partita iva, ci pensa debora a tradurre la paura “ciao debora, mi detteresti la traduzione di tutte le volte che ho paura e mi metto gli occhiali col naso finto e i baffi così non la vedo allo specchio e rido e dico mado che begli occhiali col naso finto e i baffi” e poi mi risalgono i peperoni di quando nel 2000 i compleanni di diciottanni degli amici di classe i vulevan colla salsa tonnata i gamberetti in salsa rosa si usavano molto in quegli anni come i bicchieri di spumante uno due tre quattro cinque e sei il vomito nei bagni le fronti mantenute io mantengo la tua, tu la mia, tanto che ce ne frega, debora traduce e noi non moriremo mai, noi non avremo mai quarantanni, manco trenta, al massimo venti o venticinque colle cassette nella macchina a cantare le stesse canzoni per ore e giorni e mesi a litigare a far la gara a chi sta più male. mò le unghie lunghe a litigare e a far la gara di chi sta meglio di chi è più felice senza mostrare il sali e scendi dei peperoni sotto gli occhiali col naso finto e i baffi che debora non traduce più e le cose brutte le malattie i soldi l’inps i contributi la partita iva e le distanze ogni volta che porto un fardello d’acqua penso che sono grande più di quanto me lo fa pensare sta sopracciglia bianca impettita fiera che sembra una signora anziana al semaforo che vuole passare a tutti i costi anche se è rosso.

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eqquindi?

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