Tityre, tu patulae recubans sub tegmine fagi ? no. ah,ochei. ciao.

la felicità degli altri è come il trailer d’un film che non vedrai mai. la felicità degli altri è come il trailer avvincente, un trailer molto triste o molto felice, un trailer che ti vien voglia fortissimo di vedere il film e poi però al trailer successivo stai già pensando che vuoi vedere fortissimo quell’altro film e così via per tutti i trailer del cinema. poi comincia il film. un altro film. il film che hai scelto di andare a vedere, il film che volevi un sacco vedere o che non volevi vedere per niente e però non volevi litigare con chi voleva un sacco vederlo o il film del momento che se non vedi poi di cosa parli in ascensore, alla fila allo sportello. di cosa parli nella pausa sigaretta cogli amici i colleghi la gente. comincia il film e il trailer te lo sei già scordato e forse sei immerso nel film che stai guardando o nei tuoi pensieri se il film non ti piace. o sei immerso ad interpretare se la coppia davanti a te è una coppia o son due amici  e quante volte son già usciti insieme? si baceranno? si stanno per lasciare? lui ha l’alito pulito di non fumatore? lei usa il filo interdentale? e  i pop corn nei denti,  la distrazione e la voglia spasmodica di togliere quel fottuto pezzo di pop corn dai denti e immagini salvifiche del momento in cui quel fottutissimo pezzo di pop corn sarà tra le dita e al novantanove per cento farà una fine digestiva che non si dice e non si pensa ma che si fa e che fanno tutti. la felicità degli altri è come il pezzo di pop corn nel dente dello sconosciuto, colla lingua che batte sul dente dello sconosciuto e le immagini salvifiche del momento in cui quel fottutissimo pezzo di pop corn sarà tra le dita dello sconosciuto e le dita dello sconosciuto come si muovono? cosa hanno toccato prima di quel pezzo di pop corn? si mangia le unghie? le cura? gli piacciono le sue mani? quando accarezza lo fa colla punta delle dita o a palmo pieno? la felicità degli altri non la puoi conoscere, la intravedi, la sbirci curioso e pensi d’aver capito tutto. la fai rientrare nelle settemila categorie strette e coi contorni in grassetto della tua empiricità, ma la felicità degli altri in quelle categorie ci sta stretta o spacca i bordi e straripa e allora chiudiamo gli occhi o cogli asciugamani buoni del corredo proviamo a contenere lo straripamento. le mie strette categorie non debbono essere messe in discussione, metterle in discussione significa mettermi in discussione. la felicità degli altri puoi accarezzarla colla punta delle dita o a palmo pieno, puoi baciarla con un bacio a stampo o colla lingua, ma le papille gustative passeranno ad un altro trailer ad un altro film ad un altro pop corn immezzo ai denti. rientro nella categoria straripante e col grassetto usurato di quelli che non vanno al cinema e che guardano i film sul letto sul divano mai seduti sempre mezzo stesi o stesi. da soli o al massimo con due tre persone che possibilmente non parlino ogni mezzo secondo e non ridano sguaiati e non anticipino i finali gli inizi le scene di mezzo, che non piangano più di me e che non abbiano voglia di parlare dopo il film più dello strettissimo necessario.

tytire

eqquindi?

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