il pianto col muco fa molto film d’essai il pianto gridato fa muccino vecchio stile il pianto colla saliva è roba mia, ladri!!

Una volta ho sognato che ero una pallina del flipper e pure un’altra volta e un’altra ancora fino a che non diventò il mio sogno ricorrente e non riuscivo a fermarmi. Una volta ho ascoltato una canzone di raf fino a farmi finire le lacrime e usare pure la saliva per rendere quel momento un momento da film di piango molto pensando a un amore finito. Quell’amore non era finito manco iniziato se proprio dobbiamo precisare e la saliva al contrario delle lacrime appiccica e soprattutto non assomiglia alle lacrime meglio a sto punto metterci l’acqua o comunque visto che non c’era nessuno in camera con me non c’era manco bisogno di fingere con me stessa di stare piangendo più del dovuto con in sottofondo una canzone di raf. Raf abitava vicino casa di mia nonna. Però non lo so se è una delle tante leggende che mi raccontavano da piccola tipo che mio padre era amico di anna oxa e cristina d’avena abitava a santo spirito e santo spirito era bologna e mia madre era gelosa di anna oxa e mia nonna era innamorata di un cantante di quei tempi di nome cristian e mio fratello si sarebbe potuto chiamare cristian e però io poi ho deciso di chiamarlo col nome del mio amato di quei giorni che però non mi cacava di pezza pure se era napoletano. Una volta sono caduta di bocca sul bidet che a ripensarci manco a l’ultimo minuto oppure a 1000 modi per cadere sul bidet hanno mai immaginato un modo così stupido di cadere e mentre la bocca perdeva sangue pensavo non avrò più la bocca non bacerò mai nessun ragazzo e morirò sola e pure pensavo maledetta cugina che non chiami i soccorsi mentre perdo la bocca i baci e i ragazzi. E poi venne raf le canzoni la lettera di un tale piero con cui ci davamo i baci dietro alle macchine che bagnò in un profumo e dico in perché era proprio bagnata in un profumo tipo sergio tacchini però un po’ troppo e soprattutto molte parole erano cancellate dal profumo e io a piangere sulla lettera che sembrava il primo papiro degli uomini babilonesi per quant’era rovinato di profumo saliva e raf . la canzone diceva stai con me nel bene e nel male stai con me stai con me stai con me stai con me stai con me stai con me tantissime volte e pensavo cogli occhi appiccicati di saliva  madonna che puzza di saliva sta saliva e poi madonna che palle sta saliva appiccicosa e poi infine sono triste per piero che mi ha lasciato o che ho lasciato io boh non so non mi importa voglio solo piangere un poco in maniera esagerata per sembrare brenda di brenda e brendon quando piange per dilan mecchei che poi pure piero c’aveva la cicatrice un po’ più cafona di quella di dilan mecchei ma ce l’aveva e poi pensavo ochei voglio uno che stai con me nel bene e nel male e che stai con me stai con me stai con me stai con me stai con me e non voglio piangere più manco per finta colle lacrime di saliva e di acqua per qualcuno che non stai con me nel bene e nel male voglio poter ascoltare una canzone di tiziano ferro di quelle che per forza piangi per forza ti ricordi che la tua vita fa schifo e che qualcuno ti ha fatto soffrire ti sta facendo soffrire ti farà soffrire voglio ascoltarla ridendo colla saliva e i singhiozzi madonna che ridere che mi fa sta canzone di tiziano ferro ou tiziano cerca di sforzarti che sta canzone proprio non fa piangere per niente ou ma perché piangete tutti intorno a me ah vi fa piangere perché siete tristi e non avete il mio fidanzato cogli occhi cinesi ah tipo che volete un consiglio su se usare l’acqua o la saliva per peggiorare il pianto io dico acqua ma perché la saliva appiccica e puzza non sempre però capita.bren

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di madama farfalla e il suo pedofilo amato e di pettirossi americani inetti. sottotitolo: i pettirossi di bari guarda non ne parliamo nemmeno.

mannaggiaamadamafarfalla

e lei lo aspettò e tutti le dicevano che non dovev’attenderlo ma lei l’aspettava come si aspetta il sabato e la domenica come si aspetta la mezzanotte di natale per aprire i regali come si aspetta qualcosa che sai per certo arriverà. ma lei non sapeva nulla di ornitologia americana, conosceva a stento le basi di ornitologia giapponese e tornerò da te quando sarà tempo per i pettirossi di fare il nido le disse lui coll’accento americano colla giacca da marines cogli occhi d’una forma diversa da quella che vedeva nello specchio e immaginava negli specchi giapponesi. in fondo lei manco voleva dirgli che l’amava, come le farfalle trafitte dagli spilli degli uomini ingordi bloccate nel limbo d’una attesa illusoria. le convinzioni sono spilli che ti autoinfliggi ti bloccano come i chiodi le mani e i piedi di gesù sulla croce. le cose cambiano, signora farfalla, te lo dice la peettibadantina tua coi capelli di gesso, te lo dice la neve che ti cade in testa e t’imbianca il cuore e tu lì a spalarla. la neve del tempo che passa del freddo che gela del lucido giudizio degli altri e tu dentro di te, sotto quel gelo, sotto la neve,
nonostante le plateali certezze ornitologiche sui pettirossi, ci credi. credi che non si muore e che l’unica morte degna d’esser morta è quella per amore, credi che sacrificio faccia rima con unica soluzione e che i pettirossi bou forse hanno avuto dei problemi e non vogliono fare il nido per quest’anno e per quest’altro e quest’altro ancora e lui era bello per quello che rappresentava per te io rinnego la mia religione le mie radici rinnego e mi rinnegano e voi orchestrali suonate la mia tristezza suonate la mia illusione suonate coll’arpa le note dolenti del mio cuore di sushi infranto. e voi signore colle pellicce e voi in piccionaia e voi nei palchetti che vi commuovete collo stomaco vuoto e le lacrime ad idratare le guance invece che stare lì fermi cambiate il finale e toglietemi la spada dalle mani e portatemi dove i pettirossi fanno i nidi e dove le farfalle non vengono trafitte dagli spilli degli uomini.

 

pure pesce d’aprile mi piaceva molto come festa perché si disegnava un pesce su un foglio e si facevano gli scherzi e si diceva pesced’aprile e il tono profumava di emoticon di pacman questa :v

Una volta m’hanno vestito da fiorellino quand’ero piccola a carnevale e poi pure da biancaneve, diciamo spesso da biancaneve perché ero molto pallida e quindi mi stava bene ed ero molto alta e quindi mi stava bene che tutti senza vestirsi parevano i nani e poi i capelli lunghi neri e quindi mi stava bene e una volta da geisha e lì penso che i miei abbiano rischiato che i servizi sociali mi portassero in qualche comunità per minori vestiti da geishi meno male all’epoca i servizi sociali funzionavano male e negli uffici si beveva il caffè e basta mò si dicono pure le ricette vegane e ogni tanto controllano se qualche minore è vestito da geisha a me andò bene e comunque mi stava bene pure il vestito da geisha perché ero molto pallida e quindi si risparmiava sul trucco e dopo l’esperienza del vestito di pierrot e della lacrima nera dipinta che sdipinsi colla lacrima vera allora forse volevano risparmiare sul trucco comunque ci andò bene e rimasi a casa mia e carnevale cade proprio nel periodo del mio compleanno facciamo la festa tutti vestiti a maschera madonna che gioia che quasi quasi mi nascondo sotto lo zucchero a velo delle chiacchiere tanto in foto vengo sempre cogli occhi rossi trentamila lire di rullino di occhi rossi prova a non fare gli occhi rossi nelle foto va bene ci provo o mi nascondo sotto lo zucchero a velo delle chiacchiere e i coriandoli madonna che casino siamo sicuri che sia il caso di fare una festa di carnevale mi accontento di gira la moda o l’allegro chirurgo e ciobar che poi miriam viene a casa mia solo quand’è il mio compleanno e stefania m’ha fatto arrabbiare che fa sempre l’infame alla maestra e ilaria è molto bella pure se ha gli occhiali pure io voglio gli occhiali sei ipermetrope li voglio lo stesso voglio gli occhiali l’apparecchio e il gesso al braccio hai i denti dritti e non sei caduta ah li voglio lo stesso. Le cornici si usava regalare e gli album di foto e i diari segreti e i porta gioie che uno si faceva i buchi agli orecchie solo per poterli riempire e gli album di foto cogli occhi rossi e i diari segreti coi disegni di me colle gonne a palloncino che poi da grande ce l’ho davvero la gonna a palloncino e mi sta bene perché sono pallida e alta credo e i disegni di me colle gonne a palloncino e i fidanzati sempre più bassi di me coi capelli di ken e le cinture marroni e i mocassini e i tegolini negli zaini schiacciati a leccare la plastichina fogli e fogli di analisi grammaticale e logica mai fatti, i problemi colla calcolatrice in ufficio di mia madre a fare gli scontrini coi numeri inventati da grande voglio fare la farmacista per staccare i talloncini dei farmaci poi da grande i talloncini dei farmaci non esistono più quindi da grande voglio fare la maestra che poi più o meno è successo volevo essere marco columbro di caro maestro però se mi faccio crescere i baffi volendo ci riesco. mah

Mò da grande se facciamo un bambino verrà con una voglia a forma di piedi appiccicati sotto al piumone madonna che belli verrà col naso tuo piccolo minuscolo appiccicato sulla faccia colla plastilina da un bambino e lasciato lì dimenticato che poi il bambino è andato a giocare colle macchinine o colle barbies se gli piacevano le barbies. Però voglio prima farmi un viaggio grosso prima del bambino che poi i bambini in vacanza il sole tiepido della mattina presto o del pomeriggio e la sabbia in faccia agli altri eh mi scusi ma il mio bambino ha un naso minuscolo appiccicato sulla faccia colla plastilina mi scusi se le butta la sabbia in faccia. E poi chiamarlo in disparte e dirgli bravo che hai buttato la sabbia in faccia a quella scema cretina però non lo fare più e vai col figlio col nasino appiccicato minuscolo e pure schizofrenico.

per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole coraggio e pure una laurea in medicina o devi essere una bilancia umana oppure un assassino ma anche un assassino con un complice che ti passa il cuore così tu lo puoi pesare con entrambe le mani, ma soprattutto io dico almeno dieci decagrammi. sottotitolo: i piciacchi fino alle medie non sanno pronunziare la parola fuxia e dicono fuschian.

Ho incontrato la me di vent’anni fa l’ho incontrata tra fogli a quadretti pasticciati con penne pilot blu comprate col resto delle sigarette, penne pilot nere rubate a mio padre prese in prestito da mio padre e mai più restituite.  penne blu e nere che pasticciavano pensieri sgrammaticati e bimbiminchia solitudine e pezzi di canzoni di carmen consoli lacrime bagna pilot quaderno bagnato virgolette tante virgolette. ho incontrato la me di vent’anni fa tra gonne troppo lunghe a coprire gambe lunghe viste con occhi deformanti e allora copriamole, copriamo la fronte, copriamo i pensieri pasticciamoci i capelli e inventiamoci canzoni per far ridere le persone poi ridi troppo forte e decidi che io mentre tu ridi devo piangere piangermi addosso e scrivere pensieri sgrammaticati e cuoricini ho sempre solo saputo disegnare cuoricini e fiorellini ma quando i piciacchi mi chiedono MI DISEGNI UN CUORE BELLO COME LO SAPETE DISEGNARE VOI GRANDI? io mi inquieto. Come glielo dico che so disegnare cuoricini piccoli e segreti e non sono brava a disegnare i cuori belli come sanno disegnarli i grandi vorrei dirgli MI DISEGNI UN CUORE BELLO COME LO SAPETE DISEGNARE VOI PICIACCHI CHE NOI GRANDI NON SAPPIAMO DISEGNARE MICA CUORI BELLI NOI SAPPIAMO DISTRUGGERE I CUORI BELLI E QUELLI BRUTTI E NON LI INNAFFIAMO I FIORELLINI CE NE DIMENTICHIAMO E CI DIMENTICHIAMO LE CHIAVI LA RICARICA BUTTIAMO PER SBAGLIO NELLA SPAZZATURA LE COSE IMPORTANTI BUTTIAMO LE PERSONE NELLA SPAZZATURA PER NON DIRE SCUSA PER NON DIRE GRAZIE PER NON DIRE TI VOGLIO MOLTO BENE O TI VOGLIO MOLTO AMARE ma non posso dirgli che i grandi non sanno disegnare i cuori belli o raccontargli che il sopracciglio bianco che STAI FISSANDO A ME PIACE E NON ME LO TOLGO APPOSTA, che vorrei abbracciare forte la me di vent’anni fa e dire abbraccia ogni tanto, se no continuerai ad essere l’unica senza varicella e orecchioni, dai i baci senza zigomate, e scopriti quelle gambe che soccarine, guarda negli occhi e non ti fare mai più quella frangetta che ti sta male, ou, fai schifo colla frangia, c’hai la fronte piccola, non ti sta bene e mostrali i pensieri perché sosscemi, ma soccarini. NON POSSO DIRGLI che i cuori che MAN MANO CHE CRESCERAI I TUOI CUORI DIVENTERANNO SEMPRE più piccoli e poi scompariranno, allora gli dico ECCOTI IL CUORE BELLO PER TE gigantissimo, madonna che cuore immenso, CHE BELLI I CUORI DI VOI. mann

di bugie col naso di carota e l’amore è quella cosa che prego si accomodi e poi ti togli le scarpe e non esci più. sottotitolo: Certe coppie profumano di soffritto puzzolente coll’olio del discount e la cipolla vecchia e tagliata male e il sedano ah non ce l’avevo e la carota sta nel frigo ammuffita profumano di soffritto senza cura profumano di soffritto che si brucerà lasciato lì al suo destino di soffritto. Il soffritto non ha un destino e non ha consapevolezza. Va un attimo seguito. Certe coppie profumano di soffritto già pronto quello surgelato non ho tempo per il soffritto lo compro già pronto surgelato come il mio amore per te lo scongelo per l’occasione.

la neve è una bugia gigante che ci piace raccontarci. la neve ci piace molto perché è bianca, almeno così ce l’immaginiamo poi in realtà è acqua sporca e se vuoi la trovi anche nel freezer. la neve ci piace molto perché qui dove viviamo noi non nevica mai. la neve ci piace molto per quel discorso delle palle di neve e dei pupazzi di neve coi berretti di lana e le carote al posto del naso, poi in realtà se ti becca na palla di neve in faccia, muori e le carote non dei film tutto sembrano tranne che nasi di pupazzi di neve. i miei ricordi legati alla neve sono di quando la vidi la prima volta e volevo mangiare un fiocco di neve e mi gelai un dente e quando la vidi la seconda volta e a baciarci coi cappotti di fiocchi di neve sotto una stanza di ospedale come se quei baci bagnati di neve potessero cambiare il fatto che ci eravamo tanto amati. poi altre nevi meno romantiche tipo quella volta che mi scivolavano i piedi e quell’altra in cui mi scivolavano le ruote.  bugiepoi la neve bellissima quella di la scuola è chiusa altri due giorni possiamo stare ancora mille sei cento ottanta nove mila ore sul letto a dirci i fatti sempre gli stessi a ridere cogli occhi cinesi tu e io pure ma tu cinesi davvero io no. e il cappello sugli occhi e la neve negli occhi e senza scarpe della colmar sulla neve non sei nessuno. come quella volta che siamo stati ore indefinite a ridere, ore di quelle così onomatopeicamente attimi da pensare è sempre le dieci di sera. Orario totalmente disimpegnato. Orario in cui tutto può ancora succedere. e successe la felicità. la felicità una volta era una bugia gigante che mi piaceva raccontarmi. poi il mio pupazzo di neve non s’è sciolto e see ma non è possibile mò ci butto sopra le lacrime di sale grosso per i pupazzi sciolti passati see ma non è possibile e allora a questo punto facciamo un soffritto colla carota col sedano e colla cipolla un soffritto fatto bene colle verdure per soffritto tritate bene sottili un soffritto coi colori mischiati: aranciò verde e color cipolla.

 

i giorni di festa come il burro sulle mani e coll’acqua non se ne viene e pensi è indelebile e poi è bugia. sottotitolo doppiato da michael bublè: tutto il party di capodanno col maglione allammersa.

I fatti di natale e di capodanno e anche di quei giorni tra natale e capodanno che sembrano tutti domenica venerdì e sabato e i baci i microbi auguri a tutti sono malato non baciamoci è bugia sto bene ma non voglio i microbi e i baci di auguri solo uno ochei. Le femmine tutte aggiustate mado ma che eleganza e poi sono i vestiti di h&m dieci euro e ti fai il capodanno mado ma che eleganza alle magre stanno sempre molto bene gli abiti pure quelli di dieci euro. A me i vestiti di dieci euro sembrano vestiti di un euro alcuni mi stanno bene ma dagli undici euro in su. Le femmine tutte aggiustate a dire fa troppo freddo non me lo tolgo il giubbotto e tutta la sera del party col giubbotto perché fa freddo, dicono, secondo me perché un’altra c’aveva lo stesso vestito di h&m da dieci euro mado che figura mi tengo il giubbotto c’ho la scusa del freddo. parBello sto giubbottino da dove l’hai preso? Non lo so me l’hanno regalato. Sicuro roba di h&m quando dicono non lo so me l’hanno regalato. Alcuni cantanti e musicisti a cantare le canzoni a ballare fortissimo l’acido lattico dall’anno prossimo vado in palestra ma è già l’anno prossimo e allora facciamo dal prossimo ancora perché debbo mettere i soldi da parte per quest’estate. che facciamo a pasquetta st’anno stanno un sacco di ponti sono morti molti personaggi l’anno che è passato. son stato bravo su fb non me ne sono perso uno di necrologio pure col meteo me la son cavata e nel periodo referendum ero sempre sul pezzo mò controllo a immagini del profilo come sto messo benone ho collezionato tutte le foto colle bandiere rotte dall’isis. Secondo me mi danno il profilo elite di fb per bravura e diligenza. E poi tutti vengono e se ne vanno e l’aeroporto e la stazione e i bagagli in macchina la cacca il vomito la febbre gli starnuti le ricerche su google meningite tumori vari pipì colore preoccupante unghie cresciute allergia alle unghie allergia al pandoro allergia a non te ne andare ti prego resta dormiamo fino all’una e poi facciamo colazione coi plumcake e la nutella e non mi ricordo come si lavora e non mi ricordo da che giorno della settimana si inizia a contare. Non me lo tolgo il giubbotto così ricominciamo daccapo i regali tre due uno il bacio a gesù bambino dammelo tu gesù non prenderla sul personale è che poi se vedono che a te lo do e a loro no ci rimangono male mena fai il bravo e domani è ventidue dicembre di h&m e siccome non sono magra sembra due gennaio.

la fortuna della parola amore è che è proprio una parola che suona bene perché voglio proprio vedere se amore si diceva col nome di quel vulcano finlandese che qualche anno fa si ruppe. sottotitolo: ho cercato su gugol vulcani rotti e si dice Eyjafjallajökull.

l’amore è facile come staccare i didietro delle figurine, senza unghie fai coi denti. l’amore è difficile come staccare didietro di figurine da non figurine coi denti e le unghie.

Eyjafjallajökull

Poi io abuso della parola amore e tutti abusiamo della parola amore perché è proprio una parola che suona bene e poi nei film quante mila volte l’hanno detta e poi stanno proprio i film che si chiamano film d’amore e stanno sempre due che all’inizio non si conoscono e poi sì, piacere piacere e che ne dici se qualche sera non so se non hai di meglio da fare se ti va ma forse sei fidanzata no non sono fidanzata certo che mi va mi va molto allora alle sette da te facciamo le sette e mezza ah ochei alle sette e mezza allora facciamo cinema e birretta eh facciamo cinema e vino perché so allergica alla birra mi gonfia ah ochei solo cinema film d’amore o d’avventura facciamo cartone animato ah ochei facciamo cartone animato e poi durante il film madonna che palle di film speriamo finisca presto voglio capire se i suoi occhi sono marrone scuro o chiaro e le mani non le ho viste bene le tiene fisse nei pop corn e ti è piaciuto il film madonna un sacco e già pure a me un bacio il secondo bacio il primo senza lingua il secondo colla e poi ciao notte son stato bene son stata bene pure io. E poi cominciano a frequentarsi e tutto va bene e la colonna sonora di amore e scene solo musica e baci e rotolamenti nell’erba di un parco e pic nic e vino e tovagliette a quadrettoni rossi e bianchi e poi nel letto sempre colla musica e i baci e gli abbracci e occhi negli occhi e poi la musica finisce e succede qualcosa che metterà a repentaglio sta coppia neonata. Tipo: lei malata d’una brutta malattia e dice e no vabe ma io non voglio che lui stia con me solo perché sono malata e né poi vorrei rovinargli l’esistenza e allora lo lascia ma non gli dice il perché e lui la incontra al loro parchetto coll’erba quello dove s’erano baciati senza parole solo colla musica di amore di sottofondo  la vede che parla e s’abbraccia con uno e allora lui pensa ma vedi sta farabuttessa m’ha lasciato per un altro e invece quell’altro è il medico di lei che la sta consolando e allora lui per ripicca si vede con una e lei per caso lo incontra con quell’una e non sa che lui lo sta facendo per ripicca e che non fa altro che pensare a lei e non sapendolo pensa ma vedi sto farabutto ho fatto bene a lasciarlo. Altra canzone di amore di lui che piange nel suo letto e ripensa ai momenti dell’altra canzone di amore di lui e lei felici e lei che nel suo letto di ospedale ripensa ai momenti dell’altra canzone di amore di lui e lei felici. E poi succede qualcosa per cui tutto si chiarisce e lui va da lei che tra l’altro ha appena saputo che avevano sbagliato a darle i risultati delle analisi e che è sanissima e lei che va da lui che tra l’altro ha appena saputo che ha avuto un contratto a tempo indeterminato a hong kong  e si incontrano a metà strada si baciano fortissimo colla lingua e lei dice non sono malata ti amo scusa e lui ti amo anch’io devo andare a hong kong vuoi venire con me? No, non posso. Ah ochei. Non mi chiedi di restare? No. Ah ochei. E a piangere fortissimo tutti colla musica e senza parole.

Poi a un certo punto i cinemisti hanno deciso di chiamare questo tipo di film film drammatici però prima si chiamavano film di amore e comunque amore e dramma c’hanno fatto credere sia la stessa cosa e pure c’hanno fatto credere che esistono dei momenti nella vita sui prati colle tovagliette da pic nic senza parole e solo colla musica. Non è vero. L’amore è più semplice pure d’una tovaglietta biancherrossa del mercato, è che a noi ci piace complicarlo colle colonne sonore strazzamutande per poterlo scrivere sul diario e poterci piangere addosso e asciugare colle tovagliette biancherrosse del mercato.

se son rose, fioriranno in vasi di mogli tradite da mariti traditori. sottotitolo: diffidare di chi voleva più bene all’ape maia che all’ape magà, quella bellina dell’ape magà. pipurrà.

non mi piacciono i fiori, li trovo inutili ornamenti che puzzano di cimitero, regali di mariti traditori a mogli tradite che preferiscono riempire vasi dal discutibile gusto estetico che ammettere d’aver sposato l’uomo sbagliato o quello giusto per riempire vasi dal discutibile gusto estetico, ma tu regalami un fiore di quelli bianchi e gialli oppure solo bianchi tipo margherite o di campo, che non profumino troppo e non rimandino ai cimiteri, lo metterò in un bicchiere della nutella o in una tazza o forse dimenticherò di dargli l’acqua e diventerà un onesto fiore secco che non nasconde i piedi nell’acqua. gli abbracci, manco quelli m’aggradan granché, li trovo ostentanti e sdolcinati e doppiogiochisti e diffido degli abbracciatori facili e odio l’iniziativa abbracci gratis perché se potessi ti darei cento euro per non farti pensare nemmeno lontanamente di venire ad abbracciarmi per strada mentre sovrappensiero passeggio evitando gli sguardi e gli aliti estranei di passanti shoppinghisti, ma tu abbracciami, di quegli abbracci spezza ossa e ripara cuore, fallo pure e ricambierò con un abbraccio molesto da koala buono. e sono una che sbriciola pezzi di pane su tovaglie di lusso e bicchieri a righine e senza mettere il tovagliolo sulle gambe ci si pulisce la bocca perché per quello esistono i tovaglioli o per taschini di ricchi signori e sono una che sbriciola pezzi di se da lasciare su tovaglie di lusso che camerieri solerti butteranno via in cestini raccogli briciole. ho bigliettini da visita scritti su carta igienica viola col numero scritto colla penna che si cancella scritto con rossetto da due soldi che va via dopo otto bonssecondi o coll’inchiostro simpatico che a me sta per niente simpatico a dir la verità.  e poi se riesci a leggere richiamami, richiamami se riesci ad apprezzare la carta igienica viola e a ridere alle battute dell’inchiostro simpatico e se mi abbracci sta attento a non toccarmi perché poi ci credo e non c’è niente da crederci perché non mi piacciono i fiori e gli abbracci e poi subito dopo mi piacciono e perché sbriciolo pezzi di pane su tovaglie costose e ho paura dei tuoni del vento degli incendi e debbo sapere sempre dov’è situato il bagno e ho freddo ai piedi al naso e alle mani. e se mi abbracci fallo di quegli abbracci bianchi e gialli, tipo margherite o fiori di campo quelli coi petali alternati per un m’ama m’ama m’ama m’ama, m’ama.

 

 

c’ho il cuore rosa a spirito come nei disegni all’asilo a spirito. sottotitolo: nel nome del padre del figlio e del colore a spirito.

c’ho il cuore rosa
a spirito spirit
come nei disegni all’asilo
a spirito

c’ho il cuore rosa colorato col colore a spirito grosso, la carta è sottile. colorato fortissimo e debbo soffiare per fare asciugare il colore e non toccare, se tocco si buca la carta sottile, si spezza e ci metto lo sputo per riattaccare, lo sputo come colla però la parte finale che non attacca e allora cerchi il segno dello scotch senza le unghie lo cerchi coi denti la saliva dello sputo mentre cerchi coi denti e si bagna lo scotch non si stacca mai più. il cuore rosa a spirito come nei disegni all’asilo, a spirito coll’odore di spirito. colora a pastello la prossima volta, leggero, col rosa pastello. il foglio sottile ti ringrazierà intatto. e ma c’ho il cuore rosa a spirito non a pastello ti giuro che coloro piano e non si spezzerà stavolta coloro piano e non si spezzerà e lo sputo in bocca per occasioni migliori rivolto a persone peggiori. coloro pianissimo soprattutto al centro dove il cuore è più delicato e fragile e coloro colla punta reclinata o forse aiutami tu a colorare ch’io non ho mai saputo colorare e figuriamoci i cuori. so fare i bordi e so oltrepassarli col colore e senza colore so fare bordi così valicabili che pure uno sputo rosa pastello li farebbe straripare so fare i bordi però bordini rosa a spirito e poi scappa la mano e scappa il colore e straripano i bordi si spacca la diga e affogo aiuto affogo nel rosa a spirito del cuore rosa a spirito come nei disegni all’asilo.

tutto come pRIMA (NI) sottotitolo: rimani fa rima con domani dopodopomani e dopodopodopodopodopodopodopodomani e quindi secondo la legge di gdguidhguoyfg con sempre

osservavo le mie barbies giocare a fare le donnine problematiche. La più bella mi tradì con un taglio di capelli sbagliato che la rese troppo mascolina per continuare ad essere la mia barbie preferita. La punii affibbiandole il ruolo della barbie più problematica quella che ruba i kens alle amiche quella che si ubriaca di aranciata di plastica e fa indigestione di uova di plastica e che minaccia di buttarsi dal balcone della casa di campagna bianca e rossa di plastica per stare al centro dell’attenzione perché tanto non si sarebbe mai fatta male perché tanto sei di plastica bellina e c’hai due tette appuntite che ti frenano la caduta. Da quando barbie capelli lunghi e belli era diventata barbie capelli corti tagliati male – che poi non sono una parrucchiera ero piccola che ne potevo sapere che alle barbies i capelli non sarebbero riscresciuti alla velocità imbarazzante con cui crescevano a me e poi pure a me chettina la parrucchiera aveva tagliato i capelli a caschetto da bambina e le avevo detto in lacrime chettina io adesso vado a casa prendo la pistola di vigile di mio padre e ti uccido e però ero piccola immezzo alle lacrime che ne potevo sapere che i capelli mi sarebbero ricresciuti alla velocità imbarazzante con cui mi crescevano – da quando barbie capelli lunghi e belli era diventata barbie capelli corti tagliati male non me ne fregava più niente di giocare colle barbies e le osservavo giocare a fare le donnine problematiche. Cucivo i loro vestiti, molto male, ma ci provavo la parte che più mi piaceva era cucire le ciappette che non so come si chiamano in italiano ma servivano a chiudere i vestiti e le vestaglie. Cucivo molte vestaglie. È bugia solo una. Però è più bello fingere che ne cucivo molte. E ken era sempre nudo non sapevo cucire abiti da uomo colla stessa rimanidestrezza con cui cucivo quelli da donna. È bugia anche questo, ma suona meglio. È bugia tutto quello che ho scritto tranne il fatto di chettina e dei capelli a caschetto e della pistola e dei capelli corti della mia barbie preferita e che ken era sempre nudo e della ciappetta e della vestaglia unica e delle lacrime. È bugia che la mia paura preferita è quella delle scosse di terremoto perché la mia paura preferita è non poterti svegliare in piena notte per dirti che ho paura delle scosse di terremoto. È bugia che il mio colore preferito è il verdone e il bordò perché il mio colore preferito sei tu e siccome il tuo colore preferito è il  blu meglio ancora perché fa rima e le rime non sono mai bugie tranne le rime forzate però io mi sa che faccio rima con te e c’ho paura che qualche esteta delle rime oppure qualche pignolo delle rime viene colla penna rossa a cancellare la rima nostra che fa rima con se no prendo la pistola di mio padre vigile. È bugia della pistola di vigile di mio padre.

un po’ di fatti sulle femmine e delle femmine. prima parte del romanzo dal titolo: globuli rosa oppure Questo romanzo contiene kinder cereali e mestruo.

Un po’ di fatti sulle femmine e delle femmine. Le femmine ce ne sono di vari tipi. Tutte però c’hanno le mestruazioni tipo da piccole verso gli undici dodici anni e poi a un certo punto non ce le hanno per vari motivi alcuni felici altri tristi tipo una gravidanza o un problema ormonale oppure la menopausa e in quel caso non avranno mai più le mestruazioni e quindi bisogna sempre accertarsi di non avere assorbenti in esubero perché se no ogni volta apri il mobile li vedi e pensi sto in menopausa.femm Le mestruazioni vuol dire che esiste un premestruazioni che prevede bulimia tendenze suicide e omicide brufoli veri o presunti paura dei brufoli veri o presunti bulimia tendenze suicide e omicide odio indistinto nei confronti di tutti gli esseri umani soprattutto maschi e poi ancora bulimia tendenze suicide e omicide. Ma le femmine non sono solo le mestruazioni e il premestruazioni perché sono anche il post mestruazioni e quindi sono fanciulle dolci e simpatiche che non ucciderebbero mai nessuno manco un moscerino anzi se uccidi un moscerino davanti a una fanciulla quella ti dirà sei una persona orribile e poi però la fanciulla tranne quelle un po’ animaliste da sola in camera uccide il moscerino e solo che c’ha la tendenza materna forte e quindi poi lo chiude in un fazzoletto pentita e ogni tanto va a guardare l’atrocità compiuta pensando vabe dovevo. Le femmine hanno sempre una giustificazione a tutto. Le femmine hanno sempre ragione. Le femmine hanno sempre ragione sia sulle altre femmine che e soprattutto su quegli esseri moscerinici che sono i maschi. I maschi non hanno mai ragione. Hanno ragione solo se ti danno ragione e anzi in quel caso la vicenda si fa complicata e potrebbe verificarsi un misanderstunding che non lo so come si scrive ma non c’è problema perché le femmine trovano comunque un modo per risolverlo al massimo scoppiano a piangere e diventano orribili col muco e gli occhi gonfi e iniziano a blaterare. Le femmine da sole in camera hanno molti dubbi e pensano alle cose della vita ad esempio ai maschi poi pure ai maschi e se avanza tempo ai maschi. Le femmine in camera colle amiche hanno molti dubbi e pensano alle cose della vita ad esempio ai maschi poi pure ai maschi e se avanza tempo ai maschi. Ma hanno ragione ad avere molti dubbi e pensare alle cose della vita ad esempio ai maschi poi pure ai maschi e se avanza tempo ai maschi. Le femmine hanno sempre ragione.fine prima parte.

le x da una parte i termini noti dall’altra in maniera ordinata la somma dei quadrati dei cateti equivale al quadrato dell’ipotenusa e altre regole che ho scritto a matita la mole da una parte l’amore dall’altra in maniera ordinata la somma dei quadrati di tutte le volte che saddam hussein voleva rubarmi il lobo equivale a 0 e l’ipotenusa è come lucy habbott che un giorno visse la disavventura di essere una bambina senza cognome.

Il professor luisi spiegava la mole in chimica e io capivo l’amore e scrivevo l’amore e prendevo appunti sul fantomatico argomento l’amore e pensavo ma vedi che bella la chimica che prova a spiegare l’amore e non ascoltavo nulla di quello che appuntavo pensavo solo chissà mò ci capirò qualcosa che finora ho solo capito che nicola delle elementari non mi voleva perché non aveva messo la crocetta sul sì a ti vuoi mettere con me e però non piansi perché il mio pensiero principale all’epoca era  non pensare a saddam hussein e pensare un po’ di più a faruk kassam e al suo lobo tagliato e proteggermi da saddam hussein e dai lobi tagliati ai bambini ricchi mamma e papà vi prego restiamo poveri per sempre così non mi rapiscono e il lobo mi resta intonso che tra l’altro mi piace molto il mio lobo e pure mi piace il mio polso. E luisi spiegava l’amore e pensavo a quel bambino alto che mi voleva e io non volli e gli dissi restiamo amici e anzi non glielo dissi ignorai la crocetta e andavo a casa sua mi piaceva casa sua perché era vicina a casa mia e io mi annoio a camminare molto odio i lunghi tragitti tranne se in macchina con qualcuno che mi regge la carta igienica e a cui non importa se era un falso allarme tranne se in macchina con qualcuno che va bene i tuoi falsi allarmi non pregiudicano la mia mole per te forse volevi dire amore sì volevo dire amore non fare la puntigliosa.la-mole E luisi era basso e tarchiato e puzzava di cuoio capelluto e ascelle e sapienza e mi scusi se non l’ascolto mentre parla de la more ma non riesco a non pensare a quella volta che credevo fosse amore invece era la mole e non hai sentito bene hai scritto male adesso cancella se hai il coraggio non ho il coraggio l’ho usato tutto per sconfiggere saddam hussein e proteggermi il lobo che non è facile proteggersi il lobo mentre saddam hussein minaccia di rubare i papà di tutti per mandarli a fare la guerra e non è facile proteggersi il lobo mentre saddam hussein ruba i papà e chiudere il lucchetto del diario segreto semichiuso così qualcuno legge ste paure e m’aiuta a mantenermi i lobi e a chiedere gentilmente a saddam hussein se tipo saddam non è che mio padre lo esoneri da sta guerra perché mi deve aiutare a mantenermi i lobi. Ah ochei bambina facciamo che tuo padre è esonerato e ti regalo pure un para lobi in acciaio inox del kuwait. Grazie saddam non sei cattivo come credevo. Ora posso tornare a pensare alla mole cioè all’amore e a tutte le volte che non mi hai mantenuto la carta igienica e m’hai detto se vuoi mantienila tu io ho le mani impegnate a inbianchennerirti i pensieri.

non c’entra niente il ragazzo colla nonna in braccio quello della foto che tutti a dire madonna che tenerezza madonna che commozione e neppure c’entra saverxx tommxxx quello che dice sempre cose tenere e buone e tutti a dire madonna che bravo saverxx tommxxx che cose buone e tenere che dice. c’entra la bellina col pane col sugo che nacque oggi di tantissimi anni fa talmente tanti che forse stavano i sesterzi.

C’era una bellina ch’era nata proprio oggi tredici ottobre e poi non ci fu più però rimase come tutti quelli che prima ci sono e poi non più ma rimangono. nonRimase nel pane col sugo a ustionarmi il palato. Rimase nei carciofi ripieni nel ripieno morbido e panoso. Rimase nei rossetti quelli piccoli degli anni ottanta novanta col sotto nero e il copri rossetto trasparente, rimase nei rossetti piccoli che la dovevi costringere colla forza a metterli e io li volevo un sacco quei rossetti piccoli sicuramente d’una qualche sottomarca degli anni ottanta novanta e io però li volevo. Rimase nella pasta col tonno in bianco o col pomodoro come la preferisci la preferisco in bianco ah ochei allora la facciamo col pomodoro. ah. Rimase nel pomodoro coll’aglio il soffritto il profumo per la casa se non ti scoccia mentre tu esisti ancora io guardo un po’ di vecchie foto di quando non esistevo ed esistevano tante persone che non esistono più ma son rimaste in quelle vecchie foto a cantare nelle band in bianco e nero, a fare il militare in bianco e verdone, a sposarsi con mogli capellute vestite come le protagoniste dei films di gianni morandi o di albano e romina, a nascere in bianche tutine coi pizzi. se non ti scoccia mi seggo alla tua macchina da cucire e mi metto i ditali per cucire non so cucire ma i ditali sono belli e ce n’è uno che mi piace più degli altri e mi dici ti insegno a cucire no non mi va ti insegno a fare le orecchiette piccole come le faccio io no non mi va. Rimase in tutte le volte che ho detto no non mi va e poi mi son pentita col ditale al dito e il matterello o mattarello di farina che non sapevo che farmene che non m’andava e mò mi va. rimase nelle braccia morbide e sgonfie e in quell’odore di pelle e sapone acqua e sapone i soldi nel reggipetto in un sacchetto di cotone tieni 10 mila lire e comprati quello che vuoi dal sacchetto di cotone profumato di pelle e sapone acqua e sapone e le calze color carne e i capelli corti la lacca com’era bella la bellina ch’era nata proprio oggi.

di quella sera che ti stringevo così forte che mi venne dolore all’ossicino del polso tipo tendinite e non sapevo se guardare il telefilm o te e nel dubbio mi misi in obliquo per vedere tutteddue.

Le unghie dei piedi spittate color rosa unghie di bambino color unghie. Me l’ero dipinte quel giorno che dovevi venire a vedermi i piedi e avevi detto che sonofissatocoipiedi e m’ero guardata le unghie spittate color rosa unghie di bambino color unghie e pensai madonna le debbo pittare subito. le copro perché non veda che io la notte mi dondolo quando non riesco a dormire e mangio i taralli nel letto così mi faccio lo scrub colle briciole e perdo i calzini e una volta ho avuto paura di andare a scuola colle ciabatte per colpa del racconto di mia madre che era andata a scuola colle ciabatte. Le unghie dei piedi spittate madonna le pittai subito pensai che tanto non l’avrebbe mai viste spittate non l’avrei mai chiamato per nome e però non mi veniva in mente nessun nome da inventare volevo dire il suo nome e lo dissi che strano che fu. mi dissero che strano che lo chiami per nome lo chiami spittato color rosa unghie di bambino color nome. hioTanto a me non me ne fregava niente di nessuno non c’avevo niente da perdere perché tutti facevano schifo avevano fatto schifo quelli coi nomi propri poi m’avevano proprio fatto male. i maschi di meno, dei maschi potevo fare a meno, le femmine di più quelle coi nomi propri quelle che si sposavano senza di me che mi dicevano mi sposo e tu non vieni o mi dicevano fai schifo e io dicevo sì faccio schifo e poi no, non faccio schifo forse non ci siamo capite forse ci siamo stancate ma io non faccio schifo e forse manco tu e forse tu puoi fare a meno di me come io dei maschi a volte. i maschi quelli coi nomi inventati quelli nella mente quelli che io davo cento e loro a galleggiare appoggiati al salvagente del mio cento e madonna come l’ho gonfiato fortissimo quel salvagente perché non cadessero madonna come l’ho gonfiato fortissimo quell’ego. nel pagliaio poi ci stava l’uomo col nome proprio e dissi madonna debbo pittare le unghie spittate così che non possa vedermi esanime provare a sgonfiare tutti i salvagenti che avevo gonfiato e per questo mò quando faccio le scale a piedi c’ho il fiatone e per questo quando m’ha visto le unghie spittate era finita l’estate avevo smesso di sgonfiare avevo spinto giù dal salvagente tutti quei brutti ceffi che vi s’eran appoggiati e fa niente se affogate scusate ma io non posso mica fare la bagnina vostra e poi troppo tempo in acqua mi vengono le dita della strega tutte aggrinzite anche se io dico aggrenzite ma me lo dava errore.

quando sarò ricca sporcherò le sigarette col rossetto rosso chanel da cento mila euro e poi farò i viaggi e diventerò ventriloqua perché avrò fatto un corso a los angeles con i migliori ventriloqui del pianeta. sottotitolo: quando sarò ricca avrò così tanti maggiordomi che gli investigatori entreranno in crisi.

Allora lista di cose che voglio quando sarò ricca.

Innanzitutto voglio una persona che mi chiuda tutte le finestre del computer che si aprono senza il mio permesso ricordandomi aggiornamenti vari oppure scadenze di licenze oppure altre cose inutili. Poi voglio la lavastoviglie e la lavatrice che asciuga e stira e mette tutto nei cassetti con delle saponette profuma vestiti lavati asciugati e stirati e pure un porta pipì portatile da letto. Voglio anche una persona, non so se la stessa che chiude le finestre del computer o un’altra, che parli al posto mio colle persone con cui non voglio parlare e che in giro per concerti serate locali affollati dica ciao ei come va a me bene e a te ah che bello e dia anche i due baci di saluto al posto mio mentre io sono libera di guardare intorno a me la miseria umana senza distrazioni di socievolezza imposta. Un’altra persona, sia chiaro queste persone verrebbero pagate profumatamente con regolare contratto e contributi versati e ferie e malattie pagate perché sarò così ricca che avrò altre persone ancora che quando quelle sono in ferie o in malattia vengono a fare le supplenti, insomma un’altra persona si occuperà di silenziare per me i gruppi uozzap o rispondere se è importante o avvisarmi se è divertente così rispondo io e poi dovrà pure rispondere alle telefonate dei gestori telefonici leggendo un copione scritto da me in cui spiego ai chiamatori di call center che non ce l’ho con loro e che ho così tanti soldi che potrei essere wind vodafone tim e pure le marche vecchie tipo la blu, ma sono un po’ abitudinaria e autistica e quindi che non si offendano se vaffanculooo non chiamate mai piùùùùù. Ovviamente quando sarò ricca brevetterò un sistema antipolvere e antistarnuti perché finanzierò la ricerca di molti ragazzi neolaureati in materie scientifiche tipo dei geni che se vogliono andare all’estero che vadano pure però lavoreranno per me cercando di brevettare un sistema antipolvere e antistarnuti. In più pagherò quelli che organizzano il guinness dei primati perché lo aboliscano e distruggano tutte le prove esistenti nel mondo che questa iniziativa sia mai esistita di conseguenza nella memoria storica e televisiva non verrà fatto alcun cenno al guinness dei primati e qualora andassimo a gugolare guinness dei primati i risultati sarebbero birra e scimmie. Ah poi pagherei tutte le femmine bone del mondo per stare alla larga dal mio fidanzato ma proprio le pagherei fior di quattrini per stare a fare le femmine bone in altri luoghi del mondo tipo le mando tutte in oceania oppure in transilvania a farsi una bella vacanza lunghissima tanto sono sceme se gli dico guardate che in oceania sta seppellito il segreto per essere belle e sciocche per sempre loro veloce ci cascano e restano là. Forse manco le devo pagare e quei soldi che risparmio, non che avrò bisogno di risparmiare sia chiaro, li userò per pagare una controfigura che fa le foto al posto mio e sorride coi denti in mostra e comprerò delle scarpe da ginnastica nuove questo lo dico solo se dovesse leggere mia madre. e poi pagherò il cielo perché non piova mai o al massimo solo la notte ma mai i pioggioni che ti bagni i jeans e le scarpe le piogge piccole quelle belle per darsi i baci sotto la pioggia cogli uomini della vita oppure quelle piccole che quando piangi ti fanno sentire meno sola anche se quando sarò ricca farò abolire pure le lacrime forse, sono in trattative, pare sia difficile. tipo al massimo dieci lacrime all’anno, di cui cinque per gioia e cinque di tristezza che però come la pioggia la mattina non c’è più.

i maschi in bianco e nero così come le femmine in bianco e nero e poi i maschi e le femmine a colori e non c’entra niente la pubblicità di quella che vuole che domani facciamo i figli a tutti i costi e io non posso domani ho da fare.

i maschi in bianco e nero così come le femmine in bianco e nero e poi i maschi e le femmine a colori. i maschi in bianco e nero dovrebbero fidanzarsi colle femmine in bianco e nero e tendenzialmente è quello che accade e li vedi nei posti e li riconosci subito sì perché sono in bianco e nero, ma anche perché senti improvvisa la voglia di dargli degli schiaffetti in faccia per dire ou riprendetevi oppure di scappare e lavarti gli occhi e il cuore coll’acqua e il sapone per ricolorarteli. i maschi e le femmine in bianco e nero vanno al cinema a vedere il film che altri amici in bianco e nero gli hanno consigliato e non perché vogliono seguire i consigli, ma per poter parlare il sabato sera con quelli amici del film in comune e poi il maschio in bianco e nero parla cogli altri maschi in bianco e nero del fantacalcio e la femmina in bianco e nero colle amiche bicolor del semipermanente nuovo che guarda mi fa certe unghie mi durano un mese e mezzo e non si spezzano manco a lavare i piatti. i maschi e le femmine in bianco e nero il sabato vanno a mangiare una pizza cogli altri amici in bianco e nero e si fanno la foto di gruppo in cui lui bacia lei e lui l’altro bacia lei l’altra per pisciare il territorio su fb e sperare che alla ex di lui, un’altra in bianco e nero attualmente fidanzata con un altro in bianco e nero, venga la bile fortissima e si rovini il suo già rovinatissimo sabato in pizzeria col fidanzato in bianco e nero e gli altri amici in bianco e nero senza foto di gruppo perché i telefoni si sono scaricati a furia di vedere le foto di altre coppie in bianco e nero madonna ma hai visto che si è fatta le mescc arancioni quella lì e sì ho visto e ti dirò non mi dispiacciono cioè sia chiaro sono meglio le tue ah beh puoi dirlo forte che dici mi faccio le mescc arancioni? le coppie in bianco e nero durante la serata l’unico moto d’affetto che hanno avuto è stato quando lei in bianco e nero ha aggiustato il sopracciglio di lui in bianco e nero bisbigliandogli BELLA FIGURA MI FAI FARE IN FOTO COLLE SOPRACCIGLIA SCOMPIGLIATE  e poi l’altro moto di affetto è stato masdurante il selfi il bacio pisciaterritorio. i maschi e le femmine in bianco e nero di solito seguono la moda e la moda che seguono è la moda che seguono gli amici in bianco e nero oppure quelli dei troni di uomini e donne e i capelli sempre stiratissimi le femmine e i maschi col fantasmino nelle scarpe sempre ben nascosto ma un filino si vede sempre. i maschi e le femmine in bianco e nero una volta che avranno finito di raccontarsi i fatti di instagram e di facebook della settimana inizieranno a sbadigliare torneranno a casa e non faranno l’amore non lo fanno da giorni lei ha mal di testa domani mi devo svegliare presto pensi sempre a quello non mi sono depilata ho il ciclo mi sta venendo il ciclo mi sta finendo il ciclo mi verrà prima o poi il ciclo. il ciclo delle femmine in bianco e nero non è in bianco e nero se no sicuro era roba di pronto soccorso. i maschi in bianco e nero sono così costretti a mettere i cuoricini di nascosto alle foto di altre femmine in bianco e nero col terrore di essere scoperti. i maschi e le femmine a colori sono molto belli a volte cattivi altre buoni simpatici o antipatici belli o brutti alcuni con un diario segreto col lucchetto semi rotto al posto del cervello altri con un cervello al posto del cuore ma c’hanno le sfumature e li riconosci in giro perché non sono in bianco e nero e può darsi pure nella migliorissima delle ipotesi che siano del tuo colore preferito.

 

 

 

 

 

 

 

 

rubrica dal titolo recensioni di film che mi vengono in mente ci sono spoiler ma il film è vecchio e si chiama sottotitolato in italiano SE MI LASCI TI CHUNGKING EXPRESS OPPURE SE MI LASCI HONG KONG EXPRESS.

Film di amore ma anche di altre cose che non sono l’amore ma io ci vedo sempre l’amore nelle cose ho una malattia colla quale sono nata non è ambientale è il contrario di ambientale insomma ce l’ho e questa malattia si chiama vedo sempre l’amore nelle cose e in ogni caso questo film di amore è essenzialmente di amore quindi ce l’avete tutti sta malattia forse in gradi diversi ma ce l’avete non mi stressate adesso. Questo film di amore ma anche di altre cose adesso mi è venuto in mente perché stavo lavando i piatti e in questo film non dico che tutto il tempo stanno a lavare i piatti altrimenti avrei detto ch’era un film di camerieri e lavapiatti e casalinghe post pranzo e post cena e post tutte le volte che i piatti si sporcano le casalinghe se le vuoi trovare stanno sempre dopo che si sporca un piatto e lavano pure molto bene io non so lavare come le casalinghe ci provo ma a me vengono sempre opachi i piatti sporchi. In questo film di amore ci sono lui cinese o giapponese non lo so penso più cinese in ogni caso lui fa il poliziotto e la sua ecs fidanzata invece era una hostess dico era anche se lei non è morta ma noi sempre parliamo al passato delle persone del passato che chi ascolta pensa mado però forse è morto e invece no è che siamo cafoni e rancorosi comunque la sua ecs è una hostess e l’ha lasciato e lui si ricorda i momenti belli passati collei. Poi ci sta lei che è pure una giapponese o cinese ma quasi certamente cinese assomiglia un po’ a carmen consoli degli anni novanta versione giapponese o cinese e lavora in un bar un posto cinese dove puoi ordinare delle cose molto unte e oliose tipo le patatine fritte e cibo caratteristico di quei posti. Quei posti è hong kong perché il film è ambientato là e si chiama infatti hong kong express il titolo originale è chungking express in italiano potrebbe esser stato altresì tradotto in se mi lasci i miei stracci piangono la tua assenza. E infatti lui il cinese è triste moltissimo per il lasciamento colla hostess molto bella tra l’altro e quindi tutto piange insieme a lui anche gli stracci e l’orso peluche e ogni oggetto suppellettile della casa. Ma è qui che entra in ballo lei, la cinese che lavora nel luogo unto adibito a vendicibo.chun Lei si innamora di lui perché lui ogni tanto va a comprare il cibo unto dal baretto dove lei lavora e però lui ama un’altra ama ancora la sua ecs, la hostess e allora lei che non l’hanno denunziata giusto perché all’epoca non esisteva o meglio non se ne parlava moltissimo come mò di stalking perché lei proprio le avrebbero dato l’ergastolo serio. Lei entra in casa di lui, un po’ tipo amelie del favoloso mondo, però questo film è antecedente quindi è amelie che ha copiato da lei e dunque entra in casa di lui cinese e gli porta degli stracci nuovi un dentifrizio nuovo un nuovo peluche così lui possa credere al suo ritorno a casa di non essere più triste e magari così innamorarsi di lei cinese. Un giorno lui addirittura la scopre che si è infiltrata in casa sua lei e sta ascoltando lo stereo. Ma lui non si arrabbia tantissimissimo, un poco. Lei sente sempre una canzone e lui un’altra. A loop. Tipo me però io sono antecedente al film quindi è il film che ha copiato da me. Va be un giorno lui e lei si stanno un po’ avvicinando e lei decide di partire vuole fare la hostess tipo ironia della sorte fortissima ma anche film dossier e si scambiano questo tovagliolo di carta e si dicono dai rivediamoci tra un anno qua. E dopo un anno non si incontrano.

alice guarda i gatti, i gatti guardano nel sole e pure nei nostri piatti e noi guardiamo insieme ad alice i gatti l’allergia la fobia ou meh andatevene gatti. sottotitolo: alice tu guarda i gatti che noi guardiamo quei due che non si guardano.

Al piccolo ristorante del porto di croazia stavano alcuni individui di vario genere. Valerio scanu, le spose bambine, gino paoli e altri che non hanno accettato di comparire nella storia e che chiameremo altri individui di vario genere.  Il piccolo ristorante del porto di croazia non era proprio piccolo, anzi era molto grande era più grande il ristorante del porto di croazia. Il porto di croazia non era proprio il porto di croazia, anzi era il porto di una piccola città di croazia che non era manco una città ma un paesino piccolo quasi quanto il porto e meno piccolo del piccolo ristorante del porto di croazia.

Tra i vari alcuni individui di vario genere ci sono lui e lei: gli inutilini.mostrini

Lui guarda il cibo. hanno sbagliato ad ordinare. lei guarda lui che guarda il cibo che hanno sbagliato ad ordinare niente da ridere tutto da ridire lui mangia il suo cibo sbagliato lei guarda il suo uomo sbagliato stretto in una maglietta sportiva da studente universitario buoni voti brutte scelte guardami ogni tanto farabutto nella tua maglietta sportiva da studente universitario alza gli occhi da quel piatto di cibo sbagliato e dimostrami che non ho sbagliato la mia scelta di stare con uno studente universitario buoni voti brutte scelte anche di magliette troppo strette collo alzato testa bassa nel cibo sbagliato ho sbagliato tutto ma sono molto abbronzata e se i nostri amici sono distratti si accorgeranno solo della mia abbronzatura e non mi chiederanno se quella sera al ristorante bello del porto di croazia lui ha guardato me o il cibo e non ci chiederanno se è stato bello o no. Non ho capito la domanda risponderei scusa ma il sole mi ha annebbiato l’udito il cuore me l’aveva già annebbiato lui ma non lo posso dire sorrido nel mio vestito bianco che accentua l’abbronzatura le foto le avete già viste su instagram sorridevamo d’un sorriso social non vi mostrerò le foto che ho cancellato quelle in cui lui guarda nel piatto mentre io guardo la sua maglietta sportiva color madonna che errore madornale sto cibo e sta vacanza e noi il campionato sta per cominciare chissà bolt a quanti mila chilometri orari ha corso e poi diritto privato a settembre sto cibo fa schifo gliel’avevo detto di ordinare la carne mista colle patatine come quella coppia laggiù quelli che ridono fortissimo colla carne mista e le patatine fritte e gli occhi negli occhi che c’avranno mai da ridere nulla da ridire forse ridono di quella coppia mista senza patatine e c’hanno pure ragione.

La festa spagnola. Sottotitolo: il sole giallo della mattina le cose belle non le vedi forse un poco solo se hai gli occhiali da sole, se no, niente; il sole rossiccio della sera le cose brutte non le vedi forse un poco solo se hai gli occhiali da sole, se no, niente.

C’era una ragazza che non le avresti dato due centesimi e poi era cilena e aveva incontrato un ragazzo inglese biondo tipo steve sanders di beverly hills biondo così biondo che sembrava il sole col corpo sotto a me i biondi fanno un po’ paura perché sembrano il sole col corpo sotto e poi lui ha cominciato a parlare colla brasiliana molto bella che sembrava gina di beverly hills con un neo molto bello e la brasiliana si stava annoiando perché quella era casa sua ma la festa non era sua e troppa gente e lei voleva solo mandare i uozzap all’uomo della sua vita che però non c’era forse era partito forse era in brasile forse era a beverly hills a cercare gina di beverly hills ma gina di beverly hills era a barcellona in una casa in un dì di festa a parlare coll’inglese biondo che sembrava il sole col corpo sotto. La ragazza che non le avresti dato un centesimo bruttina cilena  mentre il ragazzo inglese parla con la brasiliana che pensa al fidanzato che non la pensa prende la chitarra e comincia a suonare e cantare e improvvisamente il sole non è più il ragazzo biondo che sembrava il sole col corpo sotto, il sole è lei ma un sole bello, il sole quando sta per addormentarsi ed è rossiccio e monopolizza ogni istante e ogni pezzo di cielo e di terra e i cuori e le teste e pure la ragione.

13932259_10210191963144327_1373520005_oE con la chitarra e la sua voce di sole rossiccio del tramonto comincia a cantare una canzone bellissima e tutti diventano belli e dalla finestra un viale lunghissimo e una statua di non so chi che mi dà le spalle e penso girati statua di non so chi non darmi le spalle ascolta la canzone della ragazza cilena che non le avresti dato un centesimo e quella non era una sigaretta era uno spinello e airbnb è il demonio e un po’ voglio restare per sempre ad ascoltare la ragazza cilena in questa casa di gracia colla statua di non so chi che mi dà le spalle e un po’ voglio tornare a casa mia e ricordarmi per sempre di quella sera che niente andò come doveva andare e la ragazza cilena, please sing for me another time this is the last time that I listen you I vuelvo a bari martes. Ok.

il mio fidanzato è molto bellissimo tipo in una scala da uno a alain delon è alain delon featuring i bellissimi di rete4 con la partecipazione straordinaria di coccolino cristal ball e tutte le cose molto belle annoverabili nel globo.

Il mio fidanzato è molto bellissimo e voi adesso tutti lo vorrete dopo che leggerete quant’è bellissimo il mio fidanzato ma non potrete averlo almeno per il momento perché è mio e forse se riesco a uccidervi tutti sarà sempre mio ma anche senza omicidi NON CI CREDERE GUARDIA CARCERARIA NON SO UCCIDERE NESSUNO è UN MODO DI DIRE.

Il mio fidanzato è molto bellissimo perché ha gli occhi un po’ cinesi e non è cinese e poi se io dico i treni rotti anziché l’incidente ferroviario degli ultimi avvenimenti di attualità lui ride e mi dai i baci non dice non si dice treni rotti si dice incidente ferroviario degli ultimi avvenimenti di attualità.13720671_10210018824335965_891798941_o

Il mio fidanzato è molto bellissimo pure quando dorme all’improvviso lasciandomi come una schifa sola e sveglia e pure quando ha caldo con la temperatura della russia fuori e io accendo il ventilatore e lui sta fresco e io indosso gli abiti della russia tipo il colbacco e quelle cose là e bevo la vodka però nei sogni perché poi mi addormento anch’io. Mica io resto sveglia per sempre. Dormo pure ma sempre dopo di lui perché sono educata e rispetto le persone molto bellissime e le persone molto bellissime di solito bisogna guardarle almeno cinque minuti anche sei mentre dormono per guardare quanto sono bellissime perché non sempre si è fortunati da poter guardare le persone molto bellissime.

Poi il mio fidanzato oltre a molto bellissimo è molto simpaticissimo e tutte le femmine lo vogliono e io a volte mi ingelosisco poi penso e vabe è normale pure io lo vorrei e poi penso pure ah ma io già lo voglio e lui mi fa ridere pure se si sporca di olio la maglietta e dice grazie e prego e volentieri e fra poco pure forse egregia e illustrissima e mi darà dell’essa.

Non lo so. So solo che il mio fidanzato è molto bellissimo e mi spiace per voi ma non posso risolvere tutti i problemi vostri e poi non ho tempo debbo pensare a quant’è bellissimo il mio fidanzato quando diciamo che la terra è piatta e il corpo umano dei bambini africani è pieno solo di cuore e senza apparato digerente perché a loro tanto non gli serve.

avrò unghie fotogeniche che direte ma guarda che unghie fotogeniche quella lì e io dirò ma avete visto che unghie fotogeniche e voi direte ma certo te lo abbiamo appena detto e così per sempre

Ho deciso che non mi mangio più le unghie e smetto pure di regalare swatch degli anni novanta a ragazzini con completini pantaloncino e maglietta delle marche finte del mercato che mi promettono che mi ameranno per tutta la vita ma solo se gli mando per posta uno swatch degli anni novanta. Non mi mangio più le unghie e ogni volta che mi viene la tentazione penso a quanto sarebbero belle cresciute e collo smalto colorato di vari colori tipo viola e bordò i colori che piacciono a me e poi potrei fare la croce al mio maniduefidanzato sui pomfi di zanzara farabutta e potrei fare una croce su tutte le volte che ho pensato che amare volesse dire tieni tutto quello che ho, lo metto in bustoni neri per i poveri come se non mi servisse più tienilo perché non mi serve più adesso che ho te. Ma è tutto bugia come gli swatch dell’amore eterno e come i baci gusto wurstel. Non mi mangerò più le unghie e occuperò il mio tempo libero estivo a pensare a quanto sarebbero belle cresciute e collo smalto colorato di vari colori e quanto saremmo belli cresciuti a guardarci negli occhi senza occhiali pentapartitici ad offuscare i pensieri e a sporcarli per renderli più fruibili più commerciali.  Colle mie unghie cresciute potrò indicarti senza vergognarmi i punti neri della mia vita come quando quella volta ho pensato di meritare tutti gli schiaffi del mondo perché non ero magra come quella della televisione e perché una volta avevo pensato che il tuo naso da pugile non fosse come me l’ero immaginato e allora dammi tutti gli schiaffi del mondo perché nel bustone nero per i poveri ci stava pure la dignità e l’amor proprio e mi faceva schifo riprendermi quello che t’avevo donato. E colle mie unghie nuove di zecca svuoterò i bustoni neri che ho riempito per te e per te e per te e li riempirò di tutte le bucce d’arancia che ho sbucciato per te e i frullati vegani che t’ho preparato e di tutto il lasonil usato per curarmi le ferite e pure di tutte le volte che non sapevo che ora fosse per colpa tua e dei tuoi swatch d’amore eterno.

è estate ou. non è vero niente. l’estate è transizione è un cerotto resistente all’acqua che non resiste all’acqua. è scritto tutto colla penna papermate quella cancellabile colla gomma sul tappo è tutto un arcobaleno che il tempo di fotografarlo già non c’è più. è estate ou.

non son mai stata molto attenta alle stelle cadenti e poi quando le vedo cadere non c’ho mai un desiderio pronto e degno di cotanta caduta. la notte di san lorenzo si usava negli anni novanta e nei primi duemila. la trovo molto demodè. cade una stella e noi siam contenti ed esprimiamo desideri ma la stella è caduta ou. la stella s’è fatta male e noi lì a gioire yeah la stella è caduta e la mia relazione penosa di amore ne trarrà vantaggio o a settembre troverò un lavoro degno di cotanta pergamena incorniciata dei miei per niente sudati studi. e poi quando cadiamo noi le stelle stanno lì a guardare e ad illuminarci la borsa per cercare i cerotti e la pomata antilivido e il ghiaccio e mica stan lì tra loro a festeggiare e a fare affidamento su di noi. la tua penosa relazione di amore resterà tale finché lo vorrai e a settembre potresti trovare un lavoro degno di cotale pergamena incorniciata dei tuoi probabilmente e non so quanto utilmente sudati studi a prescindere dalla stella che hai visto cadere. e continuerai a cadere e poter contare su gente che ti incerotta per non sentire la tua è statesofferenza. perché quello fa un cerotto e tende a fare un amico t’incerotta la sofferenza. la sofferenza tua io non posso conoscerla, tu non puoi la mia. la mia profuma di tutte le stelle che ho guardato io, la tua di tutte quelle che hai sperato cadessero. i cerotti anche quelli che spacciano per resistenti all’acqua al contatto con questa si staccheranno e resterà una ferita umidiccia che guarderai collo schifo e dalla quale scanserai gli occhi. là dove c’era un cerotto ora c’è una città di ferite umidicce di tristi non detti o semidetti per paura che siano soffocati da altri milleseicento cerotti umidificaferite. più che sperare in un livido irreversibile d’una stella spiaccicata dovremmo restare col nostro livido e guardarlo da nero diventar grigio e poi giallo e poi scomparire senza cerotti senza antinfiammatorio. è estate ou. non è vero niente. l’estate è transizione è un cerotto resistente all’acqua che non resiste all’acqua è una stuntgirl d’una stella cadente che non farà avverare mai niente mentre la stella vera sta in altissimo nel cielo ad osservare lo spettacolo della sua sosia che s’ammazza per lo spettacolo di te che t’ammazzi d’illusione. è estate ou.

biografia semiautorizzata di una che o c’aveva problemi di memoria o lui era uno schifo di farabutto. sottotitolo dell’autore: credo che lui fosse uno schifo di farabutto e lei senza problemi di memoria. sopratitolo: esperimen-to talmente riuscito male-dizione. vol II.

se mi lasci ti cancello da facebook se mi lasci non valeva la pena se mi lasci mi cancello il tatuaggio di amore che ho fatto per te se mi lasci non vale-ntina si cancchiamerà la tua nuova fidanzata o forse-rena di nome e di fatto sta che c’è un vento assur-do mani credo che non ci vedre-mostrami chi sei perché io ho pau-razza di farabutto mostrami chi sei perché io non ho capi-tomboli infini-ti dico che quella cosa è successa non me la sono inventa-tant’è vero che m’ero fatta il tatuaggio di amore per te mpi altri tem-piccola stupi-dammi una ragione per creder-ti avevo detto di non giuocare coi miei sentimenti o forse non l’avevo det-togliti davanti se devi giuoca-respiro come ti insegnano a fare nelle discipline orien-tali e quali a te tutti gli altri menti dimmi che non avevo capito niente. 

quand’è stata l’ultima volta che hai tagliato le unghie dei piedi, comode portatrici dello sporco che porti con te impunito? vol.II

ho tanti amici che si innamorano di altri dello stesso sesso loro e che fanno l’amore, se fortunati, con altri dello stesso sesso loro. Uguali a noi giuro, non cambia niente. si innamorano e soffrono si innamorano e non soffrono perché ricambiati, pubblicano su facebook canzoni col messaggio subliminale, vengono miseramente visualizzati alle e ricevono dichiarazioni di amore e regali e programmano le vacanze estive col loro fidanzato bellissimo. praticamente come noi. assurdo. Fanno la cacca puzzolente come la nostra e si scaccolano in macchina o in metro o nel bagno la mattina davanti allo specchio proprio uguale uguale a come facciamo noi e poi fanno pure le parole crociate chi bene chi male e pure non fanno le parole crociate. Hanno sonno dopo pranzo e riposano colla bava sul cuscino oppure non hanno sonno e non riposano e oppure hanno sonno dopo pranzo e vorrebbero un sacco riposare colla bava sul cuscino ma non possono perché debbono lavorare. Ou, proprio uguale uguale a noi. Aspe che mica ho finito. La mattina si svegliano e fanno colazione e come noi, ma proprio ugualissimo, si abbioccano davanti alla tazzina del caffè a sforzarsi di ricordare il sogno della notte prima oppure si abbioccano sulla home di facebook e scorrono scorrono sbadigliando e il caffè si raffredda è tardi devo andare a lavorare, ou e lavorano proprio come lavoriamo noi. Assurdo. E si ammalano, e gli viene l’influenza il raffreddore la diarrea l’otite non ci crederete ou ma gli viene e si curano cogli stessi farmaci nostri, pazzesco. Addirittura muoiono, di morte naturale, nel sonno, di incidente, di terrorismo, di omicidio, di vecchiaia, muoiono. assurdo che muoiano proprio come noi. Siamo troppo simili è pazzesco. e Siamo fatti tutti della stessa miserabile sostanza, e se lo so io che non so niente delle materie scientifiche.GHEIA

credevo fosse amore invece erano paola barale e gianni sterco.

facciamo il gioco di conta le volte che non ci hai creduto dividile per le volte che non ci hai creduto e poi facciamo un altro gioco, il gioco di conta le volte che hai pensato fosse amore invece era un catetere blocca sentimenti filtro onnipotente di quello che non potevi essere e dividile per tutte le volte che hai pensato fosse un catetere invece era un cateterespoglia. il risultato è un numero che non esiste un numero scritto a matita e la gomma sblocca sentimenti sta nell’astuccio quello profumato di matite colorate quello sempre incasinato con gli elastici strappati quello troppo pieno o troppo vuoto colla penna che si apre e perde inchiostro e svuotata giace per settimane a sporcare tutte le volte che senza filtro come le nazionali senza filtro ma più leggere che non fanno male in gola tutte le volte che un essere umano t’ha voluto bene. facciamo il gioco di prova ad usare le mani sporche d’inchiostro vedi funzionano? funzionano. sono macchiate ma funzionano e all’inizio starai sempre a guardare quelle macchie come i capelli nuovi di un’amica a cui non riesci a dire che i capelli vecchi erano più belli non erano più belli erano i capelli che conoscevi e l’occhio non si vuole sforzare e quelle macchie non le vedrai più come i nei del cielo quelli gialli che stanno a guardarci sperando che torneremo a guardarli come facevamo una volta ma stanno e noi non li guardiamo più guardiamo le macchie che m’hai fatto quando m’hai detto che volevi amarne centocinquanta oltre me quando m’hai detto che ero la persona più brutta che avessi mai conosciuto quando non mi hai invitato al tuo matrimonio e quando ti sei scordata degli asciugamani a mare il mio sempre il più sporco la sabbia solo sul mio e quando mi hai detto abiti troppo lontano e poi ti sei fidanzato con una che abitava più lontano di me. le macchie mica sono mie, me l’hai dipinte tu eppure bene che sembrano quadri belli che però comunque a me non piacciono i quadri mi fanno schifo non li capisco mi annoio voglio subito andare fuori a fumare e dire i fatti ma sembrano quadri belli e allora vado fuori a fumare e dire i fatti di quando giocammo al gioco di prendi tutte le volte che m’hai fatto male dividile per tutte le volte che m’hai fatto male e facciamo un altro gioco di quelli belli senza barare.

e l’ostia mi fa schifo e poi in inverno fa freddo per sposarsi in estate fa caldo in primavera non sai cosa metterti in autunno pure e le stagioni quelle sono.

del catechismo non ho alcun ricordo tranne che non ci volevo andare e l’aria fredda e cimiteriale della stanzetta della chiesa adibita a stanzetta del catechismo. potrei aver subito bullismo al catechismo ma non me lo ricordo perché non ho ricordi del catechismo tranne che non ci volevo andare e le ragazze più grandi di me che sembravano volerci molto andare e si fidanzavano coi catechisti maschi grandi e diventavano poi a loro volta catechiste. negli anni ottanta andare al catechismo si usava anche in famiglie non cattoliche come la mia si usava come fare i punti della mulino bianco e del latte silac e della pasta divella e come gli scontrini che si raccoglievano per comprare sedie a rotelle ai bisognosi di sedie a rotelle. si usava pure apostrofare i bambini ghei come mezza femmina e scansarli e dire quello è mezzafemmina e poi manco ridere ma proprio stare spaventati. ci si spaventava facilmente a quei tempi i tempi del telefono col filo e i gettoni e la cabina telefonica sotto casa mia e una via semivuota piena del minimo indispensabile per non spaventarsi troppo. il filo più di così non si può allungare. lo zaino dell’invicta il libro di musica la diamonica colla saliva il flauto verde coi disegni disegnati col pennarello i cuori i nomi dei fidanzati immaginari le telefonate anonime ti amo e chiudo e sei troppo piccola per me e ma ti sei visto quanti brufoli c’hai non sei mica come mark dei take that il poster nell’armadio i take that si sono sciolti a piangere fortissimo colle lacrime finte a bagnare cioè. scrivevo poesie colle rime cuore amore e su quaderni a quadretti io odio i quaderni a quadretti per quello quelle poesie erano brutte che manco cioè le avrebbe mai pubblicate una volta ho detto che me l’avevano pubblicate su cioè e che m’avevano chiesto di tenere una rubrica fissa per dare sconsigli. una volta ho messo la saliva sugli occhi per fingere di piangere per amore per un fidanzato che mi ero inventata. dopo la cresima finalmente il catechismo era finito e ho pensato mò che non ci devo andare più quasi quasi ci vado chissà mi fidanzo con un catechista maschio grande e divento catechista a mia volta e mi bagno gli occhi coll’acqua santa fingendo di piangere per un catechista maschio grande. poi c’avevo troppo da fare le telefonate anonime ai maschi non catechisti per andarci e non ci sono andata più e l’ostia me la facevo dare in mano e poi la buttavo o la mettevo in tasca. il filo più di così non si può allungare.

borin

titolo Haiku dal titolo: la prima volta della mia vita che usai una gruccia. Povera gruccia sola Non t’usai mai E poi T’usai Tu sai Che pioverà. sottotitolo: fondamentalmente sono arrabbiata perché wilma goich per gli amici guglielmina non mi accetta l’amicizia su feisbuc.

i piedi colle unghie col french. i piedi colle unghie smaltate di rosa confetto o rosa antico o color albicocca. i piedi brutti. i piedi delle persone brutte. le persone brutte non di faccia capanon di corpo le persone brutte quelle brutte come le pozzanghere marroni colla melma dentro come la cacca schiacciata di cane di cavallo se sei sfortunato o vivi in una stalla e come le bugie o i tirchi. i piedi stretti in scarpe coll’alluce che si intravede meglio le ciabatte del mare quelle degli anni ottanta quelle a righini col sottofondo delle canzoni dei righeira col sottofondo dei semi dell’anguria scivolosi nelle dita senza unghie senza smalto senza aspettative se non quelle di afferrare semi di anguria scivolosi e poi brindare coll’acqua salata a tutti i baci da adulti che ci scambieremo. come quella volta che mi spaccai la bocca sbattendo al bidet e il sangue rosso non come l’anguria scivoloso non come i semi dell’anguria non avrò più la bocca non ci saranno baci da adulti solo ciabatte da ospedale calde e puzzolenti per nascondere piedi belli carini a panzerotto piedi di persona senza bocca e senza baci. sposta quei piedi brutti dal mio sguardo non voglio sporcarmi le iridi con tutto quello schifo e prova a dire una cosa che t’appartenga se non ci riesci fa un disegno se non lo sai fare mimala se non sai mimare allora torna indietro e prova ad afferrare i semi di anguria scivolosi delle tue estati da bambino e ci troverai qualcosa di vero ma tuo, ti passo l’acetone nel frattempo così ti togli quello schifo di smalto rosa confetto o rosa antico o color albicocca dalle unghie e dalla testa e mi dici una cosa che t’appartenga. come quella volta che m’ero distratta un attimo e avevo dimenticato sul fuoco il pentolino col mio amor proprio, non che di solito stia lì a badare che non si bruci, ma proprio ero distratta più delle altre volte, me n’ero totalmente
dimenticata, rapita com’ero stata dalle mani abili e vigliacche d’un tentatore travestitosi per l’occasione da mipiacetuttoditetrannete. e ho trovato il mio amor proprio carta straccia ma proprio andato preso e accartocciato. ho preso ettolitri di freddo aspettando che ‘l tentatore colle mani abili e vigliacche si togliesse la maschera color cacca di cane che credevo indossasse. e non se l’è mai tolta. non era una maschera. ho preso ettolitri di freddo aspettando che dal letame nascono i fiori gusto letame non ci credete a quelli cogli occhiali finti non ci credete a quelli che dicono no grazie come se avessi accettato non ci credete basta guardare nel carrello della spesa di un farabutto per capire se è farabutto. e a quelli senza l’ironia a quelli non solo non dovete credere, ma proprio evitate i loro sguardi vi congeleranno in un attimo che poi se passa l’angioletto vi rimane il cuore storto e congelato per sempre. manco e soprattutto dovete credere a quelli con cui non canti stonata e ti vergogni e allora zitta ascolti e aspetti che quella maschera non era una maschera era letame puro mado che puzza di piedi colle unghie col french che puzza di piedi brutti che puzza di persone brutte.

il gioco quello delle mani d’acciaio che pescano oggetti regalo, il gioco quello che non pesca mai niente e quando pesca, pesca male e se quando pesca, pesca bene allora mantieniamo insieme le mani d’acciaio ‘ché la neve d’estate era bugia era gigi d’alessio era un ossimoro. sottotitolo: il titolo se ci metti una erre scoppia o potrebbe. vol. II

hanno spaccato il vetro della palla di vetro colla neve la neve tutta dappertutto in faccia negli occhi nel cuore il macello non si vede niente si vede solo la neve ma sotto la neve ci sono io un po’ sporca di neve ma sempre io mica sono diventata neve sono sempre io devi solo avere un attimo il coraggio di spolverare la neve collo swiffer quello un po’ più costoso quello che spolvera pure la neve lo swiffer che pure in estate spolvera la neve. hanno NEVEspaccato il vetro e in fondo i vetri della palla di vetro tutti sparsi per terra non ho una scopa per i vetri non ho mai saputo usare la scopa ho deciso che da oggi divento d’una simpatia spicciola e dico veramente e verafragola ho deciso che divento martufello ho deciso che gino bramieri avrà il suo erede in me e non lo deluderò ho deciso che mangerò tutte le cose che non ho mangiato mai ma sotto la neve di martufello e gino bramieri ci sono sempre io che se m’hai voluto bene devi volermene con un po’ di scopa in più con uno swiffer più tecnologico per aiutarmi a spazzare pezzi di vetro che io non so spazzare via perché ho il polso indebolito ma sto bene sto bene se tu stai bene. e in fondo non ti costringe nessuno a spazzare con me questi pezzi di vetro perché sono miei perché magari c’hai i piedi scalzi e più sensibili dei miei e vorrei solo che mantenessimo insieme sta scopa e a ridere dei vetri della neve e dei vetri c’ho i cerotti grossi di ikea coi gufi di quando mi faccio male per aprire contenitori che s’aprono colle unghie da soli si va solo alle crociere per singol e io non voglio. alle crociere per singol voglio andare per sfottere quelli che vanno alle crociere per singol.

la verità è che la verità non mi piace abbastanza. sottotitolo: quei gran scrocconi di babbo natale & la befana

evriting

babbo natale non portava i doni ‘ché li andavano a comprare i miei da un negozio che si chiamava pistolato ma veniva a casa mia di nascosto la notte prima che i miei impacchettassero i doni a bersi il vino di mio padre e mangiare qualche avanzo. non mi svegliai mai per controllare. la verità non m’è mai piaciuta. la verità puzza di garofano andato a male e di ascella putrida di vecchia signora. la questione befanica m’è interessata sempre poco: la vecchia signora con ascella putrida e naso di pippo franco, scroccona come babbo natale, veniva di notte sempre colle chiavi magiche e beveva il vino di mio padre, mangiava qualche avanzo e dessertava con una fetta di pandoro dezuccheroavelizzato dal sudore della busta. i dolci venivano comprati senza troppi sotterfugi da marnaridd e le calze erano quelle dell’anno prima anni ottanta novanta pacchiane che mio fratello ad oggi definirebbe glamour. non mi svegliai mai per controllare. la verità non m’è mai piaciuta. puzza di portoni fognosi di via brigata regina. poi c’era la storia che ‘l castello svevo era la residenza di lady oscar oltre che set del cartone animato. non andai mai a controllare. l’eventualità di trovarmi di fronte ad un cartone animato in car(to)ne e ossa m’ha sempre terrorizzato. la verità non m’è mai piaciuta. puzza di purea di fave andata a male. cristina d’avena abitava tra palese e santo spirito; scialpi era un collega di mio padre; il giorno della cresima ti mettono l’olio bollente sulla fronte. le tette non mi sarebbero mai cresciute, la vecchia salumeria di roberto ci sarebbe stata per sempre e pure le rotelle della bici. babbo natale e la befana presumo siano morti perché sono anni che non vengono più a scroccare. le tette mi sono cresciute e roberto della salumeria forse mi preferiva detettuta dato che poi l’ha chiusa la salumeria. la verità non m’è mai piaciuta. puzza di quelli che non hanno mai creduto che il cuore avesse la forma di cuore rosso rosa o fuxia.

Tityre, tu patulae recubans sub tegmine fagi ? no. ah,ochei. ciao.

la felicità degli altri è come il trailer d’un film che non vedrai mai. la felicità degli altri è come il trailer avvincente, un trailer molto triste o molto felice, un trailer che ti vien voglia fortissimo di vedere il film e poi però al trailer successivo stai già pensando che vuoi vedere fortissimo quell’altro film e così via per tutti i trailer del cinema. poi comincia il film. un altro film. il film che hai scelto di andare a vedere, il film che volevi un sacco vedere o che non volevi vedere per niente e però non volevi litigare con chi voleva un sacco vederlo o il film del momento che se non vedi poi di cosa parli in ascensore, alla fila allo sportello. di cosa parli nella pausa sigaretta cogli amici i colleghi la gente. comincia il film e il trailer te lo sei già scordato e forse sei immerso nel film che stai guardando o nei tuoi pensieri se il film non ti piace. o sei immerso ad interpretare se la coppia davanti a te è una coppia o son due amici  e quante volte son già usciti insieme? si baceranno? si stanno per lasciare? lui ha l’alito pulito di non fumatore? lei usa il filo interdentale? e  i pop corn nei denti,  la distrazione e la voglia spasmodica di togliere quel fottuto pezzo di pop corn dai denti e immagini salvifiche del momento in cui quel fottutissimo pezzo di pop corn sarà tra le dita e al novantanove per cento farà una fine digestiva che non si dice e non si pensa ma che si fa e che fanno tutti. la felicità degli altri è come il pezzo di pop corn nel dente dello sconosciuto, colla lingua che batte sul dente dello sconosciuto e le immagini salvifiche del momento in cui quel fottutissimo pezzo di pop corn sarà tra le dita dello sconosciuto e le dita dello sconosciuto come si muovono? cosa hanno toccato prima di quel pezzo di pop corn? si mangia le unghie? le cura? gli piacciono le sue mani? quando accarezza lo fa colla punta delle dita o a palmo pieno? la felicità degli altri non la puoi conoscere, la intravedi, la sbirci curioso e pensi d’aver capito tutto. la fai rientrare nelle settemila categorie strette e coi contorni in grassetto della tua empiricità, ma la felicità degli altri in quelle categorie ci sta stretta o spacca i bordi e straripa e allora chiudiamo gli occhi o cogli asciugamani buoni del corredo proviamo a contenere lo straripamento. le mie strette categorie non debbono essere messe in discussione, metterle in discussione significa mettermi in discussione. la felicità degli altri puoi accarezzarla colla punta delle dita o a palmo pieno, puoi baciarla con un bacio a stampo o colla lingua, ma le papille gustative passeranno ad un altro trailer ad un altro film ad un altro pop corn immezzo ai denti. rientro nella categoria straripante e col grassetto usurato di quelli che non vanno al cinema e che guardano i film sul letto sul divano mai seduti sempre mezzo stesi o stesi. da soli o al massimo con due tre persone che possibilmente non parlino ogni mezzo secondo e non ridano sguaiati e non anticipino i finali gli inizi le scene di mezzo, che non piangano più di me e che non abbiano voglia di parlare dopo il film più dello strettissimo necessario.

tytire

quando due piedi di due portatori di piedi s’incontrano in un letto non è mai per caso e quand’è per caso tutto ciò che seguirà l’evento fortuito non sarà di certo un caso, ma qualcosa accaduto per colpa del caso. sottotitolo: od(io)e a(i)l pistacchio

i pistacchi. mi piacerebbe essere una fanatica di pistacchi. reputo i fanatici di pistacchi molto intelligenti e potenziali uomini della mia vita.

starei ore a guardare un potenziale uomo della mia vita fanatizzarsi coi pistacchi e riempire ciotoline vuote di bucce di pistacchi svuotandone altre man mano sempre meno piene di pistacchi ex intonsi.

starei ore a guardare un fanatico di pistacchi fanatizzandolo ed immaginando il giorno del nostro matrimonio all’altare del comune e poi tornare a casa dal lavoro e portargli una busta colma di pistacchi d’oro e d’argento e dirgli chiudi gli occhi-ochei-adesso aprili-ecco: una busta colma di pistacchi d’amore per te! colla postilla che può pure mangiarli nel letto e fa niente se cade qualche buccia per terra. l’importante è che mi lasci guardare mentre ti fanatizzi coi pistacchi.odepist

i mangiatori di pistacchi sono coraggiosi, impavidi di fronte al rischio d’avventurarsi nel pistacchio andato a male e disgustoso; impavidi di fronte all’eventualità terrorizzante del pistacchio vuoto. i mangiatori di pistacchi c’hanno i pensieri egocentrici e sgranocchiano pistacchi con avidità infantile e compulsiva, ma senza pensare alle conseguenze.

si penserebbe ingenuamente e così dimostrando di non aver compreso la natura strafottente del mangiatore di pistacchi che, entrando in una gelateria,  il mangiatore di pistacchi scelga come gusto da porre su scomodi coni o croccanti coppette al sapore di cono o infantili coppette coi disegni delle barchette, delle ancore e dei fiori, dei soli e dei cuori il gusto pistacchio.

è qui che il mangiatore deluxe di pistacchi potrebbe scioccarci tutti e scegliere un altro gusto sofisticato tipo cioccolato svizzero delle ande oppure bacio di giuda postraffaellita o ancora zuppa inglese featuring pan bagnato, giustificando la scelta apparentemente incoerente ed eccentrica con una infinita e sfinente critica nei confronti della becera mistificazione profaneggiante del pistacchio ad opera dei creatori del gusto pistacchio gelato.

o perché no il pistacchiofilo indefesso potrebbe fotterci tutti e una volta entrato nella gelateria, chiedere al gelataio se può usare il bagno e anche una bottiglietta d’acqua, grazie. sì, liscia e recarsi, sorseggiando la sua acqua liscia a risanar le secchitudini faucali post scorpacciata della sera prima di pistacchi da combattimento seri da bar, in una discheria ad acquistare anacronistici  vinili d’autore d’autori sconosciuti e anche un plettro, grazie. sì, va bene quello marrò. sì, per la mia collezione di plettri da collezione marrò.

è lì che il mangiatore di pistacchi colla sua sporta porta vinili e con in tasca il plettro marrò della collezione di plettri marrò da collezione potrebbe stupirti chiedendoti di accompagnarlo in gelateria dove ordinerà un cono maxi doppia panna gusto puffo.

le fragole non mi piacciono. le fragole s’impongono al palato colla loro artificiosa dolcezza.  le mangio solo inzuppate nello zucchero. le fragole collo zucchero sono dolci, ma l’ho deciso io, non m’è stato imposto nulla

poema rap senza musica e senza virgole e senza punti e senza senso e senza rap e senza poema. sottotitolo:;..,,.;…;..,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,;.

le cose belle, quelle meno belle, le cose brutte, quelle proprio schifose.

le cose belle come le vacanze finte e i venticinque aprile che prendono possesso dei lunedì e trasformano i beneamati martedì in malamati lunedì e il vento forte che non importa stiamo chiusi in casa a preparare colle cozze dei sutè posso contare fino a dieci e so che non ti sarai nascosto perché lo sai che c’ho paura di giocare a nascondino e se ti nascondi lascia scoperti i piedi e farò finta che non t’ho visto non m’importa se perdo m’importa se ti perdi mentre ti nascondi il meglio di me che ho nascosto contando fino a trentaquattro anni fa nascevo coi globuli rossi e quelli bianchi e poi però ho riso così forte che il corpo si muoveva tutto convulso come in un ballo come quando sbatti il succo di frutta prima di berlo e allora i globuli rossi e quelli bianchi si sono mischiati formando i globuli rosa i globuli romantici che ballano i lenti alle feste delle medie quando ci siamo dati mille baci mi sono ricordata delle feste delle medie di quando il cuore ti batte dietro i reggiseni a fiorellini bianchi e celesti. le cose belle come dormire insieme e dire le preghiere per finta prima di addormentarsi per finta e facciamo in silenzio per finta prima che lui ci sgridi per finta e secondo me gesù si diverte se diciamo le preghiere per finta prima di addormentarci per finta in silenzio per finta prima che lui ci sgridi per finta perché gesù si scoccia a rapsentire sempre le preghiere vere dei bigotti col cervello a fiorellini bianchi e celesti e annacquati sutè posso contare fino a dieci e so che non ti sarai nascosto senza lasciare pezzi di pane ch’io possa mangiare lungo il cammino che affannata mi porterà da te l’ho detto che non mi piace giocare a nascondino giochiamo a ridere fortissimo della miseria umana coi globuli rosa romantici ballatori di lenti che ballano meglio di me che non so ballare niente senza sembrare mio padre alle comunioni anni ottanta novanta piede avanti piede indietro braccia tese a penzoloni senza sembrare una che non sa ballare coi capelli di mafalda coi pensieri che vanno a centosettanta allora mi batte l’occhio t’ho pensato un po’ troppo ho riso troppo il cuore delle scuole medie nella testa le canzoni di amore tipo ballate da lento dei rem. le cose meno belle le cose brutte le cose schifose. i piedi per terra appiccicati colla colla siliconata colla colla quella che ridimensiona. mi ridimensiono un attimo. i piedi per terra li schiaccio appiccicati a terra. mi copro gli occhi colle mani faccio ombra a sti colori che sembrano diversi un po’ esageratamente più accesi rispetto agli altri che sembravano accesi ed erano degli sbiaditi pastelli. certi colori dovrebbero essere proibiti.

sull’ irreversibilità del processo di entropia e vendo braccialetti usati come nuovi contattatemi ore pasti. sottotitolo: il destino suona sempre due volte.

i braccialetti di vari colori quelli che se si spezzano il desiderio s’avvera. come quella volta che il braccialetto si spezzò e non ricordavo più il desiderio che avevo espresso e allora pensai quando s’avvera non hai bisogno di ricordare qualcosa che non hai bisogno di desiderare più. fu quella volta presumo a sancire la mia credulonità nei confronti dei braccialetti di vari colori quelli che se si spezzano il desiderio s’avvera.  l’avveratore di desideri, il signor avveratore di desideri o la signora avveratrice di desideri.  francamente credo si tratti più d’una donna che d’un uomo ma perché non me lo vedo un uomo che si mette colla lista di desideri di tutti i piciacchi e le piciacche del globo e i vecciardi e le vecciarde del globo e i medi e le medie del globo a segnarli tutti su una moleskine gigante. poi stanno i desideri dei braccialetti di vari colori quelli che se si spezzano il desiderio s’avvera; i desideri del soffio di candeline e i desideri delle stelle cadenti. queste tre le tipologie di desideri che s’esprimono in momenti ben definiti e ritualizzati, ma poi stanno i desideri che s’esprimono così alla cazzo tipo in una persona iperdesiderante come me mediamente quelle centoquindicimilavolte all’ora.

allora. il signore e la signora avveratori di desideri, ho deciso mò che in due è più semplice e magari le lingue pensieriche che non conosce uno conosce l’altra e magari lei segna e lui coglie o lei coglie e lui segna se è più veloce lui a segnare, passano la loro vita a segnare i desideri nostri comodissimi e passivi esprimitori di desideri. a me non sembra giusto, ma qualcuno doveva pur farlo. come quella volta che ho espresso i desideri così forte  e cogli occhi così chiusi che mi venivano gli occhi cinesi a furia di desiderarli e poi vedevo i nodi dei braccialetti di vari colori che se si spezzano il desiderio s’avvera rinsaldarsi sempre più. a me non sembra giusto, ma a qualcuno debbono pur non avverarsi i desideri.

come quel giorno che mi soffocava il polso a furia di braccialetti di vari colori quelli che se si spezzano il desiderio s’avvera e mi soffocava il cuore a furia di desiderare le indesiderabilità e m’accorsi che c’avevo più braccialetti di vari colori quelli che se si spezzano il desiderio s’avvera d’un venditore al dettaglio di braccialetti di vari colori quei farabutti che non si spezzano mai e dissi toglietemelisubitobasta. non ero arrabbiata quel giorno. tutt’altro. il signor e la signora avveratori di desideri avranno brindato allo sbattone toltogli quel dì e sicuro stanno riservandomi un dono bellissimo d’avveramento di desiderio deritualizzato.

scd

l’amore ai tempi del raider del piedone delle file del tagadà delle schede telefoniche di quando ti ho detto che avevo capito e poi ti ho detto che avevo capito male e avevo finito i gettoni per dirti che la kukident è una fregatura, ma c’ha una campagna pubblicitaria che è nabbbbomba.

bilogia rivisitata in chiave duemilasedici dal titolo: bilogia rivisitata in chiave duemilasedici dal titolo.

tipo le merendine come le vedi alla pubblicità e come ti appaiono davanti agli occhi e ai sensi quando apri la confezione. c’è qualcosa che non va, c’è una discrepanza di quelle che sebbene possa toccare con mano ed esperire coll’occhio non vuoi contraddire. e allora facciamo che l’annullo, sta discrepanza, facciamo che l’annullo e vado avanti lasciando la merendina nella confezione, facciamo che so che c’è, ma non la voglio aprire. so che c’è e la chiudo collo scotch da imballaggio, quello nero, resistente a tutte le volte che vorrò aprirla e scoprirmi ipermetropamente miope alla verità. e la verità è che la verità, da incontrastata campionessa di nascondino agonistico quale è, si apposta dietro watussiche parvenze che t’accolgono confortevoli e ti dimentichi cosa stavi cercando.

mangiare un twix dopo un lavaggio di denti serio con tanto di filo interdentale serio. la metafora dell’inutile ripetersi di gesti deleteri che fanno rima con sai cosa? “è vero che sosstata male, ma almeno so dove ho sbagliato e sicuramente non ripeterò l’errore.”

dieci anni dopo. capello bianco dentiera, lavaggio di dentiera serio con tanto di filo interdentale della kukident, quello per le dentiere e lo stesso inutile gesto deleterio ripetuto che fa rima con sai cosa? “è vero, ho ripetuto la minchiata per la ennesima volta, ma almeno so che come sbaglio io, ou, come recidivamente sbaglio io, ou, non lo so se son la migliore negli sbagli. forse dovrei riprovarci.”

dieci anni dopo. in fila all’inps per la pensione. ah, no, non ne ho diritto, sono una precaria educatoressa senza contratto pensionistico, lascio la fila, guardo i cantieri, mi annoio un po’, guardo un altro veccio e ingobbita e dispensionizzata torno a ripetere l’errore colla dentiera traballante ‘ché il kukident è una fregatura, ma c’ha una campagna pubblicitaria che è nabbbomba, ah dovrei smetterla collo slang da zona franka ateneo okkupato, da acca combattenti politicizzate, dovrei smetterla ora che la dentiera traballa e la pensione mi ride in faccia e all’inps vado a fare na fila che non esiste, nel duemilacinquanta le file si fanno su feisbuc, le file per dire la minchiata del giorno, la carne fa di nuovo bene nel
duemilacinquanta, i vegani sono morti tutti, i crudisti
seccati sotto alberi di frutti che non son caduti come le pensioni che non sono mai arrivate. le file non esistono più, il latte fa bene, ci è cresciuto l’enzima per digerirlo, se allatti fai bene, se non allatti cazzi tuoi, se vaccini, vaccini, se non vaccini, metto la sciarpa a mio figlio stretta al collo così non s’ammala stando col tuo. la carne fa bene, più rossa è più bene fa. erano daltonici quelli che dicevano che faceva male. hanno curato il daltonismo, anche lo scemismo. hanno curato così bene che le file non si fanno più. è rimasto solo il tagadà colle musiche di corona e haddawey e lavarsi i denti che sian denti o dentiere o dentiere traballanti e poi recidivamente mangiare twix che nel frattempo son tornati a chiamarsi raider perché la carne rossa non fa male e manco i nomi poco didascalici fanno male. avviso di chiamata inoltrato, attendere prego. avviso di chiamata inoltrato, attendere prego.

vecci

le cicatrici quelle vere e quelle in senso metaforico – le metafore sono belle come lo zucchero e la pillola va giu.

facciamo un castello di sabbia facciamolo e accertiamoci che nessuno venga dal mare a sputare acqua che possa portarlo via. facciamo un castello di sabbia pure se la sabbia prude e ci infastidisce moltissimo ma facciamolo perché entrambi vogliamo che nessuno venga dal mare a sputare acqua che possa portarlo via. mi sono messa sulla riva distesa a proteggere il castello di sabbia mi sono bagnata di mare caldo fresco e freddo per evitare che qualcuno venisse a portare via quel castello di sabbia. ho tossito fino a vomitare ho rivadiststarnutito fino a fargli dire educati salute e farmi dire educati (coi sorrisi finti) grazie pur di non sciogliere quel castello di sabbia. in quel castello di sabbia colla sabbia spessa e cementosa c’eravamo io e te e tu mi dicevi cogli occhi stanchi e col profumo di tabacco bagnato dall’ umidità barese a forma di spugna color viola chiaro, mi dicevi mi piacciono le tue paure non mi dispiacciono: t’ho creato una fortezza che possa contenerle e mai arginarle che possa contenerle e tu con me insieme andarci a parlare una volta al giorno come i detenuti dentro alle prigioni. alla paura di morire diremo che non abbiam paura di qualcosa che nessuno ha mai descritto e le diremo vattene via paura di morire c’abbiam da vivere ancora. alla paura della solitudine diremo che ci bastiamo e che è una leggenda la paura della solitudine ‘ché non si può aver paura di quello che si è, di quello che si nasce di quello che saremo. nel castello di sabbia che ho costruito per noi la mia solitudine e la tua si completeranno senz’annullarsi, si daranno la mano e camminando nei posti inesplorati dicendosi fatti detti e ridetti, ridendo di risate rise e ri-rise fingendo con amore che i fatti detti e ridetti e le risate già rise siano fatti nuovi di cui ridere cogli occhi semichiusi colle lacrime e le mandibole doloranti. le onde non sono cattive ma s’infrangono inconsapevoli e incontrollate sul castello di sabbia che ho creato per farci vivere la storia di me e di te, che poi è la storia di me e di te che t’infrangi su di me com’un’onda inconsapevole e incontrollata. mi sono messa sulla riva distesa a proteggere il castello di sabbia mi sono messa sulla riva distesa mi sto infastidendo la sabbia prude ma non importa io ci credo ai castelli di sabbia infrangibili.

mi sono messa sulla riva distesa.

cORSI e ricORSI stoici.

che poi non sarebbe mai arrivata e lui lo sapeva benissimo, ma quell’aria di aprile tiepida non gli metteva fretta, anzi. avrebbe potuto aspettare finché i pulitori di strade non gli avessero chiesto di sollevare quei piedi a forma di zampe dall’asfalto e lui avrebbe risposto, col sorriso intiepiditosi per l’attesa, i miei piedi a forma di zampa non toccano l’asfalto e loro avrebbero riso perché lui era in grado di far sorridere di quei sorrisi caldissimi ma non bollenti, quei sorrisi che poi ti restano per almeno cinque minuti dopo insieme all’indolenzimento agli angoli della bocca e insieme alla sensazione di aver vissuto cinque minuti di simil felicità. lui era in grado di far sorridere i pulitori di strade colle loro teste basse e i pantaloni troppo corti o troppo lunghi di taglie sempre sbagliate di altri pulitori di strade che avevan pulito così a fondo da accorgersi che in fondo sotto tutto quello sporco c’è altro sporco quello della coscienza che si riflette sui marciapiedi puliti sull’asfalto d’un nero così pulito da sembrare più bianco del bianco barbadibabbonatale.
lui era in grado di far sorridere chiunque, ma non lei. lei che non sarebbe mai arrivata e quell’aria tiepida di aprile la stessa aria di quando si erano conosciuti sulla stessa panchina dodici mesi prima lei s’era fermata ad allacciarsi le scarpe a forma di zampe scusami aveva biascicato a lui seduto a leggere l’ultimo capitolo di quel libro che proprio non riusciva a digerire e che da quel momento avrebbe amato e lui l’aveva guardata lei che col biglietto del metro in bocca s’allacciava le scarpe. ti reggo il biglietto le aveva detto allacciami le scarpe invece gli aveva risposto ti allaccio le scarpe e avevano riso a stento trattenendosi dall’arrossire a stento trattenendosi dal guardarsi fissi negli occhi per paura che l’uno potesse vedere riflesso negli occhi dell’altro lo sporco di quei pensieri al profumo dei pomeriggi che avrebbero passato ad abbracciarsi colle gambe a forma di gambe di orso intrecciate ad ascoltare il silenzio di beethoven per cortazar e a giocare al gioco di indovina le parole che ti scrivo sulla pelle a forma di pelle di orso indovina le parole che ti scrivo e mangia molliche schiacciate anche se hanno un brutto aspetto anche se son sporche delle mie mani a forma di zampe.  ma lei non sarebbe arrivata e il caldo tiepido di aprile non è come il caldo tiepido d’agosto il caldo tiepido d’aprile sa fare freddo.

Immagini da parte di Lindae Luciani

ma io non ci sto più gridò lo sposo e i pazzi gridarono manco noi ci stiamo più e finì tutto a tarallucci e vincotto e le cartellate senza vincotto come quella volta che volevo darti un bacio di amore e mi cucii la bocca col fil di ferro e poi buttai la chiave.

beibi, quella che nessuno poteva mettere in un angolo, una sera disse a gionni, quello che coniò la frase nessuno può mettere beibi in un angolo, quello bellissimo col culo bello la bocca bella gli occhi belli, l’unico ballerino etero della storia dei ballerini, lui in persona, una sera disse a gionni in quel bungalow arrabattato mmezzo alle colline americane degli anni settantaottanta, disse due punti a capo senza andare veramente a capo dissegli Io, io ho paura di tutto… Di quello che sono, di quello che faccio, di quello che dico e, soprattutto ho paura che se me ne vado da questa stanza non proverò mai più quello che sto provando adesso… adesso che sono qui con te… ovviamente mica beibi se n’è uscita come lo scorreggio a primavera con sta frase e st’ammissione di innamoramento acuto, no. lui, gionni, quello bello che poi nella vita reale è morto d’una bruttissima morte e che ricorderemo sempre anche come un figaccione mascherato da ecs presidente americano che mostra i suoi pettorali fighissimi tra le onde sul surf facendo apparire chiniu rivs un cesso di prim’ordine, gionni le aveva detto tipo in un tono misto d’amore e d’invidia le aveva detto tu, beibi, cessetta col naso aquilino alta un metro e un cece, tu, beibi, che di nome vero fai frensis come la prima donna americana a governare, tu, non hai paura di niente. beibi non se l’è tenuta mica e con un giro di parole che nascondeva chissà che giro di pensieri e chissà ancora che giro di ormoni premestruali ha approfittato d’una bella canzone d’amore di sottofondo e s’è strusciata in un ballo sporco toccandogli le chiappe, da brava paurosa di tutto come s’era professata. beibi, quella che non potremo ricordare se non come beibi che nessuno poteva mettere in un angolo e che quando sorride e quando piange c’ha la stessa faccia, beibi fa un amore bellissimo con gionni, quello che potremo inoltre ricordare come sem il fantasma che si diverte a giocare colle lattine nelle metropolitane americane e a fare zozzerie da vivo e da morto coll’argilla e demi muur con sottofondi musicali di dubbio gusto.beibidue

io ho paura di tutto, non del buio ma della penombra ‘ché nasconde fantasmi di luce simpaticamente scherzanti. dei rumori no, non ho paura, ma del silenzio sì e i suoi rumori sospetti congeniti e i passi di tacchi di donne e le ventose inesistenti su finestre vicine e i ladri che ridono e i maniaci che sospirano. e degli spiriti no, non ho paura,ma ne ho di quelli che saranno spiriti colle brutt’intenzioni e i coltelli veri e le mani che si sporcano e ti sporcano. Ho paura del vento, dei lampi e dei tuoni, della pioggia fortissima, degli incendi e di morire di tumore alla prostata senza avere una prostata. e ho paura che se non ti dico cosa provo per te, mi crescerà la prostata e morirò di tumore alla prostata senza avere una prostata e senza avere te.

che me ne frega se era solo un sogno, mi son portata dietro una lentiggine e me l’attacco nel diario e poi ci scrivo pure accanto una canzone di amore che fa così :do re mi fa sol la sì, ti voglio!

aspe che mi sposto un po’ più vicino così ti vedo bene le lentiggini sul naso e penso un lentigginiattimo a quando una volta me le sono disegnate a carnevale per sembrare una bambina colle lentiggini e poi penso ai tuoi baci gusto lentiggine e poi ti dico che la pioggia è la pipì di gesù oppure è la mamma di gesù che sta scolando la pasta e tu ridi colle lentiggini. mannaggia a quelle lentiggini. vorrei essere annalisa minetti per non averle viste quelle lentiggini ed hai voglia a raccontarmele io avrei santommasamente non creduto all’esistenza di cotanto lentigginume. aspè che mi sposto un po’ più lontano se no t’accorgi che mi sta battendo un poco il cuore come quando quella volta il mio primo bacio dietro quella casa di vacanze di bambina al gusto wurstel arrostito sulla forchetta a
bruciarsi il manico come quella volta in cui pensai che i baci belli avrebbero avuto il sapore di wurstel pensieri non vegani e mi sposto ancora un po’ più vicino perché mi sa che i baci belli hanno il sapore di lentiggine col retrogusto di wurstel annata 1994 mantenutosi bene chi vuole assaggiarlo? ehm, assaggio io però non mi guardare mentre assaggio se no mi viene la couperose di felicità e le guance in fiamme e sulla forchetta a bruciarsi le difese. come quella sera in cui tutto andò come doveva andare e sembrava un film d’amore di quelli senza colpi di scena, solo colpi al cuore ma sparati coi proiettili di ovatta morbida che non fa male, accarezza, fa arrossire. mannaggia a quelle lentiggini.

quand’è stata l’ultima volta che hai tagliato le unghie dei piedi, comode portatrici dello sporco che porti con te impunito? sottotitolo: sottolinea le parole che fanno rima con avverbio di modo ipocrita; sottolinea due volte quelle che fanno rima con avverbio di modo ipocritissimo; cerchia quelle che fanno rima con avverbio di modo. ( nel testo ce ne sono 47976306036060)

gli avverbi di modo hanno il suffisso in -mente e chiediamoci perché. perchémente. bene e male sono gli unici avverbi non ipocriti e non falsati da sto suffisso che ahisé mente, sbugiarda la costante sensazione che ci pervade di dire sempre la verità. quand’è stata l’ultima volta che abbiamo detto la verità? quand’è stata l’ultima volta che non ci siamo nascosti dietro un avverbio? parti invariabili del discorso. cazzate. mente. che fa rima con mente, quella che ci guida, che ci rende esseri razionali, pensanti. cazzate. parti variabili d’un discorso invariabile che mente invariabilmente. mente. quand’è stata l’ultima volta che hai tagliato le unghie dei piedi, comode metaforiche portatrici dello sporco che porti con te impunito? lo sporco avverbiche hai dentro e che se pulisci ti togli il dentro e rimani manichino che cammina colle parvenze d’una mente che s’avverbia e con modo cammina nel globo impunita. cammina impunemente a testa alta senza guardare i piedi che bene o male
sanno la verità. i piedi che come bene e come male la conoscono portatori ultimi dell’ultimo brandello di verità, impuniti e impunenti ospiti accoglienti d’una sputata verità che la testa rifugge, il cuore batte forte e la respinge, le mani tremano, le braccia temono, il petto non sa, lo stomaco espelle, i reni due non son mai abbastanza, sputata verità, uguale a quella che vorresti dire bene o male nel bene e nel male e non mente se la racconti. gli avverbi di modo, ipocrite espressioni convenzionali. bene e male sei tu. invariabile parte del mio discorso. un discorso diretto coi due punti e le virgolette. un discorso diretto coi due punti le virgolette e punto e a capo la principessa coi capelli biondi il bacio del principe dolcemente. quand’è stata l’ultima volta? è stata poche ore fa ed eri principe ed io principessa e al sole i miei capelli bruni sembrano biondi e al sole il tuo cavallo di idee d’amore malsane sembra un cavallo bianco e io sto bene e tu stai bene. quando starò benemente allora ne riparliamo.

è rrore. ho rrore.

in cielo alle due di notte c’è un cielo che sembrano le sette di pomeriggiosera e le stelle tutte allineate in ordine educatamente in attesa di farsi guardare e ammirare ed è la notte giusta per fare cose sbagliate, la notte giusta per dirti che mi dispiace com’è iniziata, in un vuoto a perdere che abbiam consegnato troppo presto e troppo prima rispetto a quando avremmo potuto ritenerlo un vuoto a vincere un pieno a perdere. ma il cielo delle due di notte così celeste da spacciarsi per cielo del pomeriggio che gioca a nascondino colla notte e la notte s’arrende e si colora di celeste giocando a nascondino col cinismo che la contraddistingue, questo cielo delle due di notte celeste cancella cinismo mi porta a pensarti e ad annusare la mia felpa che hai appuzzolito col tuo odore d’errore che sto facendo, quell’errore che ho iniziato a errorare cogli occhi coperti e colle rotelline, colla mano stretta di chi m’accompagnava e non voleva lasciarmi la mano né togliermi le rotelle, quell’errore colla penna rossa a spirito tipo pilot tipo quelle che non si cancellano manco collo sputo della varichina.
ho studiato coi bambini la differenza tra oggettivo e soggettivo, ho capito che oggettivo non esiste, non per noi fallibili. ho pensato che il fallimento non esiste ed è negli occhi di chi vuole vedere l’oggettivo nel fallibile. sono fallibile e l’unica modalità che ha d’esistere l’oggettivo è nell’ammissione di questa mia fallibilità e tanto di cappello alla mia fallibilità e tanto di cappello a quell’errore che sto facendo se è l’errore stesso che mi mantiene in piedi col vento che cerca di spazzarmi via e piegarmi in un cielo così celeste per essere le due di notte, un cielo che ha fallito nel tentativo d’essere cielo delle due di notte e s’è lasciato influenzare da quello che saremmo potuti essere prima
di vuoti a perdere buttati via troppo presto, prima che capissi colla luce di esibizioniste stelle ordinate e guardone che l’errore vero l’avrei fatto evitando la tua puzza di errore sulla mia felpa. e manco la lavo. per oggi.

le ustioni di icaro guarirono in un paio di giorni, solo che faceva comodo raccontare l’accaduto come grave e irreversibile. sottotitolo: icaro se solo avesse usato un solare bilboa.

storia:

io ti voglio bene, tu mi vuoi bene? se tu mi vuoi bene, dimmi che male c’è a far finta che non sia successo niente, a far finta che quello che è successo sia solo un capitolo da raccontare, quel capitolo che t’amareggia e ti fa trasalire e ti manca la saliva e ti manca il controllo sul battito del cuore e ti manca la saliva e bevi acqua placebo mentre io ti voglio bene e tu mi vuoi bene? se tu mi vuoi bene che male c’è a far finta che non sia successo niente. brindiamo insieme con bicchieri stracolmi d’acqua placebo al fatto che io ti voglio bene e tu pure? se tu mi vuoi bene, riempimi il bicchiere e fallo strabordare del bene che mi vuoi e del bene che ti voglio e pure se quel capitolo è stato più lungo del previsto, facciamolo strabordare il previsto perché il previsto è noioso, ma necessario, il previsto è fondamentale nel nostro libro del bene che io ti voglio e tu me ne vuoi? no, perché se tu me ne vuoi giochiamo a far strabordare i bicchieri di acqua placebo e mille oki a disinffiammarci i cuori e l’antibiotico che vuoi darci curerà, ma ci verrà un fastidioso mal di stomaco, una diarrea di inutili e aplacebiche reazioni che c’allontaneranno più di quanto c’abbia allontanato l’amarezza d’esser stati lontani e vicini. stammi lontano se non mi vuoi bene e non t’amareggiare, e sai che ti dico parliamo del mio utero perfetto e di quando quei dottorini rosci di capelli, rosci di lentiggini, di tutto punto camicizzati m’hanno guardato dentro ammirando la perfezione d’un utero perfetto che strabordava il bene che ti voglio e tu me ne vuoi? no, perché io credo che tu me ne voglia e credo che dovresti guardarmi nell’utero del bene che ti voglio e al microscopio superando la barriera di trasalimento d’amarezza, guardare la perfezione del bene che ti voglio e che tu mi vuoi.

icaro

sottostoria:

c’hai i piedi colle dita che sembrano dita di mani e a me piacciono molto. mi sembra un motivo sufficiente per continuare questa storia di amore a senso unico. c’hai pure le mani colle dita che sembrano dita di mani e a me piacciono molto nel loro sembrare le mani belle di quando sul dizionario corredata alla definizione mani belle c’è un’immagine a spiegarla. mi sembra un ulteriore validissimo motivo per portare avanti questa storia di me che mi batte il cuore e di te che non riesco manco ad auscultarlo il cuore tuo, ammesso che ci sia. c’hai poi un dietro lobo che è perfetto e secondo me quando i disegnatori di dietro lobi decidono di disegnare il dietro lobo perfetto allora pensano al tuo dietro lobo e forse poi decidono pure di volerti volere

esperimen-totalmente riuscito ma-ledizione! il sottotito-lo scrivo un’altra volta.

eravamo io e lei, la signora luma-china a guardarla nel suo lento passeggia-respiravo profumo di sfi-daquando camminano lumachinecosì veloci le lumachi-ne (?) poteva sapere qualcosa a riguardo se non un lumachista professioni-sta di fatto che pioveva a dirotto e non potei approfondire l’argo-mento se ometto di raccontare il dialogo a quattr’occhi nella mente avuto colla signora luma-china a guardarla nel suo lento passeggiare le chiedevo curiosa colle gocce di pioggia in bocca (che poi tra l’altro dovrebbe
essere proibito passeggiare sotto la pioggia senza un uomo da baciare colle gocce di pioggia a separar le bocche) signora lumachina perché ti porti appresso casa tua non è un po’ scomo-domando e lei comincia a correre, come corrono le lumachine, a un millimetro all’-ora scappi la domanda non t’aggra-da come m’ha guardato di sottecchi nella mente sotto la sua casa portatile ho capito che aveva da dirmi qualc-osa pure, lumachina. dis-se guardi meglio la lenta delle due sei tu e smettila di piovermi addos-sospetto che quella non sia piog-già. lacri-mento se ometto di raccontarlo.

e-(ssemmes)-se domani e sottolineo domani io non pote-(ssemme)-ssi rivedere te. sottotitolo: m’accontentai (accontento) di quel pog(c)o

e colla costante paura del pogo, rimembrando quel pogo di tanti anni fa, colle lire o cogli euro e le lire mischiati quando facevi la divisione per due per capire il valore dei soldi e capitava che la facessi pure colle ore e allora le tredici erano le sei e mezza di mattina e poi ah no, non si dividono pure le ore, quelle ancora non le valutano. il tempo è invalutabile, valuta e decide e tu zitto e guarda le lancette correre e spartirsi i momenti della tua vita come fossero fonzies appiccicosi sulle dita sui capelli nel cuore. e colla costante paura del pogo, rimembrando quel pogo di tanti anni fa i lividi sulle chiappe le risate come lasonil e passa tutto e ti scrivevo un essemmesse, quando ancora era consueto e si facevano gli squilli per dire ti sto pensando o per dire pensami, e ti scrivevo quando arrivi qui nel pogo vorrei baciarti. e pensavo non scriverò mai più messaggi nel pogo post mille crest, non scriverò mai più essemmesse dopo le dieci di sera. e fu così. perché decisi di optare per i uozzap. e quindi non mi si può dire niente. e coi lividi sulle chiappe e le risate come lasonil e passa tutto, ma non passi tu, non passasti tu, sei passato declinato al presente in mille cinquecento indivisibili persone che non son passate e come lividi sulle chiappe e colle risate troppo smorzate per fungere da lasonil son restate a disegnare strade a senso pogounico con scorciatoie troppo nascoste e impercorribili. e colla costante paura del pogo, mi metto in disparte e mi guardo nel pogo di tanti anni fa colla cinta grigia a stringere jeans troppo larghi a stringere pensieri divisibili come euro quando c’era la lira. quando c’era la lira nel pogo colla costante paura di scivolare sulle birre rovesciate altrui, ti cercavo e non c’eri. quando c’è l’euro nel pogo colla costante paura del pogo per l’altrettanto costante paura di scivolare sugli errori rovesciati miei, ti cerco e non ci sei. sei a fare il pane colla tua donna, sei ad avere mille figli colla tua moglie, sei a cercare di trovare conforto alla tua fidanzata infastidita dal rumore di sottofondo che non le permette di dirti che vuole andare a casa a fare l’amore con te sei solo in una stanza a cercare di risolvere l’eterno dilemma dell’invalutabilità del tempo, solo. tu sali, lui scende, io sulla porta saluto lui, accolgo te, sono l’unica ferma ad osservare il tempo ridermi in faccia e pogarmi addosso spingendomi su pavimenti scivolosi dei miei errori reiteratamente rovesciati. gli unicorni non esistono o se sì, si son fermati ad eboli.

vedi alla voce ripiego. sottotitolo: di quando credevo m’avresti lasciata ‘ché la strada di casa mia era dissestata

barbiecrespo pettina il crespume dei suoi capelli in vestaglia sulla terrazza. quella vestaglia blu coi righini dei bordi rossi che si chiude colla ciappetta cucita a mano, cucita male, col cuoricino che pare na stella cucito a mano, cucito male. barbie opta per una coda alta, fattammano, fatta male, col crespume che vien fuori dalle basette. poi ci stanno le amiche di barbie: barbiecapellolisciofluente, barbiericciomorbido, barbiecastana della famiglia cuore e altre barbie comparse. Pure una coi capelli corti tagliati a mano, tagliati male ed una coll’occhio cancellato colla lacca, per errore. e barbiecrespo e le sue amiche parlano colle braccia rigide dritte alcune, altre colle braccia robotiche ad angolo retto e si dicono i fatti dei maschi e si scambiano i vestiti della cassapanca rosa un po’ disordinata mentre le comparse vestite sempr’uguali affacciate alla barbilov
terrazza guardano le scene succedere. succede che arriva ken ed è uno ed è pure biondo e c’ha sempre sti vestiti da sci, ma a loro piace uguale pure coi vestiti da sci, forse se portasse anche gli sci a loro piacerebbe un po’ meno. barbiecrespo lei sì che porta sempre i suoi sci, e tutti la vedono così com’è col crespume vulnerabile a cuore aperto sempr’infetto. ken coi vestiti da sci, in sottofondo il tifo afono delle barbie comparse, s’avvicina a barbiecrespo, la bacia forte colle k e colle sopracciglia fatte e colla suoneria di vascoschiforossi. eppure lei aveva voglia di vederlo o forse fingeva d’aver voglia di vederlo perché aveva voglia d’aver voglia di vedere qualcuno che non fosse l’unica persona che in realtà aveva voglia di vedere. ken castano della famiglia cuore, quello cogli sci sempr’in vista, quello cogli sci vulnerabili a cuore aperto sempr’infetto. the end. titoli di coda alta. barbiecomparseafoneruggitrici.

ma io non ci sto più gridò lo sposo e i pazzi gridarono manco noi ci stiamo più e finì tutto a tarallucci e vincotto e le cartellate senza vincotto come quella volta che volevo darti un bacio di amore e mi cucii la bocca col fil di ferro e poi buttai la chiave.

beibi, quella che nessuno poteva mettere in un angolo, una sera disse a gionni, quello che coniò la frase nessuno può mettere beibi in un angolo, quello bellissimo col culo bello la bocca bella gli occhi belli, l’unico ballerino etero della storia dei ballerini, lui in persona, una sera disse a gionni in quel bungalow arrabattato mmezzo alle colline americane degli anni settantaottanta, disse due punti a capo senza andare veramente a capo dissegli Io, io ho paura di tutto… Di quello che sono, di quello che faccio, di quello che dico e, soprattutto ho paura che se me ne vado da questa stanza non proverò mai più quello che sto provando adesso… adesso che sono qui con te… ovviamente mica beibi se n’è uscita come lo scorreggio a primavera con sta frase e st’ammissione di innamoramento acuto, no. lui, gionni, quello bello che poi nella vita reale è morto d’una bruttissima morte e che ricorderemo sempre anche come un figaccione mascherato da ecs presidente americano che mostra i suoi pettorali fighissimi tra le onde sul surf facendo apparire chiniu rivs un cesso di prim’ordine, gionni le aveva detto tipo in un tono misto d’amore e d’invidia le aveva detto tu, beibi, cessetta col naso aquilino alta un metro e un cece, tu, beibi, che di nome vero fai frensis come la prima donna americana a governare, tu, non hai paura di niente. beibi non se l’è tenuta mica e con un giro di parole che nascondeva chissà che giro di pensieri e chissà ancora che giro di ormoni premestruali ha approfittato d’una bella canzone d’amore di sottofondo e s’è strusciata in un ballo sporco toccandogli le chiappe, da brava paurosa di tutto come s’era professata. beibi, quella che non potremo ricordare se non come beibi che nessuno poteva mettere in un angolo e che quando sorride e quando piange c’ha la stessa faccia, beibi fa un amore bellissimo con gionni, quello che potremo inoltre ricordare come sem il fantasma che si diverte a giocare colle lattine nelle metropolitane americane e a fare zozzerie da vivo e da morto coll’argilla e demi muur con sottofondi musicali di dubbio gusto.beibidue

io ho paura di tutto, non del buio ma della penombra ‘ché nasconde fantasmi di luce simpaticamente scherzanti. dei rumori no, non ho paura, ma del silenzio sì e i suoi rumori sospetti congeniti e i passi di tacchi di donne e le ventose inesistenti su finestre vicine e i ladri che ridono e i maniaci che sospirano. e degli spiriti no, non ho paura,ma ne ho di quelli che saranno spiriti colle brutt’intenzioni e i coltelli veri e le mani che si sporcano e ti sporcano. Ho paura del vento, dei lampi e dei tuoni, della pioggia fortissima, degli incendi e di morire di tumore alla prostata senza avere una prostata. e ho paura che se non ti dico cosa provo per te, mi crescerà la prostata e morirò di tumore alla prostata senza avere una prostata e senza avere te.

sulla credibilità dei bugiardini hanno scritto dei trattati che in quanto trattati sui bugiardini son stati sbugiardati. nel dubbio, per me tonnarelli cacio e pepe,grazie.

e sai come mi sono sentita dopo che te ne sei andato? come quando l’incenso si spegne innavertito e senza permesso e resta l’odore senza l’essenza. così mi son sentita. come l’incenso che un attimo prima bruciava e soffiavo per spegner l’ardore eccessivo quasi inadeguato e poi si spegneva senza permesso. chiedimi il permesso per spegnerti. chiedimi il permesso per spegnermi. ho provato a pulire i resti dell’incenso e vanno via difficilmente. se soffi, se pulisci colla pezza bagnata e inumidita di settemila pulitori disinfettanti, resta la polvere d’incenso e mi ricorda di come mi son sentita dopo che te ne sei andato. come un incenso finito, come la polvere marrone senza spazzacamini solerti a spazzarla via. spazzacamini mezzo sordi che non sentono il mio urlo bisbigliato e si girano dall’altro lato si grattano l’orecchio come per incdei moschini tediosi solletica cute che ti bisbigliano di grattarti distraendoti dalla richiesta bisbigliata che dovrebbe essere urlata di toglimiti dalla testa, togliti dalla mia testa, non andartene senza permesso, bussa piano. e se non ti rispondo
aspetta che sia pronta ad aprirti la porta e sulla porta dimmi me ne sto andando non m’aspettare e cerca un incenso che duri per sempre un incenso che dovrai spegnere col fiato del mattino pesante col fiato del pomeriggio di denti lavati col fiato della notte di sigarette misto ad amaro marnaridd ma che dovrai spegnere per non consumare e poter riaccendere il mattino dopo coll’alito di te che mi dici che devo spegnerti che devo spegnermi. spegnimi come un incenso dal profumo orribile, rivelati puzzolente di incenso dal profumo orribile. girati dall’altro lato quando cerco di respirarti ancora acceso e sei solo la polvere color polvere che se soffi via ti torna in faccia ti colora la faccia e ho troppi anni per correr dietro alla polvere e ho troppi anni per metterla sott’al letto e pochi per dirti che sei polvere e buttar via accendini per accenderti.

è stato tanto tempo, è stato ora, è stato domani. destati (nel senso di svegliati) (nel senso di imperativo del verbo destare) dal discutibile sogno di settemila notti di mezza fine estate.

il gioco delle sedioline volanti che devi prendere la palla e se la prendi vinci un altro giro e di nuovo le sedioline volanti e devi prendere la palla e se la prendi a vomitare dalle sedioline volanti e vedi tutti dall’alto delle sedioline volanti coi tuoi capelli al vento, capelli discutibili, colla tua gonna al vento, gonna discutibile. mai salire sulle sedioline volanti colle scarpe tipo ciabatta, scarpe tipo ciabatta discutibili. le scarpe tipo ciabatta al vento e sei subito una cenerentola postmoderna senza principe che viene a riportartele, ma coi piedi neri del ritorno a casa scalza tra pop corn e zucchero filato appiccicoso per le strade della festa di paese quella in cui se vuoi, puoi scegliere di giocare al gioco delle sedioline volanti che devi prendere la palla e se la prendi vinci un altro giro e così via per sempre. e dall’alto maedelle sedioline volanti coi miei discussi capelli al vento e la mia altrettanto gonna al vento, alla palla non c’ho mai pensato e guardavo dall’alto tutti i passeggianti. erano i fantasmi del mio discutibile passato al profumo di estate che sta finendo al profumo di tutte le estati che sono state e statevi zitti voglio ascoltarli e se mi sforzo cancello il brusio dei vostri convenevoli da festa di paese e risento discutibili conversazioni lacrimogene. di quella volta che mi hai detto che si stava meglio senza di me, di quando invece m’hai detto vieni via con me e me ne sono andata via con me e di quando t’ho detto adesso basta e non riuscivo a guardarti e l’avambraccio sugli occhi coi pelini delle braccia di rugiada di pianto di adesso basta e non spostare le braccia e i pelini, servono a non mostrarti che t’ho detto adesso basta e volevo dire continuiamo all’infinito. è stato tanto tempo fa, è stato ieri, è stato sempre. e state zitti che voglio sentire l’estate finire nelle sue discutibilissime forme che si  ripetono all’infinito come col gioco delle sedioline volanti che se prendi la palla vinci un altro giro e così per sempre.

fa male la sua laMa lui non l’ama. (lama non l’ama; l’ama non lama; lama non l’ama: lama) vol.II. CORSI E RINCORSI STORICI

peccato perché mi piacevi. e mi piaceva pure quel sorriso a punta e le stranezze che mi raccontavi spacciandole per verità assolute. pure e molto mi piaceva come ho immaginato potesse essere un bambino di me e di te, col tuo sorriso a punta e i miei pensieri al profumo di unicorno. peccato perché mi piaceva quando arrivavi trafelato al mio uscio e senza nemmeno salutarmi entravi e ti guardavi intorno con quel sorriso a punta profumato di incoerenza legittimata e ti permetto tutto. ti permetto tutto, pure di farmi innamorare di te e del tuo sorriso a punta profumato di mela fuji col coltello portato da casa, il coltello, l’unico che taglia. in ogni casa c’è un solo coltello che taglia. gli altri d’abbellimento. è un’usanza molto anni ottantanovanta, ma è vera. è vera come che il tuo sorriso a punta m’ha grattugiato come una mela fuji senza il coltello portato da casa, grattugiato e inerme attendo il cucchiaino che m’userà e ingoierà. non mi va di aver la forza di non esser mela grattugiata. non ho la forza di non essere mela grattugiata. i coltelli d’abbellimento son belli e non tagliano, sfiorano, non ti tange la loro lama, ti accarezza e il giorno dopo nessuna cicatrice, nessuna ferita. mi son scordata di te. peccato perché mi piacevi. e mi piaceva quando colla lama del tuo coltello da casa, quello che taglia, quello che ferisce, mi accarezzavi tagliente lasciando una cicatrice profumata di mela fuji e unicorno.non ti riesco a grattugiare via da me, il mio coltello di plastichina per bambini, il solletico, ti sei scordato di me. il solletico al profumo di pensieri di unicorno. fa male la sua lamaluinonlama.

l'ama

alpi vi ho apprezzato molto perché era estate però in inverno sicuramente cambierò idea. francia sei molto lunga per i miei gusti e hai delle autostrade molto scomode e potresti aumentare l’occupazione giovanile impiegando qualcuno ai distributori di benzina. spagna ti voglio molto bene, le tue autostrade sono simili alle nostre tranne quelle del nord e della liguria e però si mangiano troppi carboidrati e il caffè fa schifo e non voglio ritornare sull’annosa questione del bidet.

C’erano le alpi grandissime e google maps a dire avenue come se fossimo negli stati uniti e c’era l’attentato e tutti a chiedere come stai non tutti, alcuni. gli altri stavano a cambiare la foto profilo coi simboli della spagna oppure a scrivere una cosa di vicinanza alle vittime o di odio agli attentatori oppure semplicemente non gliene fregava niente. alpiC’era la signora francese al ristorante vicino al mare ma non proprio accanto al mare e ci ha dato dei baci quando le abbiamo detto Giosi non ci vedremo più e il marito era in cucina a gridare e noi pensavamo ma roba di pistola o coltello come andrà a finire e c’era chi di noi diceva col coltello chi colla pistola io ho detto pistola ma senza pensarci perché stavo pensando alle persone come Giosi che ti danno i baci quando te ne vai e pure quando resti e che pure se non ti danno i baci quando te ne vai e quando resti sono buone gentili come le alpi grandissime a farci ombra sulla strada come quell’ignorante della signorina di google maps a dirci la strada coll’accento di heather parisi. c’era il mare colle onde di lato e le persone sulla riva a ridere di noi colle onde di lato e la sabbia due chili nel costume. e c’era il sole ma c’erano le persone di amore  grandissime come le alpi d’estate che se hai paura dei fuochi di artificio scappano con te non fa niente se è una sciocchezza scappano nella folla se hai paura del vento rallentano se hai paura degli attentati a barcellona  ti dicono ma a barcellona è impossibile che fanno un attentato e poi vabe succede e ti dicono vabe ma noi stiamo a platja d’aro mica a barcellona a platja d’aro non succede e tu ci credi ancora e vabe mò meno male che i terroristi non vivono in funzione di screditare queste persone e poi gliela fai pesare giusto mezza giornata sta bugiona poi vai avanti e ti fai raccontare un’altra bugia tipo che tu non morirai mai non ci sarà

titolo citazionistico “è tutta invidia.” “polemica sterile.” “pensa di far ridere.” “povera sfigata.” “io questi genitori me li sono guadagnati.” “sono davvero vegana.” “pensa a te e a canarinoleo che dici sempre un fatto.” “quella si pensa che me lo leggo quello schifo di blog.”

Le cose degli anni novanta duemila le discoteche a fare lo stile a bere l’aranciata attenta che ti mettono la droga nel bicchiere va bene sto attenta sto solo dando un’occhiata non ballo come siete belli tutti sudati a ballare il presenzialismo degli anni novanta duemila stasera sta la serata dobbiamo andare il presenzialismo degli anni di mò quarantanni e non mi perdo una serata e il fidanzato nuovo lo devo mostrare a tutti e ma sta la ecs del mio ecs con il suo ecs e ma sta il concerto ma li hai visti mille volte e poi quello non ti stava sulle palle perché ci esci? no io non vengo ho paura che mi mettono la droga nel bicchiere e poi non ballo e puzzate di deodorante neutromed sfumato e il nokia 5110 a giocare a snake tu che record hai fatto io altissimo vediamo il tuo e giudicare il prossimo dal record di snake sotto i 2000 non sei nessuno e non parlarmi nemmeno ci vuole impegno a giocare a snake lo stesso che ci metti a lamentarti di quant’è grande la casa che i tuoi genitori ti hanno regalato e che non riesci a pulirla e la donna delle pulizie che i tuoi genitori ti hanno regalato non ti fidi e poi vuole venire sempre la mattina presto e io la mattina presto devo dormire perché se non dormo più di dodici ore a notte poi non ho la forza di impegnarmi a lamentarmi che quest’estate quasi quasi mi faccio il giro del mondo ma vado a settembre che costa meno ad agosto la casa al mare dei miei madonna quant’è grande speriamo che la donna delle pulizie non venga prima di mezzogiorno e a luglio qualche week end in giro da amici ma quanti amici hai ti chiedo io ne ho che manco una partita a ping pong possiamo fare e tu mi dici almeno quattrocento e dico ma li conosci questi quattrocento amici e dici scusami ma è quasi mezzogiorno devo svegliarmi non posso parlare con te debbo sistemare il passaporto che foto metto del profilo del passaporto madonna non ho comprato abbastanza vestiti che mi fanno sembrare sciattona pancabbestia e povera ah no è che non li trovo la casa è grande. Ma hai qualcosa da stuzzicare ho fame se vuoi ho latte di mandorla delle filippine senza lattosio senza mandorla senza filippine me lo compra mia madre da quel negozietto dove vendono anche questi crackers macrobiotici vuoi questi ah no non posso darteli sono solo millecentottanta e devo conservarli per me perché sono povera sciattona e pancabbestia non si vede abbastanza? No no si vede ah non mi hai sentito eri dall’altro lato dei duecento metri quadri della tua casa. Te lo scrivo sulla lavagnetta appesa al muro posso cancellare ricordarsi di cambiare aifon entro maggio e chiama la tizia dello ioga per pagamento annuale corso e ricordarsi di chiamare papà per soldi per pagamento annuale corso alla tizia dello ioga. Ma stai lavorando? Gestisco la pagina facebook di un amico che gestisce pagine facebook e poi sto portando avanti un progetto di art ffbjdfilmdbjdbufbdsb con l’obiettivo di farci conoscere dal mondo e garantire la fhjdfjkhufev cjd.

ah.

.sciata

ho scritto t’amo sugli scogli. sottotitolo: è bugia scemi sugli scogli non si può scrivere ti amo ma manco altre cose c’avete creduto come gli scemi.

Come quella volta che iniziai una storia con “come quella volta che” e dicevo i profumi delle cose le forme delle cose e mentre li dicevo li sentivo i profumi di quella volta che in automobile pensavo madonna ma questo mi lascia al casello di ventimiglia pure se da ventimiglia non dobbiamo passare e mi abbandona e prima di lasciarmi si prende tutti i soldi pure se i soldi non ce li ho e mi lega ad un guardrail anche se guardrail forse non si scrive così e io piango miseria solitudine e mancanza di orientamento e non avrò il coraggio di dire a nessuno guardate che quello con cui partivo per la croazia sì lo so che non ha senso che m’abbia lasciato a ventimiglia guardate che quello lì quello che dicevo secondo me è l’uomo della mia vita quello lì mi ha abbandonato a ventimiglia venitemi a prendere per cortesia correte ho sbagliato anche stavolta e allora sarei morta a hoscventimiglia colla corsa di ventimiglia che mi sarebbe passata sui piedi e lo smalto schiacciato e i dolori alle dita dei piedi senza manco sapere i nomi delle dita dei piedi e al pronto soccorso di ventimiglia non avrei manco potuto dire il nome del dito dolorante e allora avrebbero pensato ah ma questa è straniera e avrei detto sono di bari e allora avrebbero pensato ah ma questa è straniera e m’avrebbero mandato a lampedusa ma da lampedusa non si passa per andare in croazia come avrei potuto spiegare la cosa ai giornalisti di studio aperto avrei dovuto rapire un gattino e inventarmi una storia strappamutande del gattino che mi rapisce da un automobile diretta in croazia e mi porta sulle spalle a ventimiglia che poi però scopriamo essere lampedusa perché google maps si è impallato perché emozionato per il pelo del gattino molto morbido e per la voglia improvvisa di diventare vegano ciclista e antivaccinista. Come quella volta che non mi hai lasciato a ventimiglia ma semplicemente perché non si passava da ventimiglia e siamo andati in croazia e mi hai detto vado piano e non solo letteralmente con l’automobile che andavi talmente piano che il gattino portandomi sulle spalle saremmo arrivati prima in croazia passando per ventimiglia e lampedusa e mi hai detto vado piano perché non so se voglio amarti perché le femmine sono stronze e bla bla bla cat e allora siamo arrivati in croazia e io ero veloce a farmi la doccia la cacca non puzzava molto non ero di molte pretese mangio poco e puoi mangiare i miei avanzi e in macchina ero di compagnia e cantavo molte canzoni per cui hai deciso che potevi andare più veloce e forse faremo un bambino o una bambina a seconda dei geni che abbiamo hai deciso che potevi andare veloce però solo di amore perché in macchina c’è sempre il gatto che va più veloce però io voglio te e non il gatto che fa prurito e poi non è bello come te.

quand’ero piccola allo zoo safari le scimmie col culo rosso le giraffe nella macchina i lama colla saliva gli gnocchi col sugo al self service gli ippopotami madonna che brutti ma belli e i serpenti e la maestra mi fece scrivere più paginette del nome adriano che scrivevo ardiano e mò già sarei ricoverata nel girone dei disgrafici ma negli anni ottanta non si usava si usava lo zoo safari e gli gnocchi.

sopratesto: non potete vederla ma sul titolo giace una falena morta. rippone falencina, scusa, volevo solo spostarti, eri molto delicata evidentemente, scusa ancora, una e più preci per te.

La lettera del giorno del nostro matrimonio sarà così bella che tutti a piangere e noi a ridere di quelli che piangono che vi piangete stiamo a dire delle cose belle tipo le notti piene di piedini e quelle vuote che sono altrettanto belle anche se brutte perché nelle notti vuote di piedini pensi alle notti piene di piedini e pure al fatto che quando una cosa è vuota è perché prima era piena e quindi come i bicchieri tranne quelli vecchi che tieni chiusi negli armadi delle cose vecchie prima o poi, domani o dopodomani o al massimo dopodopodomani verranno riempiti, riempiti di piedini, riempiti di quante mila canzoni abbiamo inventato, ma belle che al concerto del primo maggio avrebbero smesso di parlare di lavoro le donne la violenza sulle donne i terremoti l’umbria l’abruzzo non so onestamente con quante bi si scriva umbria e il t9 del computer non funziona e google regioni non funziona e i bicchieri vuoti che sono già mezzi pienissimi di noi che ci leggiamo le lettere di matrimonio e ci teniamo le mani se non ci sposiamo siamo dei farabutti che poi non dico mica le cose serie della chiesa e delle fedi che gli anelli poi li perdo e mi mangio lo smalto e qualche giorno morirò di indigestione di smalto speriamo dopo molti anni dal nostro matrimonio che potrebbe essere pure colle fedi di cannuccia o di elastico per eroina di quelli de le luci della centrale elettrica che ho capito che se ti chiami vasco e canti guarda non ci voglio pensare e farei il ratto dei vasco che cantano e poi mi impietosirei e li lascerei andare però mi farei promettere di cantare nella mente meh dai per piacere, vaschi. Ochei, linda. Grazie, vaschi. Eh, già. Siamo soli in un cemento di aghi di siringhe che però prima abbiamo baciato colla lingua di amore sui grattacieli dei vinili che girano del nostro amore e anelli e siringhe, eh, già. Basta vaschi! Ochei, linda. ipp

Mi sono comprata delle scarpe che tu avresti detto madonna che belle ti stanno benissimo tu dici sempre che le cose mi stanno benissimo che a volte ci credo e penso madonna ma vuoi vedere che davvero le cose mi stanno non male e mi son messa la maglietta tua per dormire che non lo so se ti sei accorto che l’hai lasciata qua in mezzo alle buste di nachos chiusi colla molletta e ho capito il regalo che mi devi fare a natale anche se mi sembra presto non il regalo quello non è mai presto ma natale però io decido le date e mi sa che è vero natale è quasi è subito dopo agosto è subito dopo tante notti di piedini.

che poi dicevo pure citriolo, melenzana e paulo bonolis. sottotitolo abusivo per non pagare la tassa dei sottotitoli da leggere a testa in giù col sangue alla testa in giù: coi capelli di fantaghirò e i pensieri conserti.

Esisteva maria delle robbe così la chiamavamo in casa mia e dintorni di Modugno. Maria delle robbe era un negozio in casa abusivissimo ma quando ero piccola io le cose abusive si chiamavano maria delle robbe o la signora che vende in casa e le sigarette a contrabbando il allamm.jpgvigile all’angolo e il tipo delle sigarette all’altro angolo a volte allo stesso angolo e maria delle robbe in casa  a vendere. Maria delle robbe un giorno che forse bisognava un attimo mettersi in regola che i tempi stavano cambiando e sulle sigarette stava scritto monital e a casa mia fumavano le cortina pacco celeste e bianco e le muratti pacco sul bordò e zia maria e zio nicola le multifilter loro sempre le multifilter pure adesso. Maria delle robbe s’aprì un negozio vero colla saracinesca vera coll’insegna vera ed erano i tempi delle insegne al contrario perché se ce l’avevi dritta dovevi pagare la tassa delle insegne e allora io in macchina quando andavamo a Bari a fare la spesa mi mettevo colla testa in giù per guardare le insegne dritte pensavo che bel gioco quello delle insegne al contrario e il sangue alla testa e le canzoni dei bitols e lucio battisti e la gallina coccodè e pure la cassetta colle canzoni anni sessanta e quella canzone che cantava perché l’hai fatto pensavo che tu fossi felice e pure bandiera gialla mi piaceva molto ma soprattutto perché l’hai fatto pure se non la capivo.  E maria delle robbe e le robbe di maria delle robbe e le due figlie molto belle e il marito tonino che un giorno mi chiese quanti anni hai e io ne avevo otto chiari e tondi e gli risposi cinque e mezzo chiaro e tondo e lui annuì e io mi sono vergognata di quelle vergogne che la sento ancora adesso addosso di quelle menzogne così giganti che ti guardano dall’alto colla mano gigante e non parlano col fiato sul collo a ricordarti madonna ma che figura hai fatto. Non ho guardato più tonino come prima e tonino a dirla tutta mi stava pure simpatico dai tempi di maria delle robbe versione abusiva siam andati insieme pure a cala corvino nella stanza di gerry calà col completo nero gonna e felpa di trussardi al veglione i grandi a ballare a dire che buono il cibo e i piccoli a guardare i grandi ballare e dire che buono il cibo e quand’ero piccola pensavo solo che era tempo perso ad aspettare di diventare non piccola e poter ballare e dire quant’è buono il cibo e poi da non piccola non so ballare una volta mi hanno detto che ballo colle braccia troppo larghe e allora per non dar fastidio alla gente non ho ballato più e quando ballo le braccia le tengo ferme come le insegne al contrario non voglio pagare la tassa delle braccia e ballo abusiva in casa da sola.  ho capito che il mio fidanzato era il mio fidanzato preferito del mondo quando ho ballato colle braccia e ho aperto una boutique di ballo davanti a lui coll’insegna dritta vera e lui ha pure detto madonna come balli male bene.

un po’ di fatti sulle femmine e delle femmine. seconda parte del romanzo dal titolo: globuli rosa oppure l’amore ai tempi di chi è quella che ti ha commentato oggi?chi non me ne sono manco accorto. ah ochei quindi il mi piace al commento si è messo da solo? ho un virus di facebook. ah.

Un po’ di altri fatti sulle femmine e delle femmine. Tipo le femmine quando si ingelosiscono senza ragione e le femmine quando si ingelosiscono a ragione. In ambedue i casi le femmine hanno ragione a ingelosirsi perché tu non mi dici le cose belle e poi –ti ho visto che flirtavi con la cassiera del supermercato – ma come non ho flirtato stavo solo chiedendo di ripetermi il conto –see see era una scusa per sentire la sua voce ti ho visto che flirtavi

e allora il maschio si spazientisce e si ammutolisce e allora – ecco non dici niente perché ho ragione e non sai come controbattere. e così per sempre. Le femmine gelose dicono che non sono gelose dicono devi ringraziare che non sono gelosa metti che ero gelosa sono quasi gelosa delle femmine gelose ti meriteresti proprio una femmina gelosa e allora il maschio tace perché il maschio sa che ogni parola detta potrebbe provocare cioè provoca una reazione peggiore e allora tace e ignora però perché il maschio tendenzialmente ignora che quel tacere verrà interpretato come ah ecco vedi taci perché è vero che vorresti una femmina gelosa anzi forse la vuoi e chi è? No, adesso me lo dici. E così per sempre.glo Le femmine gelose featuring facebook del fidanzato. tutti i mi piace  su facebook delle altre femmine  vanno analizzati attentamente: su un bel foglio excel segniamo da una parte i nomi delle femmine e poi la cadenza giornaliera settimanale mensile e annuale del mi piace e ancora le caratteristiche del post mipiacizzato e pure e soprattutto aggiungiamo la postilla commento se ha commentato cosa ha commentato e lui ha messo mi piace al commento e ha risposto al commento e quanto è durata l’interazione post commento. Su un altro foglio excel precedentemente preparato avremo inserito i dati anagrafici e fisici e situazioni sentimentali delle femmine mipiacizzanti distinguendole in femmine che vabe dai questa è fidanzatissima e poi non è il suo tipo – secondo canoni inventati e decisi al momento senza tener conto della realtà e cioè che ai maschi piacciono tendenzialmente tutte le femmine – femmine che dai questa è un’amica me l’ha detto più volte e io mi fido di lui e poi questo foglio excel è solo un passatempo anzi uno strumento di valutazione statistica da far brevettare ed esportare tra le femmine gelose perché io non sono gelosa magari fossi gelosa si meriterebbe proprio una gelosa e poi le femmine allarme rosso quelle bellissime, oggettivamente belle quelle simpatiche che guarda ti sforzi proprio coi denti serrati di non ridere ma rideresti e però proprio non è un tipo di ironia che mi piace o forse non l’ho capita e poi le senza immagine del profilo che vanno costantemente monitorate sperando che si svelino. Stronze mettete l’immagine del profilo per cortesia.

Fine seconda parte del romanzo dal titolo globuli rosa. mi spiace debbo andare a controllare se quella stronza senza foto profilo ha messo la foto profilo. non è per me è per una mia amica. Magari io fossi gelosa. Si meriterebbe proprio una gelosa.

come il succo di frutta senza la frutta come siusi bledi senza il marito di turisti per caso come beibi senza gionni o gieck senza rouse o mia madre senza scolorire le cose o la divisione senza la calcolatrice e altre varie cose che adesso è notte e la notte senza il silenzio non è notte ma è giorno e poi la terra credo sia piatta altrimenti adesso starei scrivendo storto e invece sto scrivendo dritto.

Ho capito come si sente lo iogurt coi pezzi di frutta quando gli togli i pezzi di frutta e pure come si sente il pan carrè che anche se mò non si usa più molto che si usa di più il pan bauletto di banderas però si è usato molto negli anni ottanta novanta insomma ho capito pure come si sente il pan carrè quando gli togli gli angoli marrone chiaro e pure ho capito come si deve sentire l’anguria quando togli i semi neri e li sputi e dici che schifo sti semi a me non piacciono oppure dici li tolgo perché ho paura che mi strozzo coi semi neri e secondo me l’anguria in quei momenti pensa magari ti strozzi coi semi neri. Anguria stai calma. djdjdHo capito che mi ricordo ancora come mi sentivo il pomeriggio della vigilia di natale quando aspettavo coll’ansia bella coll’adrenalina il momento in cui sarebbero arrivati gli zii e i cugini e avrebbe avuto inizio la vigilia di natale e solo fantaghirò coi suoi capelli da paggetto madonna che nervi fantaghirò e i suoi capelli da paggetto riusciva a distrarmi dall’attesa adrenalinica dell’inizio ufficiale della vigilia di natale ho capito che i capelli di fantaghirò mi snervano ancora il pensiero di lei che si fingeva maschio e kim rossi stiuart madonna che bello kim rossi stiuart ho capito che posso sentirmi ancora come il pomeriggio della vigilia di natale mentre aspetto i pezzi di frutta gli angoli marrone chiaro e i semi neri. Non taglierò le tue spine, ma indosserò guanti di ferro per poterle accarezzare e se mi pungerò perché son guanti di seconda mano oppure del discount anche se dubito beh allora mi metterò il cicatrene o il mercuro cromo e poi guarirò e ogni volta che guarderò la cicatrice della spina penserò madonna ma che belle quelle spine ho fatto bene a non tagliarle e  tu non tagliare le mie spine che poi sono morbide sono spine finte sono le spine dei fiori di plastica fanno il solletico e forse la forma può fare un po’ paura ma non fanno male lo giuro su quant’è vero che la prima volta che t’ho visto ho nascosto le forbici dove non avrei potuto vederle.