le cicatrici quelle vere e quelle in senso metaforico – le metafore sono belle come lo zucchero e la pillola va giu.

facciamo un castello di sabbia facciamolo e accertiamoci che nessuno venga dal mare a sputare acqua che possa portarlo via. facciamo un castello di sabbia pure se la sabbia prude e ci infastidisce moltissimo ma facciamolo perché entrambi vogliamo che nessuno venga dal mare a sputare acqua che possa portarlo via. mi sono messa sulla riva distesa a proteggere il castello di sabbia mi sono bagnata di mare caldo fresco e freddo per evitare che qualcuno venisse a portare via quel castello di sabbia. ho tossito fino a vomitare ho rivadiststarnutito fino a fargli dire educati salute e farmi dire educati (coi sorrisi finti) grazie pur di non sciogliere quel castello di sabbia. in quel castello di sabbia colla sabbia spessa e cementosa c’eravamo io e te e tu mi dicevi cogli occhi stanchi e col profumo di tabacco bagnato dall’ umidità barese a forma di spugna color viola chiaro, mi dicevi mi piacciono le tue paure non mi dispiacciono: t’ho creato una fortezza che possa contenerle e mai arginarle che possa contenerle e tu con me insieme andarci a parlare una volta al giorno come i detenuti dentro alle prigioni. alla paura di morire diremo che non abbiam paura di qualcosa che nessuno ha mai descritto e le diremo vattene via paura di morire c’abbiam da vivere ancora. alla paura della solitudine diremo che ci bastiamo e che è una leggenda la paura della solitudine ‘ché non si può aver paura di quello che si è, di quello che si nasce di quello che saremo. nel castello di sabbia che ho costruito per noi la mia solitudine e la tua si completeranno senz’annullarsi, si daranno la mano e camminando nei posti inesplorati dicendosi fatti detti e ridetti, ridendo di risate rise e ri-rise fingendo con amore che i fatti detti e ridetti e le risate già rise siano fatti nuovi di cui ridere cogli occhi semichiusi colle lacrime e le mandibole doloranti. le onde non sono cattive ma s’infrangono inconsapevoli e incontrollate sul castello di sabbia che ho creato per farci vivere la storia di me e di te, che poi è la storia di me e di te che t’infrangi su di me com’un’onda inconsapevole e incontrollata. mi sono messa sulla riva distesa a proteggere il castello di sabbia mi sono messa sulla riva distesa mi sto infastidendo la sabbia prude ma non importa io ci credo ai castelli di sabbia infrangibili.

mi sono messa sulla riva distesa.

2 pensieri su “le cicatrici quelle vere e quelle in senso metaforico – le metafore sono belle come lo zucchero e la pillola va giu.

eqquindi?

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