e-(ssemmes)-se domani e sottolineo domani io non pote-(ssemme)-ssi rivedere te. sottotitolo: m’accontentai (accontento) di quel pog(c)o

e colla costante paura del pogo, rimembrando quel pogo di tanti anni fa, colle lire o cogli euro e le lire mischiati quando facevi la divisione per due per capire il valore dei soldi e capitava che la facessi pure colle ore e allora le tredici erano le sei e mezza di mattina e poi ah no, non si dividono pure le ore, quelle ancora non le valutano. il tempo è invalutabile, valuta e decide e tu zitto e guarda le lancette correre e spartirsi i momenti della tua vita come fossero fonzies appiccicosi sulle dita sui capelli nel cuore. e colla costante paura del pogo, rimembrando quel pogo di tanti anni fa i lividi sulle chiappe le risate come lasonil e passa tutto e ti scrivevo un essemmesse, quando ancora era consueto e si facevano gli squilli per dire ti sto pensando o per dire pensami, e ti scrivevo quando arrivi qui nel pogo vorrei baciarti. e pensavo non scriverò mai più messaggi nel pogo post mille crest, non scriverò mai più essemmesse dopo le dieci di sera. e fu così. perché decisi di optare per i uozzap. e quindi non mi si può dire niente. e coi lividi sulle chiappe e le risate come lasonil e passa tutto, ma non passi tu, non passasti tu, sei passato declinato al presente in mille cinquecento indivisibili persone che non son passate e come lividi sulle chiappe e colle risate troppo smorzate per fungere da lasonil son restate a disegnare strade a senso pogounico con scorciatoie troppo nascoste e impercorribili. e colla costante paura del pogo, mi metto in disparte e mi guardo nel pogo di tanti anni fa colla cinta grigia a stringere jeans troppo larghi a stringere pensieri divisibili come euro quando c’era la lira. quando c’era la lira nel pogo colla costante paura di scivolare sulle birre rovesciate altrui, ti cercavo e non c’eri. quando c’è l’euro nel pogo colla costante paura del pogo per l’altrettanto costante paura di scivolare sugli errori rovesciati miei, ti cerco e non ci sei. sei a fare il pane colla tua donna, sei ad avere mille figli colla tua moglie, sei a cercare di trovare conforto alla tua fidanzata infastidita dal rumore di sottofondo che non le permette di dirti che vuole andare a casa a fare l’amore con te sei solo in una stanza a cercare di risolvere l’eterno dilemma dell’invalutabilità del tempo, solo. tu sali, lui scende, io sulla porta saluto lui, accolgo te, sono l’unica ferma ad osservare il tempo ridermi in faccia e pogarmi addosso spingendomi su pavimenti scivolosi dei miei errori reiteratamente rovesciati. gli unicorni non esistono o se sì, si son fermati ad eboli.

eqquindi?

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